ESTATE 1877 : L’ISTRUZIONE ELEMENTARE E’ OBBLIGATORIA, ANCHE PER GLI ADULTI

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Come fu lecito attendersi, il vivace dibattito sull’istruzione che si aprì in Italia tra fine Ottocento ed inizio Novecento fu destinato a durare molti anni, oscillando tra la ricerca di punti d’incontro, accordi e ancora contrasti di ordine etico, politico, ideologico e giuridico. Così, al persistere della difesa dei valori interiori delle coscienze e dell’esaltazione dei temi spirituali da parte dei cattolici, lo Stato laico continuò a rispondere con l’estensione dell’età relativa al vincolo di frequenza della scuola elementare pubblica. 

L’unificazione politica, la parziale centralizzazione amministrativa, l’introduzione della leva militare obbligatoria su base nazionale (per la quale i primi provvedimenti vennero emanati mediante la Legge del 20 marzo 1865, n°2248, in seguito più volte modificata) ed il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa diedero a tanti giovani l’opportunità di emanciparsi secondo canoni ed aspettative rinnovate. Tuttavia, nonostante suddetti elementi fungessero da raccordo in relazione all’avvicinamento verso un’istruzione più elevata dei ceti popolari, decisivo in tal senso rimaneva l’intervento dello Stato nel settore scolastico. E la tendenza dell’esecutivo si orientò sempre più sull’ampliamento dell’insegnamento per i ragazzi sino a prevederne l’obbligatorietà. Ma non solo. In tal senso, infatti, servivano incentivi e stimoli anche verso quelle fasce di adulti che per vari motivi non avevano beneficiato di alcun tipo di istruzione. Così, per tutti i comuni al di sopra dei 4.000 abitanti il governo deliberò l’istituzione di corsi serali aventi carattere coattivo ed imperniati prevalentemente su programmi di avviamento professionale, i quali diedero modo ai cittadini di assolvere sia le proprie attività lavorative che di frequentare le lezioni.

Durante i mesi che seguirono al 1870 i governi vollero procedere secondo la politica tracciata dal predecessore Cavour, ovvero con la progressiva secolarizzazione della società civile ed il contestuale conferimento alle autorità statali laiche dell’esercizio dei pubblici poteri, compresi quelli relativi all’istruzione dei cittadini del Regno. LaLegge Coppino del 15 luglio 1877, n°3961– che oltre a rendere obbligatoria la frequentazione della scuola elementare prevedeva anche delle sanzioni per gli inadempienti – risultò essere più incisiva rispetto al precedente provvedimento Casati, il quale non contemplava alcun tipo di ammenda. La maggioranza di Sinistra di Depretis, giunta alla guida del governo dopo trent’anni di centro-destra,  pur non apportando sostanziali cambiamenti nella sfera dei rapporti politici, economici e sociali, tentò di dare attuazione pratica al principio secondo cui la scolarizzazione dei suoi cittadini non poteva essere un lusso riservato a poche élites sociali ma un servizio da rendere alla collettività. Benché il progetto di laicizzazione dell’istruzione – comprensivo della sua obbligatorietà e della sua gratuità – avrebbe comportato il rischio di provocare la resistenza degli ambienti più retrivi e avrebbe messo le classi subalterne nelle condizioni di acquisire un livello medio di scolarizzazione così da avere accesso al voto, il governo sapeva bene che tale finalità non poteva più essere rinviata.

Tuttavia, questo compito si rivelò molto complesso. Cercando di superare le enormi difficoltà di tipo pedagogico e sociologico (altissima rimase per diversi anni la percentuale di bocciature, mancate frequenze ed abbandoni), la campagna di alfabetizzazione lanciata dallo Stato durante i decenni successivi all’Unità riuscì a conseguire risultati discreti, anche se non eccezionali. Poco prima dell’inizio del XX secolo, il tasso del numero degli analfabeti risultò dimezzato, ma non ancora maggioritario su base nazionale. Tra tutte le proposte di nuove norme e incentivi popolari, il ruolo più trainante lo svolse proprio la Coppino, la quale obbligò un gran numero di ragazzi alla frequentazione della scuola primaria e contribuì ad alfabetizzare almeno la metà della popolazione a fronte del precedente 10% riferito ai mesi immediatamente successivi al 1860.