DAI RIFIUTI ESPORTATI CON ALTI COSTI E ZERO RICAVI AI RIFIUTI INVESTITI CON BUONI RENDIMENTI

 

(Servire l'Italia)

L’ultimo rapporto sui rifiuti urbani redatto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) rivela la pessima gestione di quel potenziale tesoro che a Roma si chiama in gergo “monnezza”. Nel 2015 soltanto il 19% di tale potenziale tesoro è stato smaltito attraverso impianti capaci di produrre energia e combustibili, mentre il restante 81% è stato smaltito in discariche non produttive o inviato all’estero a beneficio dei seguenti Paesi (elencati in ordine di quantità del “tesoro” da noi esportato senza alcun ricavo e anzi con alti costi a nostro carico): Austria, Ungheria, Slovacchia, Bulgaria, Spagna, Cina, Tunisia, Cipro, Slovenia, Portogallo, Olanda, Repubblica Ceca, Germania, Francia, Polonia, Albania, Colombia.

In Italia esistono solo 41 impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, di cui ben 26 impianti dislocati al Nord e soltanto 7 al Sud. Ne consegue che il 70% di quel 19% nazionale viene incenerito al Nord. Due le cause del mancato sfruttamento produttivo dei rifiuti: la scusa ecologista contraria agli inceneritori (nonostante le consolidate realtà positive di Milano, Brescia, Padova, Parma e delle altre città che ospitano simili impianti) e il proficuo monopolio dei proprietari privati delle discariche, come Manlio Cerroni (il re della “monnezza” a Roma), che non hanno alcun interesse a modernizzare il settore.

Eppure la tecnologia ha fatto passi da gigante nel gestire i rifiuti urbani. Negli Stati Uniti, in Giappone e in Germania, ad esempio, impianti al plasma a emissioni zero, che bruciano i rifiuti ad elevate temperature (4.000/5.000 gradi) senza produrre alcun fumo o diossina inquinante, stanno mandando in pensione inceneritori e termovalorizzatori. Uno di questi impianti si trova addirittura a fianco dell’Hotel Sheraton di Monaco di Baviera e non vi è mai stata alcuna lamentela.

È pertanto scandaloso che i contribuenti italiani siano costretti a pagare diversi miliardi di euro all’anno per la pessima gestione dei rifiuti (comprese le multe pagate alla UE per le infrazioni causate dal mancato smaltimento di molti Comuni), quando in altri Paesi i rifiuti sono invece “produttivi” non solo in termini economici, ma anche morali e civili per il migliore controllo delle fonti di corruzione e di criminalità.