ELEZIONI: una democrazia con sempre meno popolo

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Prima di ogni altra considerazione, va colto nei risultati delle elezioni amministrative di ieri un rischio serio: quello di una democrazia con sempre meno popolo. Un modello che è regola in altri Paese ma che non fa parte della tradizione democratica italiana: deve far riflettere il fatto che più di metà popolazione ormai si sente lontana anche dalla dimensione dei municipi, da sempre fulcro della partecipazione politica nel nostro Paese.

Per il resto, non pare proprio confermata la teoria di chi pensava ad una santa alleanza di tutti contro Grillo. Il populismo si ferma semmai rigenerando una sana e costruttiva competizione tra centro destra e centro sinistra. Il primo si dimostra tutt'altro che morto; il secondo risulta competitivo dove si presenta in forma di coalizione aperta e innovativa. Le tante liste "extra partiti" non sono solo un modo furbesco di camuffarsi: molto spesso indicano l'inadeguatezza dell'attuale assetto dei partiti ed evidenziano la presenza di una molteplicità di movimenti e realtà politiche territoriali. 

 
A tutto ciò non si può rispondere con la "reductio ad unum". Anche in vista delle elezioni nazionali, occorre invece ricostruire una idea di coalizione di centro sinistra che parta dal riconoscimento del pluralismo delle esperienze e delle culture: ciò vale per la sinistra come per la tradizione del popolarismo di matrice cristiana, che oggi appare silente e dispersa, proprio mentre i suoi valori di fondo si dimostrano vitali e attuali. Bisogna ripartire da qui, con le forme che la legge elettorale renderà possibili.