VIA ALL’OBBLIGO DELLE VACCINAZIONI : IL DOVERE DI FIDARSI DELLA SCIENZA

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Da settembre si cambia, e a scuola si andrà vaccinati. Nel merito, ci sono alcune variazioni da ricordare : a seguito dell’ok al Dl che dopo 18 anni reintroduce l'obbligo del vaccino per l'accesso ai nidi, alle scuole materne e a quelle sino al compimento dei 16 anni, il decreto è stato infatti oggetto di alcune modifiche numeriche. Vediamo quali.

Ridotti i vaccini obbligatori (in origine erano 12, invece ora saranno 10), stabilite eventuali sanzioni a carico dei cittadini inadempienti (di fatto riviste e alleggerite) e “limate” alcune procedure burocratiche relative allo scambio di dati tra istituti e Asl, tali criteri, una volta resi esecutivi, dovranno solo essere applicati. In virtù dell’anno scolastico 2017-2018 che sta per iniziare, i documenti dell’avvenuta vaccinazione andranno presentati entro il 10 settembre per nidi e materne ed entro il 31 ottobre per le il resto delle scuole dell'obbligo. Sarà accettata anche l'autocertificazione con gli attestati sanitari allegati alle pratiche da presentare entro il 10 marzo 2018. Detto questo, c’è ora attesa di capire come reagiranno le famiglie interessate dai provvedimenti e quali tipi di difficoltà incontreranno le istituzioni per far rispettare i vincoli.

Le polemiche feroci che hanno avuto luogo nel corso dell’estate hanno indotto a riflettere, ma soprattutto a pensare che – a fronte di alcune risibili (e talvolta aggressive) posizioni sostenute dai movimenti anti-vaccino – conviene sempre più attenersi ai consigli della medicina piuttosto che cavalcare una protesta a tratti isterica e smontata dai numeri e dai fatti. Come riportano le statistiche, riprese e pubblicate da autorevoli testate, i casi di soggetti danneggiati da vaccinazioni sono largamente inferiori rispetto alla stragrande maggioranza che ne ha invece usufruito e beneficiato. L’A.I.F.A., l'istituzione che autorizza e controlla i farmaci immessi nel mercato in Italia e ne garantisce la sicurezza, riportando i dati relativi all’anno 2016, ha informato che le segnalazioni avverse ai vaccini sono state circa 8.000, con un rapporto di 49 su 100.000 dosi, di cui moltissime dai sintomi non gravi. Cosa importante : i casi denunciati da coloro che si sono considerati danneggiati si sono fondati quasi sempre su semplici sospetti non avallati affatto da controprove scientifiche. Inoltre, nelle situazioni più gravi, le alte autorità sanitarie non solo nazionali sono state indotte ad analizzare singolarmente le patologie e sostenere pubblicamente la “non correlazione dei sintomi accusati con il vaccino somministrato al soggetto”. Altri casi ancora – pochissimi, in verità – sono stati giudicati “non comprovanti del danno arrecato (eventualmente) dal vaccino”.

La medicina italiana (cosa da tener presente) per approfondire le motivazioni della natura dei sintomi ed effettuare le diagnosi caso per caso, si è affidata al supporto delle più moderne tecniche e delle ultime procedure OMS. E’ altresì dovere di cronaca menzionare il fatto che i farmaci messi più in discussione sono stati quelli anti-influenzali di cui hanno disposto per gran parte gli anziani. Probabilmente, a livello di opinione pubblica, in una condizione di tensione generalizzata come quella manifestatasi in questo 2017, l’imperativo dovrebbe essere quello di informarsi e studiare i casi, le statistiche, ancorchè fidarsi del proprio medico e degli scienziati che sostengono in larga parte la assoluta convenienza a vaccinarsi anziché fare il contrario. Sono numeri, non posizioni ideologiche. Tutto qua. Se poi, come una serie di studiosi e opinionisti hanno sostenuto facendo (giustamente) riferimento alla grave situazione dei bambini africani e alla reiterata diffusione di malattie superate da decenni, alla corretta applicazione della medicina vaccinale fossero abbinati una maggior attenzione alle norme igienico-alimentari e sistematici controlli clinici, ne trarrebbe vantaggio tutta la comunità.