Emmanuel Macron l'europeista quasi liberale

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Emmanuel Macron durante la campagna elettorale, ha sempre sostenuto di non essere né a sinistra né a destra. 

Anche se nei dieci mesi che si sono susseguiti, è stato, sicuramente, più a destra che a sinistra. 

Nella flessibilizzazione del mercato del lavoro o nei tagli fiscali per i più ricchi e per le società, il presidente francese ha agito più come un liberalconservatore che come un socialdemocratico.

Ma chi è il vero motore di questo cambiamento?

Dopo aver lavorato per anni nei governi dei presidenti Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, ora Bruno Le Maire , ministro dell'Economia e delle finanze, è la mano destra di Macron. Uno degli architetti dell'impulso riformista francese.

E' il ministro dell'euro che sostiene lo sforzo del presidente di rifondare l'Unione europea. 

"Non possiamo parlare di un miracolo mentre i francesi sentono che le cose non sono cambiate abbastanza", ha detto Le Maire, 48 anni, alcuni giorni fa. 

"Non credo nei miracoli economici. Credo nelle decisioni, e quelle che abbiamo messo in campo rispettano gli impegni della campagna elettorale."

La riduzione dell'imposta sulle società dal 33 al 25%, un tasso unico del 30% per i redditi da capitale e l'abolizione dell'imposta sulla fortuna. La riforma fiscale, dice, è "la più grande che è stata intrapresa negli ultimi trenta anni che ha un obiettivo chiave: alleviare la tassazione del capitale per finanziare la nostra economia". La teoria è che troppe tasse "impediscono alle società di finanziare lo sviluppo e l'innovazione"; le tasse più basse libereranno denaro per rilanciare investimenti e crescita. "Uno dei nostri obiettivi", dice a titolo di esempio, "è di rendere Parigi il primo mercato finanziario in Europa".

Una politica non troppo lontana da quella di Ronald Reagan negli Stati Uniti degli anni ottanta. 

Pure se, un liberale ortodosso potrebbe non promuovere così entusiasticamente l'iniziativa di creare un sistema di tassazione a livello europeo per la cosiddetta Gafa, le grandi società tecnologiche ( Gafa è l'acronimo di Google, Amazon, Facebook e Apple ). "È impossibile, insostenibile, far pagare le tasse in un modo alle aziende manifatturiere e vedere miliardi di profitti evaporare dal nostro territorio europeo".

Anche se questo potrebbe senbrare, più che altro, un segnale per spingere l'europa  verso quel piano di riformme tanto auspicato da Macron.

Piano che prevede tra l'altro un bilancio comune. 

Che aiuterebbe, per dirla in cifre, la Francia, a risistemare un deficit pubblico ben superiore al famoso 3% fissato a Maastricht (pari, oggi, a 68 miliardi di euro) e che si avvia a superare il 100% del pil.