DOPO 20 ANNI L'ITALIA È PIÙ DEBOLE E POVERA. E ADESSO, CHE FARE?

 

 

Sembra che i ghiacciai si stiano sciogliendo. Non quelli del Polo Nord, ma della politica italiana; anzi, del dibattito politico-culturale, finora dominato dagli stereotipi. Segno di novità, benché ancora labile.

Cosa è accaduto?

Da un lato, Antonio Di Pietro è tornato sulla sua esperienza di magistrato per deprecare l'uscita da Tangentopoli attraverso la cancellazione di un'intera classe dirigente, senza che il Paese abbia potuto guadagnare un'alternativa all'interno del sistema politico. Finiti i partiti a forte radicamento popolare, sono subentrati i partiti personali. La politica si è impoverita, drammaticamente.

Dall'altro, Francesco Giavazzi ha messo in evidenza con acume il fatto - in sé clamoroso - di una perdita di produttività del Paese negli ultimi vent'anni. In sostanza, l'apparato industriale sarebbe stato circa il 18% più efficiente se si fosse mantenuto lo standard precedente. Qualcosa non ha funzionato, in primis nel grande motore della macchina politico-amministrativa.

In definitiva, voci diverse indicano le cause che sottostanno alla crisi dell'Italia nella incapacità di guidare il cambiamento da parte di una classe politica - qui non importa stabilire se di destra o di sinistra - che si è nutrita di autoconvinzioni e facili certezze. Il risultato è ora sotto i nostri occhi: un Paese più debole è più povero.

Forse è il tempo di riprendere a pensare che il retaggio esemplare del passato, se non vissuto all'insegna della pura imitazione, quanto piuttosto della possibile emulazione, costituisce la materia prima indispensabile per qualsiasi politica di sviluppo. Vent'anni di illusioni non devono rappresentare l'ipnosi di massa per continuare a scivolare lungo una pericolosa spirale di degrado.

Che dire, o che fare?

Ecco, che in questa luce si staglia una piccola verità. Il cattolicesimo politico può essere il lievito di una nuova coscienza pubblica - necessaria alla conquista e alla difesa del bene comune - anche in virtù del suo passato intrecciato, dal dopoguerra fino agli anni '70, con il successo dell'Italia nel mondo. Bisogna uscire dal torpore generato, con lenta progressione, dalla consumazione di un vecchio personale politico.