Cosa sta succedendo nel Pd

 

 

(Askanews)

 

La minoranza del Pd si è messa a lavoro in vista della Direzione di lunedì per provare a ottenere da Matteo Renzi una correzione di rotta che possa riaprire il dialogo con le forze di sinistra. Ma intanto Romano Prodi, in questi giorni chiamato in causa da molti di loro, si chiama fuori dalla partita del centrosinistra. “E’ una tragedia” ha confidato a Repubblica, parole forte per dire che guarda con preoccupazione al quadro che si sta componendo, un quadro in cui le forze di centrosinistra non solo si dividono ma lavorano una contro l’altra. Arturo Parisi, fondatore dell’Ulivo e grande amico di Prodi, oggi a Montecitorio ricorda le difficoltà incontrate in tutti i partiti fondatori dell’Ulivo ad andare oltre le proprie storie per dar vita a qualcosa di nuovo e più grande…e a chi gli chiede delle chance di un nuovo centrosinistra dice: “con il Rosatellum non ci sarà un vincitore” e quindi anche le coalizioni potrebbero non servire a nulla.

Sia l’area Orlando che quella di Emiliano stanno preparando un documento per la Direzione in cui chiedono al partito di fare delle aperture alle richieste di Mdp e altre forze di centrosinistra, come Campo progressista, già dalla legge di bilancio e poi magari anche sullo ius soli. Segnali che potrebbero servire a rompere il gelo tra gli interlocutori ma con la consapevolezza che la partita è tutta in salita con il segretario. “Di certo stavolta non ci accontentiamo di un voto sulla relazione di Renzi”, spiegano dall’Area Orlando.

Nessuna scissione per carità ma Orlando ieri ha detto chiaramente che vuole sapere da Renzi “quali sono gli atti concreti” che intende fare per la coalizione di centrosinistra, “si è detto leadership non si tocca, ok lavoriamo sul programma: a Napoli abbiamo votato un documento che non si sa che fine abbia fatto. Ci deve essere un’ iniziativa concreta”. Il ragionamento però è più ampio, la minoranza ormai si chiede quale sia il destino del Pd: “il tema è se il Pd resta una forza a vocazione maggioritaria o un soggetto che di volta in volta si allea con questo o con quello, ma così diventa una riedizione 2.0 del Psi della Prima Repubblica che però si giustificava nella prima repubblica, oggi diventa poco comprensibile”.

La minoranza è preoccupata e quindi invoca l’intervento dei fondatori del partito: “quello che dice Prodi è un segnale preoccupante – ha detto Gianni Cuperlo -. Fa riflettere e dovrebbe fare riflettere il gruppo dirigente del partito più grande, che Prodi tra l’altro ha contribuito a immaginare e a fondare. Mi colpisce naturalmente la riflessione del presidente, ma penso anche ad altre personalità che hanno avuto un ruolo rilevante nella sinistra e nel centrosinistra italiano in questi anni: penso a Enrico Letta e alle sue attività accademiche fuori dall’Italia, penso a Walter Veltroni e alle sue attività fuori dalla politica. A loro dico con il cuore in mano: se siamo arrivati a questo punto, c’è bisogno di tutti”.

Ma Prodi, Letta e Veltroni ormai sembrano aver preso le distanze dal progetto renziano troppo lontano forse dalla loro idea di Pd.

E anche dal di fuori, Pier Luigi Bersani non sembra ottimista sulla capacità di persuasione della minoranza dem: “Non oso aspettarmi molto perchè conosco la difficoltà di agibilità in quel partito. Credo che non abbiano molte possibilità per invertire la rotta – ha spiegato -. Ma non do consigli. Io ho fatto le mie scelte, perchè non accettavo l’idea che un pezzo della sinistra dovesse andare nel bosco”.