I nomi, le storie e i luoghi: sentimenti e memorie

Autore/i: 

(lavviso.wordpress.com)

Le lunghe indagini in tanti archivi ecclesiastici e non alla ricerca delle diverse origini di alcune famiglie, alla fine mi pone un interrogativo decisivo: quanto contano le storie familiari, i luoghi nella vita di ciascuno di noi? E con i luoghi, quanto conta il tempo? Poco, tanto, nulla? Io – questa è la risposta – credo che contino molto nel senso che ricollegare i nomi e le loro storie ai luoghi di origine (fin dove arrivano i documenti e le memorie) è un arricchimento reciproco per chi indaga e per chi in quei luoghi è restato, o vi è succeduto.

Non c’è indifferenza tra le persone e i luoghi e non è sbagliato dire che questi ci appartengono. Fanno parte di noi e, anche se tante volte non ce ne accorgiamo, ci accompagnano nei giorni della nostra vita; nel nostro patrimonio di conoscenze e in quell’indefinibile bagaglio che chiamiamo “immaginario” personale, ma anche collettivo. Nel senso che l’appartenenza (perché ai luoghi, comunque, si appartiene) a determinati luoghi per quanto lontana nel tempo non scompare mai del tutto. E sono i tanti cognomi delle famiglie di ascendenza che ce lo ricordano e, ancora una volta, i luoghi se avremo la ventura di visitarli, di riconoscerli e in definitiva di ristabilire con loro quel legame sentimentale che a un certo punto (quasi impossibile per le famiglie normali rintracciarne le cause) si lacerò e parve spezzarsi per sempre.

Dopo avere tanto ricercato nel passato remoto delle storie “minori” (direi domestiche), mi sono fatto l’idea che nessun legame veramente si spezza. Le appartenenze lontane senza che noi ce ne siamo accorti, hanno comunque contribuito a formarci, sia pure per piccole frazioni percentuali e così ci appartengono per sempre. Come ci appartengono i cognomi e gli antichi soprannomi da cui quelli nei secoli passati derivarono.

Potere affermare “io ho a che fare con quel paese, con quella città, con quel quartiere”, dunque, ha un senso perché in quella affermazione si raccolgono i tanti significati che poi si riuniscono misteriosamente nell’unicità (“irripetibile”) della nostra persona. Del nostro essere individui non solitari, ma appartenenti e appartenuti ad alcune comunità di vita lontane nel tempo e probabilmente scomparse le quali, però, hanno lasciato il loro segno piccolo o grande.

E’ evidente che non tutti hanno tempo, voglia e possibilità di diventare ricercatori negli archivi e nelle varie memorie che hanno resistito all’oblio del tempo. Ma essere attenti alle storie particolari dei tanti paesi e città d’Italia, riconoscere il genio dei luoghi e l’indole delle popolazioni sulle quali esso incide, ricercare la bellezza dei paesaggi anche quando raccontano la fatica e gli stenti degli inizi tra povertà, carestie e marginalità (perché tutti le abbiamo come antenate), è una opportunità che dobbiamo cogliere; ed è il motivo vero per il quale possiamo amare l’Italia.