Clelio Darida un Sindaco di Roma da non dimenticare

 

(http://www.abitarearoma.net)

“Clelio Darida, Sindaco di Roma dal 1969 al 1976, è morto giovedì 11 maggio 2017, all’età di 90 anni”.

Questa notizia battuta dalle Agenzie di stampa ha informato della scomparsa di un uomo pubblico, che a molti cittadini di Roma, non più giovanissimi, ha fatto ricordare momenti di storia  amministrativa della Città Eterna e fatti di cronaca che hanno coinvolto l’opinione pubblica del nostro Paese. Occorre rammentare, per capire quel periodo, in cui Darida fu il primo cittadino di Roma, che inizia negli anni ’60, la situazione demografica della città, per attualizzare le grandi difficoltà di quel periodo.

Nel 1961, nel 9° Censimento, gli abitanti risultarono 2.155.093; in quello successivo del 1971, erano passati a 2.739.952 nel comune della Capitale, con un incremento reale, in appena 10 anni, di circa seicentomila cittadini (una città quasi come Palermo; il 27% della popolazione in più). Se consideriamo che la popolazione romana nel 1951, aveva raggiunto il numero di 1.626.793 residenti, in venti anni a Roma vivevano oltre un milione e centomila persone in più (la popolazione di Napoli oggi è di 970 mila abitanti). Questi dati servono a dare un’idea della gravità dei problemi che la città e la sua amministrazione fu chiamata ad affrontare.

Clelio Darida fu eletto Sindaco di Roma, a 42 anni. Romano e cattolico, il 7° Sindaco del dopoguerra, il 30 luglio 1969, era Consigliere Comunale dal giugno 1960 per la Democrazia Cristiana (espressione della corrente fanfaniana nella Capitale). Darida aveva grandi doti di mediazione e di ascolto, necessarie per sopravvivere politicamente in quella fase storica, ove le turbolenze politiche, interne ed esterne, erano sempre in agguato frequentemente. Tuttavia Darida che era un uomo “non dell’apparire ma dell’essere” fu un amministratore concreto e pratico di fronte ai gravissimi problemi della casa, della scuola e del trasporto, accentuati dai fenomeni che i censimenti certificavano sull’aumento abnorme di popolazione.

Fra gli atti amministrativi e programmatori per lo sviluppo della città, occorre richiamare, per verità di cronaca, alcuni particolarmente significativi: l’avvio del decentramento amministrativo comunale, con la nomina dei 240 Consiglieri Circoscrizionali, nelle  di 12 Circoscrizioni create anche sotto la pressione di Associazioni della società civile, molto attive in quel periodo. Non esistevano norme di riferimento nel nostro Paese, e Roma fu l’apripista di questa realtà, che successivamente si estese in molte città italiane. Poi il passaggio a 20 Circoscrizioni e assegnazione di funzioni, e nel 1976, il Parlamento approva la Legge 278 per tutte le grandi città. (Oggi  siamo ancora in attesa, della trasformazione del decentramento Municipale in Comuni urbani, nella Città Metropolitana).

Va ricordato il grande lavoro per la progettazione e l’inizio delle tratte delle linee delle metropolitane A Termini/Anagnina, Termini/Ottaviano, il tracciato per Rebibbia della linea B, e la bretella verso Montesacro, oltre il prolungamento della linea A verso Cornelia.

Forse l’impegno più significativo fu quello per gli interventi per le costruzioni in edilizia economica e popolare, della legge 167/62, la perimetrazione  delle borgate abusive, il piano delle aree industriali, e la depurazione delle acque con una nuova rete. Sulle iniziative per la casa, forti furono le pressioni dei sindacati confederali CGIL; CISL e UIL, del Sunia, delle Cooperative e dell’Unione Borgate, e la capacità di mediazione di Darida si rivelò decisiva e risolutiva in molte occasioni.

Nelle vicende capitoline, di quel periodo significativa fu la gestione nel 1974, perché la Giunta Darida, un monocolore di sola DC, ebbe il sostegno dei partiti comunista, socialista, socialdemocratico, repubblicano e liberale, escluso solo del MSI, anticipando di fatto una linea politica che Moro stava elaborando a livello nazionale, e che fu realizzato anni dopo con il Governo Andreotti.

Darida è stato eletto in Parlamento, come deputato per sei legislature consecutive, e ha ricoperto la carica di Ministro in 5 Dicasteri diversi, fra questi: Poste e Telecomunicazioni, Grazia e Giustizia e Partecipazioni Statali.

Nel 1993, durante le inchieste di Mani Pulite, fu inquisito per una vicenda di appalti e recluso nel carcere di San Vittore a Milano per 50 giorni e 73 agli arresti domiciliari, ma da persona innocente che ha subito una violenza infame e infamante, il trauma fu drammatico. Fu prosciolto, e la Corte d’Appello di Roma nel 1997, riconobbe che il danno morale e materiale, arrecato a Darida doveva essere risarcito con 100 milioni di lire, per la riparazione di un’ingiusta detenzione.

Non ci sono commenti su questi clamorosi errori giudiziari, perché non è vero che i giudici non sbagliano mai, perché quando sbagliano rovinano la vita alle persone. E Darida che parlò poco di questa vicenda, si lasciò sfuggire solo un amaro commento: “Quanti sono i poveri cristi che finiscono in carcere innocenti e di cui nessuno parla”.

In questo momento triste della dipartita,  Darida sarà ricordato domenica 14 maggio 2017, anche nella Camera ardente dell’Aula Giulio Cesare, in Campidoglio, e poi nella Chiesa del Gesù per il funerale.

Si può dire, con onestà intellettuale,  che è stata una persona perbene, capace e concreta, e saranno in molti a ricordarlo.