Donne e diffusione della fede

 

 

(Frammenti di Pace)

 

Fin dalle origini delle comunità cristiane, le donne hanno avuto un ruolo decisivo. Gesù ha riservato loro un’attenzione speciale. Nelle diverse epoche storiche sono state determinanti per il mantenimento e la diffusione della fede cristiana. 

A questo proposito, suor Caterina Ciriello ha appena pubblicato il libro “Donne e cristianizzazione dell’Europa. Da Gregorio Magno a Bonifacio di Fulda” (Ed. Urbaniana University Press) in cui sostiene che «l’evangelizzazione dell’Europa assume proporzioni rilevanti grazie alla fondazione, in molte nazioni, di monasteri anche femminili destinati a diventare centri di diffusione della fede e della cultura cristiana. In questo contesto, fiorisce e assume un valore fondamentale la vita monastica femminile».

Per capire quanto questo fenomeno sia trasversale a diversi periodi storici; per capire quanto Maria sia funzionale al carisma femminile e quanto l’apporto e la testimonianza delle religiose sia ancora oggi una risorsa per l’evangelizzazione, “Frammenti di Pace” ha intervistato suor Caterina Ciriello.

Suor Caterina è teologa e storica. È docente stabile di Teologia e Storia della Spiritualità alla Pontificia università Urbaniana e docente invitata di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Roma).

Tra le sue pubblicazioni: Dorothy Day. Le scelte dell’amore (2011); Il Vangelo nella vita. Per una spiritualità del quotidiano (2011); Pietro Pavan. Le metamorfosi della dottrina sociale nel pontificato di Pio XII (2012); Il contributo delle religiose uditrici al “Perfectae caritatis”. Fare memoria per guardare al futuro (2015).

Può spiegarci di che cosa parla il libro “Donne e cristianizzazione dell’Europa. Da Gregorio Magno a Bonifacio di Fulda”? 

Quando si decide di scrivere un testo, specialmente scientifico, si pensa a un argomento, un titolo, si raccolgono dati, si costruisce uno schema. Strada facendo, però, le cose possono cambiare, fino a stravolgere l’intero progetto. 

Di fatto sono partita con l’idea di scrivere un libro su Bonifacio di Fulda, la sua opera missionaria e i rapporti con le badesse anglosassoni, rapporto da approfondire attraverso una lettura e un commento alle lettere ricevute ed inviate a queste donne. Ad un certo punto, però, mi sono trovata di fronte ad una ricchezza tale di materiali riguardanti le donne dal V all’VIII secolo (fonti latine, studi, articoli di riviste) che non ho potuto fare a meno di cambiare titolo e “focus” del testo. 

Così la parte centrale del libro è divenuta il secondo capitolo nel quale tratto di profili di donne, francesi ed anglosassoni, per la maggior parte di nobili origini – sono le uniche degne di attenzione in questo periodo – che con la loro vita, con la loro testimonianza e la grande spiritualità cristiana hanno convertito re, principi ed interi popoli contribuendo in maniera veramente consistente alla costruzione di un’Europa cristiana. 

Dunque il soggetto principale è la donna, non soltanto come singola, ma principalmente come categoria, e Gregorio e Bonifacio altro non sono che gli estremi cronologici entro i quali l’agire di questa categoria di donne si inserisce e si inscrive. Ovviamente grande risalto è dato a Gregorio Magno, nel primo capitolo, e a Bonifacio di Fulda, nel terzo capitolo, ma sempre in una forma di stretta dipendenza dalle donne. Sia Gregorio che Bonifacio ne apprezzano le doti, la cultura e la sensibilità, ma anche la grande determinazione nel creare e portare avanti uno stile di vita fortemente ascetico e missionario, che nulla ha da invidiare a quello maschile. 

Gregorio curò notevolmente il monachesimo femminile introducendo una vita giuridica ferma, capace di garantire la crescita in autonomia di tutti i monasteri, e ciò permise al monachesimo femminile di guadagnare un ruolo inaspettatamente notevole. Bonifacio le chiama a sé in Germania ed affida loro monasteri che saranno non solamente centri di propulsione missionaria, ma anche culturale.

Come e perché le donne sono state decisive nella cristianizzazione dell’Europa?

Quando mai l’operato delle donne non ha avuto un ruolo determinante nella storia dell’umanità? Teodora (497-548), circense e prostituta, approfittando delle sue doti di seduzione diviene imperatrice dell’Impero Romano d’Oriente governando insieme a Giustiniano, il quale per poterla sposare abolì la legge che impediva il matrimonio delle donne schiave con gli uomini liberi. Ed è solo un esempio dei tanti. 

Se gli uomini avessero chiaro questo aspetto della storia umana, probabilmente le donne sarebbero trattate con maggior rispetto, con pari dignità, e godrebbero di maggiore autonomia e partecipazione alla vita sociale, culturale e politica. Queste donne di cui narro nel mio libro, furono determinate, coraggiose, ricche di fede. Tutto ciò le ha rese paladine della cristianità. 

Hanno dovuto – e saputo –  sacrificare sé stesse per un ideale più grande. Non possiamo comprendere la storia della cristianizzazione in Europa prescindendo dall’importanza del ruolo avuto dal monachesimo femminile che nasce e si sviluppa accanto a quello maschile specialmente nei monasteri doppi. Molto spesso essi erano retti da badesse le quali divenivano responsabili della vita spirituale di monaci e monache, fino ad esercitare poteri religiosi e secolari. Responsabile delle terre tenute a nome dell’Ordine, la badessa doveva far fronte agli obblighi feudali di vassallaggio e all’amministrazione dei feudi. E mi fermo perché conviene leggere il libro…

Quali sono le somiglianze tra i tempi che lei ha raccontato e il mondo attuale?

Il progresso, la cultura, l’uso di Internet e di altri mezzi informatici non hanno eliminato forme di oppressione e violenza – fisica e psicologica –, le stesse presenti tra il V e l’VIII secolo. Oggi viviamo in un clima di brutalità inaudita, spesso aggravata dal cyberbullismo, contro la quale ci si ritrova inermi, specialmente noi donne. I costanti femminicidi parlano chiaro. 

In quei secoli la donna era tutelata dal diritto germanico in quanto appartenente ad una stirpe, rispetto ai membri della quale veniva pubblicamente dichiarata piena eguaglianza e parità di diritti e doveri. Oggi le peggiori violenze accadono proprio in famiglia, tra l’indifferenza dei parenti e nonostante le denunce. 

Dal punto di vista religioso ci sono donne consacrate che vivono con grande onestà e coraggio, senza risparmiarsi, la loro dedizione a Dio nella missione che hanno ricevuto. Però devo dire che, a livello di spiritualità, siamo ben lontani dallo standard delle donne di cui racconto nel mio libro. Oggi, purtroppo, la vita spirituale è troppo spesso sacrificata nel nome di una “missione” che non può esistere se non si vive in intimità con Dio.

Nella storia della salvezza, le donne svolgono un ruolo determinante nel testimoniare e praticare il cristianesimo come religione del bene che vince sul male, della tenerezza che vince sulla prepotenza, della bellezza e bontà che convertono i cuori… Può spiegarci le ragioni di questa affinità tra l’essere donne e il cristianesimo?

Per non sembrare troppo di parte vorrei sottolineare come grandi santi, spesso uomini forti e virili, hanno saputo testimoniare la loro fede con la dolcezza e la bellezza propria dei cuori toccati dall’amore di Cristo. San Bernardo, ad esempio, diventa un sublime poeta che scrive pagine di una bellezza teologica e spirituale incredibile quando tratta di Cristo “la più sublime ed interiore filosofia”. 

Credo che l’affinità donna-cristianesimo sia qualcosa di estremamente connaturale. Non è facile spiegarlo, ma penso sia dovuto al fatto che noi donne possediamo una sensibilità particolare, che ci rende abili a cogliere dettagli, sfumature, note, che agli uomini sfuggono. Non diamo subito le cose per scontate; possediamo molta più pazienza, capacità di ascolto e disposizione al sacrificio, alla rinuncia. Esempi? Chi stava sotto la croce insieme al discepolo prediletto? Mentre Pietro e gli altri erano rinchiusi nel Cenacolo, morti di paura, chi va al sepolcro? Maria di Magdala viene investita di una importante missione: essere messaggera della resurrezione presso i discepoli (Gv 20,17). 

E come non ricordare la professione di fede di Marta in Gv 11,27? Andando molto in là, se la fede si trasmette ancora oggi alle nuove generazioni è proprio grazie alle donne: mamme, nonne, anche bisnonne che “raccontano” la storia di Gesù ai nostri bambini. E poi, me lo lasci dire, Gesù non ci ha mai discriminate e forse è proprio per questo – anzi sicuramente – che le donne hanno sempre mostrato grande affinità con il messaggio cristiano. E qui si dovrebbe aprire una “enorme” parentesi per spiegare che se le donne continuano – per ora – a frequentare le parrocchie è proprio per l’amore a Gesù Cristo e non perché siano accolte e valorizzate.

Papa Francesco continua a ripetere che, per creare un mondo più giusto, ci vuole la “rivoluzione della tenerezza”, e indica in Maria, nelle donne e nel cuore le vie per realizzare questa rivoluzione. Lei che ne pensa?

Tempo fa Papa Francesco durante l’omelia a Santa Marta disse: «Come si cantava in quella bella canzone: “Parole, parole, parole, soltanto parole”, no? Credo che Mina la cantasse. Parole!». Bene, io mi accodo per dire che, nonostante gli sforzi di Papa Francesco, sembra che tutto rimanga solo un fiume di parole. 

Rispetto a Maria vorrei tanto che fosse considerata nella sua dimensione “umana” e non “deificata”, “snaturalizzata”, come spesso accade. Perché Maria deve essere lo stereotipo della donna dolce, mansueta, che dice sempre sì… insomma il prototipo della donna cristiana?  Credo che se fosse qui, oggi, Maria si esprimerebbe ed agirebbe come ha sempre fatto e come le donne forti della Bibbia: Rut, Ester, la madre dei Maccabei, ed altre.

Sono convinta che la tenerezza sia una componente fondamentale di ogni persona, ma sono altrettanto persuasa del fatto che le donne devono avere anche una determinazione “virile”, la stessa che santa Teresa d’Avila chiedeva alle sue sorelle, che non significa comportarsi da “maschi”, ma esprimere tutta la propria forza umana insita nella femminilità. 

Mi pare di capire che la tenerezza della donna oggi sia interpretata dai più non come una ricchezza, bensì come debolezza; per cui sarebbe più costruttivo cercare di far uscire dal cuore degli uomini (i maschi) la tenerezza che hanno dentro – immagine di Dio Padre e Madre – e che non manifestano per paura di sentirsi deboli o per vergogna. Questo farebbe tanto bene alla Chiesa ed al mondo.

Intervista a cura di Antonio Gaspari