I MITI E LE IDEOLOGIE SONO TUTTI AL TRAMONTO MA CRISTO È VIVO

 

 

Giacomo Biffi 
(Servire l'Italai)
 

E adesso ti dico il mio parere sincero, anche se non particolarmente competente, sulla situazione italiana. La libertà sta agonizzando, la prepotenza domina incontrastata, l’intimidazione è continua, la stampa è già per larga parte asservita, le notizie sono manipolate, ridotte o amplificate a piacimento. Il pericolo fascista è, tutto sommato, irrilevante per la perfetta stupidità del movimento, per lo scarso appoggio nel Paese, per l’assoluta strapotenza della parte di sinistra. Anche le loro bande sono, in fondo, un segno disperato di impotenza, come quelle degli anarchici di 80 anni fa. La violenza degli extraparlamentari di sinistra, oltre che incomparabilmente più ampia ed estesa anche in fatto di uccisioni e di percosse, è estesa e spudorata in tutti i campi della vita civile (…). Per chi votare? La Democrazia cristiana non merita il voto, è ormai un partito senza ideali, tutto preso dal giro degli interessi personali e alla vigilia del disfacimento. Tuttavia voterò ancora Dc, perché ogni altro voto affretterebbe la perdita della libertà che ci rimane. E che il Signore ce la mandi buona.

(Milano, 27 marzo 1975)

È facile dare un giudizio sulla situazione politica: è senza speranza. È già in atto il collasso politico: esigue minoranze di prepotenti spadroneggiano con la violenza e l’intimidazione. È imminente il collasso economico. Dal marasma non si uscirà né con un rafforzamento della democrazia autentica (dopo il crollo del mondo cattolico - deliberatamente perseguito dalla maggior parte dei cattolici in questo decennio - che, piacesse o no, era il supporto principale della libertà e della vita democratica); né con una dittatura di destra (della quale non c’è mai stato nessun pericolo serio, dal momento che i soli veri ed efficaci fascisti di questi anni sono tutti antifascisti); né con una dittatura militare (dal momento che anche l’esercito è ormai feudo delle fazioni). Resta solo, come unica possibilità di sopravvivenza, l’ordine comunista. Ma non è augurabile. La “cultura” ufficiale, oppressiva, intimidatoria è, ormai da anni, marxista. Adesso c’è anche il proposito esplicito di emarginare e reprimere il fatto cristiano, ed è già in fase di attuazione. A me tutto questo dispiace, anche perché il marxismo - con tutta la sua ostentazione di scientificità – è obiettivamente un grande impoverimento dell’uomo e uno spaventoso inaridimento dello spirito.

(Milano 14 marzo 1976)

Contro il fatto cristiano sta egregiamente funzionando lo “schiaccianoci”, con le sue due “branche”: 1) il cristianesimo, che si occupa del Regno dei cieli, è alienante e dannoso per l’uomo, perché lo distrae dai veri problemi; 2) il cristianesimo, che si occupa dei problemi umani e sa dare soluzioni proprie, commette un’indebita ingerenza in campo politico. Il comico è che ci sono molti cristiani tra i sostenitori della prima e della seconda accusa o di tutte e due insieme. Non ci resta che affidare la voce alla Provvidenza; ma non possiamo che esprimere la solidarietà e l’ammirazione per coloro che nella vita, senza guadagni e con molto pericolo, dimostrano la falsità di tutte e due le argomentazioni.

(Milano 15 aprile 1977)

La nostra epoca non è affatto post-cristiana. È “post” tutto: post-illuminista, postrisorgimentale, post-marxista, post-scientista, ma non post-cristiana. I miti e le ideologie sono tutti al tramonto. Nessuno può più illudersi. Ma Cristo è vivo e il cristianesimo appare sempre più la sola alternativa all’assurdo. Certo, il regno dell’assurdo è vasto, ma l’importante è accorgersi che è assurdo. Molti vivono senza scopo, ma sentono di vivere senza scopo. Perciò c’è molto accanimento contro la Chiesa - la sola che si ribella all’assurdità - ma c’è molta attenzione anche a quello che dice e a quello che fa. Non mi fa paura il mondo assurdo: è la controprova, giusta e necessaria, della verità della fede e della necessità di Cristo. Mi fanno paura gli uomini di Chiesa che non ritengono più importante distinguere tra il vero e il falso, e i cristiani (specialmente gli intellettuali cristiani) che ragionano in modo mondano. Ma la Pasqua ci dice: il Signore ha vinto e dunque possiamo stare in pace.

(Bologna 19 aprile 1987)