Coalizioni politiche, ma sono veramente finite?

Autore/i: 

 

 

Ma le coalizioni, in Italia, hanno ancora una vera cittadinanza politica? O meglio, le coalizioni che abbiamo conosciuto per molto tempo, sono ancora riproponibili nell'attuale contesto politico italiano? La domanda è legittima perché, di là del ritorno del sistema elettorale proporzionale, e' indubbio che i campi politici tradizionali che abbiamo conosciuto dall'inizio della seconda repubblica, cioè da dopo tangentopoli sino ad oggi, si sono progressivamente trasformati e sono di fatto evaporati.

Non a caso, è appena sufficiente dare uno sguardo a ciò che capita nel centro sinistra, ma anche nel centro-destra, per rendersi conto che quella specifica dicotomia politica, culturale e programmatica non c'è più. Se il peggior "nemico" di Renzi e della maggioranza renziana è tutto ciò che sta alla sinistra del Pd, e' del tutto coerente che persegua un altro obiettivo obiettivo. E, nell'altro campo, è sufficiente misurare la "compatibilità" politica tra Forza Italia e il nuovo corso della Lega di Salvini per arrivare alla semplice conclusione che il tradizionale centro destra è ormai consegnato alla storia politica italiana. Anche se non mancano, come ovvio e persin scontato, i pubblici proclami e le solenni dichiarazioni sulle reali intenzioni di "ricostruire" il centro sinistra e il centro destra d'antan.

Di qui il ritorno sulla scena pubblica della "grande coalizione", che campeggia ormai su tutti gli organi di informazione. Ovvero di un'alleanza innaturale tra pezzi di centro sinistra e pezzi di centro destra. Nello specifico del Pd renziano e della Forza Italia berlusconiana.

Ora, alla luce di questa situazione oggettiva e realistica, forse siamo arrivati ad uno snodo essenziale della politica italiana. E cioè, non sono più escluse alleanze trasversali e profondamente innovative rispetto al passato anche recente ma, soprattutto, possono nascere soggetti politici che non rispondono più alle tradizionali categorie politiche del '900. Almeno nel medio-breve periodo. Perchè una cosa e' certa. Almeno per quanto riguarda il centro sinistra. Finchè ci sono questi leader politici il centro sinistra che abbiamo conosciuto dai tempi dell'Ulivo in poi non potrà più rinascere. Senza nuovi leader e senza una rinnovata consapevolezza di ricostruire un orizzonte autenticamente riformista e progressista l'unica alternativa resta quella di consolidare una stagione trasformistica e consociativa che cancella le differenze culturali, ideali e programmatiche per dar vita a sole operazioni di potere.

Ma, per poter sventare questa prospettiva non c'è che una sola strada. Culturale e politica allo stesso tempo. Ed è quella di ripristinare una solida differenza tra la destra e la sinistra. E questo non in ossequio a vecchie categorie ideologiche del passato ma soltanto perché esistono concretamente ideali, valori, principi, approcci, visioni e progetti radicalmente diversi tra il campo della sinistra, o del centro sinistra, e della destra, o del centro destra. Ovvero, partendo dalla societa' reale e non da riflessioni politologiche o da ambizioni di potere, restano profonde divergenze politiche tra i due tradizionali campi della politica italiana.

Forse è arrivato il momento di rileggere un pò di più Norberto Bobbio, la tradizione del cattolicesimo politico e la miglior cultura socialdemocratica della sinistra italiana. Per rileggere Machiavelli ci possiamo prendere ancora un po' di tempo.