ATAC SULL'ORLO DEL FALLIMENTO, RAGGI SEMPRE PIÙ IN CRISI. E IL PD? LASCI PERDERE IL REFERENDUM RADICALE..

Anche il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha firmato a sorpresa - lui, uomo di governo, perciò dotato di poteri e responsabilità superiori a quelli di un normale cittadino - il referendum radicale sulla cosiddetta privatizzazione dei trasporti romani.

Il suo contenuto oggettivo, ha ricordato ieri il consigliere regionale Gian Paolo Manzella (Pd), consiste nell'appello affinché l'amministrazione capitolina, alla scadenza nel 2019 del contratto di servizio, indìca la gara per l'affidamento del trasporto pubblico locale. Questo è ciò che i romani possano attendersi dalla effettuazione della consultazione popolare: un richiamo che abbia valore vincolante perché non siano aggirate le norme collegate al superamento della gestione del servizio, finora in mano all'azienda ex municipalizzata.

Oggi, tuttavia, i problemi dell'Atac sono più gravi ed urgenti. Con le dimissioni del direttore generale si è aperto il vaso di Pandora di tutti i mali del trasporto romano: un parco mezzi vetusto, tariffe e incassi ben lontani dagli standard europei, gravi inefficienze aziendali, con esuberi di personale e sovraccarico di tutele corporative. L'indebitamento sarebbe fuori controllo, ma non era necessario, a ogni buon conto, chiamare da Milano uno stimato manager per esserne informati.

Qual è la risposta a questa ennesima emergenza romana? È prevedibile che la Raggi, dopo aver detto in campagna elettorale che tutti i problemi della Capitale erano fondamentalmente legati alla corruzione, scopra invece che l'opera di moralizzazione, di cui la giunta grillina mena vanto a prescindere da alcuni episodi che pure lasciano sconcertata la pubblica opinione, a un anno dall'insediamento in Campidoglio non ha ridotto di un millimetro i mali della città. Segno che la corruzione c'entra e non c'entra con la pessima amministrazione di Roma, almeno negli ultimi 7-8 anni.

È probabile dunque che il Sindaco alzi la voce per reclamare l'intervento del governo, visto che le risorse destinate annualmente alla Capitale non coprono il fabbisogno per circa 1 miliardo e duecento milioni di euro. A tanto giungono i mancati trasferimenti erariali, come denunciato dalla Raggi in una recente audizione parlamentare, alla quale non ha fatto seguito stranamente alcune reazione politica degna di nota. Battere cassa non è difficile, ma che il governo possa corrispondere facilmente alla richiesta degli amministratori romani è altrettanto difficile.

Se tale è il quadro, il referendum finisce per apparire un diversivo. Non si capisce, allora, perché il Pd debba impegnare la sua forza di principale gruppo consigliare dell'opposizione appoggiando l'iniziativa dei radicali. Meglio sarebbe concentrarsi, pur nell'imminenza delle ferie estive, sul rischio fallimento che grava sulla testa dei lavoratori dell'Atac. Poi, tralasciando la ginnastica referendaria degli eredi di Pannella, servirebbe costruire fin d'ora un ragionamento pubblico sulle implicazioni che la gara da farsi nel 2019 comporta.

A riguardo, Manzella ha svolto sul Corriere della Sera una considerazione molto stringente: "Il nodo non è, ovviamente, la gara in sé, ma i suoi «contenuti», a partire dalle tutele e le prospettive che si vogliono dare ai lavoratori. Sarà questa la sede in cui si dovrà scegliere il livello di servizio che si vuole offrire ai romani; quanto ci si propone di investire su mezzi e infrastrutture; che tipo di integrazione avere con altri mezzi di trasporto sostenibile e con la rete regionale. Questo e molto altro".

Ecco, l'opposizione guidata dal Pd ha il compito di cimentarsi con questa sfida. Non ci si prepara a tornare alla guida della città in altro modo, se non con la meticolosa articolazione di una nuova e credibile piattaforma programmatica. Fare la fila ai banchetti del Partito radicale, sminuendo così anche la propria responsabilità di cardine fondamentale nel governo del Paese, è solo una dimostrazione di debolezza e confusione della leadership del Pd.

Almeno a Roma.