CENTRO SINISTRA, ORA O MAI PIÙ

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Nel suo ultimo intervento in Direzione Nazionale il segretario del Partito democratico ha detto, tra lo stupore quasi generale, che "gli avversari del Pd sono i populisti e la destra e non quelli che stanno alla sinistra del Pd". Apparentemente una frase banale, ma che ha rappresentato la notizia del giorno del Pd renziano. Ma, al di là dei proclami e della stessa tecnicalità della futura legge elettorale - anche se le leggi elettorali, come sappiamo da svariati decenni, non sono mai neutrali, ma perseguono sempre un preciso e dettagliato obiettivo politico - adesso i nodi vengono al pettine. 
 
In discussione, infatti, c'e' la volontà politica, o meno, di ricostruire una coalizione di centro sinistra. In alternativa e come ormai tutti sanno, visto e considerato che lo dicono quasi tutti gli organi di informazione, dar vita ad una 'grande coalizione' dopo il voto in accordo con il principale partito del centro destra, Forza Italia di Silvio Berlusconi. Un progetto politico da tempo caldeggiato dai vertici del Pd ma che, forse, non è ancora così metabolizzato dal corpo elettorale del partito e soprattuto dalla base militante che è rimasta.
 
Dunque, gli avversari non sono alla sinistra del Pd, ma risiedono a destra e nei vari populismi. Ora, però, per dar corpo a quella suggestione serve una precisa volontà politica e, soprattutto, atti concreti che sigillino pubblicamente la ricostruzione di una coalizione di centro sinistra.
Innanzitutto va detto con chiarezza ai propri elettori, al paese e alle altre forze politiche. In secondo luogo, come avveniva per l'Ulivo alla meta' degli anni '90, se ci dovesse essere una legge elettorale che prevede anche una quota di maggioritario, e quindi di collegi uninominali, l'alleanza si deve piantare concretamente in quei territori. Cioè con candidati comuni perché rispondono a programmi comuni. In terzo luogo una alleanza credibile, seria ed affidabile deve rimuovere alla radice quell'armamentario che abbiamo conosciuto e sperimentato sino ad oggi. E cioè, rancori, risentimenti personali, vendette trasversali e vigliaccate varie. Sin quando questi disvalori e questi atteggiamenti avranno il sopravvento, il solo evocare il decollo di una coalizione di centro sinistra suonerebbe quasi blasfemo.
 
Insomma, a 5/6 mesi dalle elezioni politiche è arrivato il momento di mettere le carte in tavola. Il Pd, credo, ha smesso di coltivare - almeno pubblicamente - la singolare tesi dell'autosufficienza politica ed elettorale. Una tesi ridicola se si considera il peso elettorale del partito. E, oltretutto, penalizzante soprattutto in un paese come l'Italia dove, da sempre, la politica è sinonimo di "politica delle alleanze". E, accanto alla rimozione dell'autosufficienza, sarebbe anche alquanto singolare che un partito e una cultura che storicamente si colloca nel centro sinistra, si facesse promotore della grande coalizione. Vale a dire, di un pastrocchio consociativo con il principale partito dello schieramento alternativo. Un modo come un altro per rinnegare quella storia, quella cultura, quei valori e quel programma politico.
 
Ecco perché le recenti dichiarazioni del segretario nazionale del Partito democratico non possono e non devono essere sottovalutate. Perché, se d'ora in poi a quelle dichiarazioni dovesse far seguito lo stillicidio di polemiche e di attacchi politici e personali a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi, non potremmo che arrivare alla conclusione che il Pd percorre un'altra strada rispetto alla ricostruzione di una coalizione di centro sinistra. E, al contempo, lo stesso vale per i partiti e i movimenti che si collocano in questo campo e che dichiarano di voler ridare fiato e speranza ad una prospettiva di un centro sinistra plurale, largo e di governo. Anche su questo versante saranno solo le scelte e i comportamenti concreti a dirci se il progetto e' realmente condiviso o solo annunciato.
 
Per il momento non ci resta che attendere. Ormai è solo più questione di pochissime settimane.