I “55 GIORNI” E UN PAESE FERITO: NASCE IL GOVERNO DI SOLIDARIETA’ NAZIONALE

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Alla giornata del 16 marzo 1978, che fu caratterizzata dal sequestro di Aldo Moro da parte dei brigatisti rossi, seguirono 55 giorni di attesa e sgomento, ma anche di trattative e polemiche tra quanti si mostrarono a favore della decisione di non cedere ai ricatti delle br e quanti, per vari motivi (in primo luogo quelli umanitari), avrebbero preferito aprire un dialogo con i sequestratori per ascoltare le loro richieste. Il drammatico sequestro del leader della Dc sembrò essere – almeno stando ai fatti – l’epilogo di quanto era recentemente accaduto e stava accadendo nel paese a margine del durissimo scontro sociale tra le istituzioni e le frange politiche più estremiste : queste ultime avevano deciso di colpire direttamente i massimi vertici dello Stato.
 
Erano ancora freschi i ricordi degli attentati compiuti a Piazza Fontana, Piazza della Loggia, sul treno Italicus, così come era di stretta attualità il sequestro reiterato di imprenditori e magistrati (il più clamoroso fu quello del giudice Sossi, avvenuto nel 1974). Allo stesso modo, mostrando la debolezza degli apparati dediti all’ordine pubblico, molto scalpore aveva suscitato l’uccisione del procuratore generale di Genova Coco e degli uomini della sua scorta (1976). Nel periodo in cui il governo si trovò a fronteggiare una pesante crisi economica caratterizzata dal tasso di inflazione che stava sfiorando il 20 %, dall’alta percentuale dei disoccupati e dalla ricerca di accordi delicatissimi come quello relativo al meccanismo della scala mobile maturato tra sindacati e Confindustria, i movimenti politici più radicali stavano raccogliendo, estremizzandone i contenuti, l’eredità lasciata dalla protesta sessantottina. Basti pensare che sino a poche settimane prima del sequestro Moro, le sigle extraparlamentari ammontavano a quasi 220. 
 
Proprio mentre il paese tentò faticosamente di risollevarsi, l’eccidio di Via Fani e il sequestro dello statista pugliese diedero la più alta dimostrazione del livello di pericolosità raggiunto dalle bande armate. Dopo il 9 maggio, a seguito dell’uccisione e il ritrovamento del leader della Dc, in un clima politico colmo di tensione, il governo di “solidarietà nazionale” (VII Legislatura, Andreotti IV), rafforzato da quanti, tra le sinistre, si dissociarono dagli oltranzismi che in precedenza avevano riscosso ambigue solidarietà, avviò un debole ma progressivo risanamento.
 
Tuttavia, nel complesso, il nuovo corso politico non produsse i risultati sperati e non riuscì di fatto a mettere in moto quel processo di trasformazione sociale e civile su cui i comunisti – entrati a far parte della maggioranza di governo – contavano. L’uscita dal governo del Pci e la linea riformista impressa dai socialisti di Craxi, sempre più insofferenti ai vincoli imposti dalle grandi coalizioni, resero inattuabile ogni tipo di collaborazione restituendo vigore ad un’alleanza tra il Psi e i partiti di centro. La elezione a Presidente della Repubblica di Sandro Pertini (8 luglio 1978), figura di indiscusso prestigio e rigore morale, servì a restituire a tutte le istituzioni e al panorama politico italiano quella credibilità che nel corso degli ultimi mesi stava lentamente ma inesorabilmente diminuendo.