Cantare per non ‘morire dentro’

 

 

Questa volta l’arte ha adempiuto al suo compito più alto: è entrata in punta di piedi in un ambiente difficile, quello del carcere, per incunearsi a sua volta nel cuore dei detenuti, baluardo a volte più coriaceo delle mura di una prigione. Ma la poesia è pane. E il pane sfama. Nutre il cuore. Negli spazi tragici della reclusione le parole e la musica pesano quanto le pietre.

Si può dire che se il carcere è una condizione che da un lato ti costringe all’introspezione, dall’altro  fa sentire il bisogno di non sentirti distaccato da ciò che avviene fuori, di non “morire”  per gli altri pur non potendo partecipare direttamente alla loro vita. E proprio in quegli spazi angusti e soffocanti, la dignità dovrebbe avere la concentrazione più alta che una democrazia sia in grado di esprimere.

La musica è il più bel volo che la libertà possa fare all’interno di una cella e contemporaneamente all’esterno. La poesia è il modo più efficace di creare un senso capace di percepire il carcere, rappresentarlo e portarlo fuori e al tempo stesso portare dentro il mondo di fuori o continuare a comunicare con l’esterno.

Portare l’arte in carcere non è introdurre il narcisismo autoreferenziale tipico di chi ama solo etichettarsi artista, ma al contrario, è mettersi al servizio di chi ha perso la condizione della libertà.

Parole e musica, dunque, per superare le barriere delle carceri e arrivare al grande pubblico per dare voce ai detenuti. È l’obiettivo di ‘Parole liberate: oltre il muro del carcere’, il premio riservato ai poeti della canzone detenuti nelle carceri italiane, promosso dall’omonima associazione in collaborazione con l’assessorato alla Partecipazione del Comune di Milano insieme, tra gli altri, al Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria-Ministero della Giustizia).

I vincitori delle ultime due edizioni, Giuseppe Catalano e Pietro Citterio, sono stati premiati questa mattina dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e le loro poesie diventeranno canzoni grazie alla collaborazione di artisti italiani. Il big della prima edizione 2014/15, che ha visto 58 testi in gara, è stato il cantautore Ron, che ha musicato ‘Clown Fail’ di Cristian Benko in arte Lupetto, allora detenuto presso il carcere di San Vittore. Il big della seconda edizione (2015-2016 con 129 testi in gara) è Virginio Simonelli, già vincitore di Amici nel 2011.

Virginio ha musicato e interpretato la lirica “P.S. Post scriptum” di Giuseppe Catalano, che all’epoca della partecipazione al Premio era detenuto presso il carcere di Opera. La terza edizione 2016/2017 è dedicata alla memoria di Marco Pannella ed è stata vinta da Pietro Citterio, detenuto presso il carcere di Opera, che con “Frammento” ha conquistato la giuria. Qui da una parte “c’è chi sconta una pena e dall’altra chi si fa carico di dare loro nuove opportunità – ha spiegato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala -. A chi ha sbagliato dico che noi ci siamo, perché Milano deve essere città guida da molti punti di vista. È stata tra l’altro la prima città che ha nominato un garante dei detenuti”.