“Italiani e social media” secondo Blogmeter

 

 

Stefano Minguzzi
 
Dopo la presentazione a Milano, il 16 maggio Blogmeter ha portato alla Camera dei Deputati il rapporto “Italiani e #Social Media“. Il pubblico era ovviamente più istituzionale e interessato agli aspetti politici. I dati mostrati danno uno spaccato della società connessa, del mercato e, anche, di come la politica sta e viene percepita sui social.

Società e mercati

Blogmeter ha intervistato, nell’arco di una settimana, 1500 persone che hanno almeno un profilo social attivo. Da questo spaccato emerge una divisione in due tra chi utilizza i social in modo funzionale (ad esempio: c’è un’emergenza? Vado su #twitter e mi informo) e chi ne fanno un accesso alla cittadinanza (ad esempio: non è possibile avere un figlio alle elementati senza whatsapp).

Come si usano i social? I social funzionali — come Twitter — sono necessario per rispondere a impellenti bisogni di comunicazione e informazione come ad esempio essere informati su cosa sta succedendo sul luogo di un attentanto o come sta andando la puntata di X-Factor o di Montalbano. I social funzionali sono, a mio modo di vedere, perfetti per stare sui social mentre si guarda la tv.

Sui social di cittadinanza invece è possibile essere l’amico, costruire relazioni, dialogare o anche solo costruire l’immagine social di sé che non si riesce a costruire nel mondo reale (perché è una bugia o perché nel mondo reale non si ha più spazi sociali da vivere). Non sorprende che ci si iscriva per passione o interessi, molto meno per utilità.

Non sorprende che lungo questo discrimine Twitter finisca nei funzionali, mentre #Facebook e le app di messaggistica (Whatsapp, Messenger e più distaccata Telegram) tra i social media di cittadinanza. L’uccellino turchese paga l’essere diventato il social di una nicchia (comunicatori, socialmediacosi, giornalisti e politici) e aver perso gran parte del seguito dei teenager.

Andiamo con ordine: i 15–17 usano solo Instagram e YouTube, fino ai 24 anni la TV non esiste come mezzo di informazione. I quotidiani esistono solo per gli over45, ma in seconda posizione rispetto alla TV. E si sta parlando di un campione che segue almeno un social, per cui c’è da aspettarsi che il quadro sia ancora più radicale comprendendo tutta la cittadinanza.

I social più utilizzati — con accessi quotidiani — sono Facebook, YouTube e Instagram, mentre Twitter, Skype e un per me inredibile Google+ solo in caso di eventi o di esigenze puntuali. Instagram è il social dei 15–24enni e viene utilizzato dai “millenial” principalmente per seguire personaggi celebri o i brand. Qui si conferma uno delle grandi illusione dei nostri tempi: i nativi digitali sono più competenti delle precedenti generazioni. Non è vero. I nativi digitali sono un pubblico altrettanto passivo dei loro nonni davanti alla tv, ma lo sono in un campo molto più rischioso perché la tv generalista non ha/aveva gli strumenti di profilazione e di modificare i contenuti alla bisogna. La scelta di Instagram è una conferma: è il social delle immagini, più immediate dei testi, è il social che non consente link all’esterno, che quindi incapsula la navigazione all’interno della bolla. L’interazione massiva su Instagram è ti seguo, cuore, commentino (poco visibile). Per carità si possono fare cose interessanti su Instagram, ma non avendo come obiettivo quello di seguire Belen Rodriguez (prima tra gli influencer).

Se trovo abbastanza sconsolante il panorama dei 15–24enni il discorso — lato Brand — si fa più interessante. Dal punto di un’azienda o di un vip (che poi è la stessa cosa), è impagabile la possibilità di erogare contenuti controllati (immagini ben confezionate come quelle che si realizza per le proprie campagne di comunicazione) ad un pubblico interessato a seguire i tuoi aggiornamenti, senza avere la possibilità di interazioni complesse (ti seguo, cuore, commentino). Meglio della Tv perché Instagram costa poco ed è nello stesso circuito pubblicitario di Facebook (e con le relative chance di profilazione). Inoltre Instagram dà un grande vantaggio a chi spende soldi in pubblicità: offre la possibilità di inserire link all’esterno.

Si conferma anche un altro dato intuitivo: al crescere dell’età cala il numero di social seguiti. Superati i 40 anni cala l’entusiasmo per la novità, si riduce il tempo a disposizione, ma soprattutto si tende a costruire una routine più facile da gestire su un solo social senza dover gestire complicati allineamenti tra cerchie di amici diverse, modalità di scrittura o di interazione differenti etc.

Blogmeter poi va ad individuare il social migliore per i vari scopi incoronando Facebook come re indiscusso. Dietro Instagram, sempre di Facebook. Le uniche testimonianze di un qualche “pluralismo” sono YouTube per informarsi (news e tanto “come fare a…”) e divertimento e poi TripAdvisor e LinkedIn che sono social verticali nel settore dei viaggi e del lavoro.

La credibilità viene allocata da tutti all’interno dei soliti media: quotidiani e tv al top e dietro tutti gli altri. Il problema è che la credibilità non risulta essere un criterio importante per scegliere fonti e social media. Si cerca intrattenimento e non informazione per cui anche sapendo che un quotidiano dà un’informazione più seria, si passa il tempo a leggere Spinoza o Lercio e a condividere notizie curiose. D’altronde una scellerata social media strategy sta portanto i grandi marchi dell’informazione a pubblicare le stesse identiche notizie curiose (il colonnino moroboso di destra) dilapidando tutto il loro patrimonio di credibilità e annullando ulteriormente la distinzione tra media seri e social media.

Non sorprende quindi che la credibilità degli influencer sia bassa anche se va un po’ meglio a musicisti, scrittori e giornalisti (oltre 60%), mentre punisce soprattutto i politici (15%). Ne consegue che il tempo passato a seguire un influencer è massimo per musicisti e personaggi TV. Come già detto prima i 15–24enni seguono molto più degli altri gli influencer tranne che per i personaggi TV (non la guardano d’altronde) e ovviamente i politici che sono gli anti-influencer per definizione.