Il pensiero di Chiara Lubich. Presentato il primo volume delle opere

 

 

Lucetta Scaraffia
(Osservatore Romano)
 
A dieci anni dalla morte finalmente è stato presentato il 13 novembre, in una conferenza stampa a Roma, il primo volume delle opere di Chiara Lubich, Parole di Vita (Roma, Città Nuova, 2017, pagine 864, euro 36) che raccoglie circa trecentocinquanta meditazioni sui vangeli scritte in un lungo arco di tempo, dall’inizio dell’esperienza della fondatrice dei Focolari fino al 2006. Seguirà la pubblicazione di testi autobiografici (diario, pensieri, meditazioni), delle conversazioni e di una raccolta dei discorsi pubblici e delle interviste. 
Si può dire finalmente perché l’iniziatrice del movimento più ampio per il numero degli aderenti, e più capillarmente diffuso nel mondo, non era mai stata considerata soggetto di un pensiero interessante, che meritava di essere letto e discusso. Come spesso succede alle donne, la si ammirava per la bontà e anche per la capacità di organizzazione, dimenticando volentieri che Lubich — come ha ricordato Piero Coda nella presentazione — è stata protagonista di una rivoluzione del pensiero: ripensare il pensiero, è stato infatti uno dei suoi slogan. Che voleva dire ripensare l’economia, ripensare la politica, ripensare il dialogo tra le religioni, perfino la riforma della Chiesa. Tutte iniziative che ha avviato, con grande coraggio e determinazione, seguendo l’ispirazione che le veniva direttamente dallo Spirito. 
 
Chiara infatti è stata certo un’importante figura carismatica, ma anche un’intellettuale cattolica di spicco, che ha preparato e suggerito molte delle novità conciliari, e ha gettato i semi di cambiamenti che ancora devono realizzarsi. Come una riforma che superi la chiusura di una Chiesa centrata esclusivamente sulla gerarchia — e in questo molto vicina a Papa Francesco — o una maggiore apertura verso il ruolo delle donne. 
Apertura di cui lei stessa, con le sue compagne, è valido punto di riferimento, essendo stata senza dubbio la prima donna ad assumere la carica di capo carismatico di un movimento così importante e vasto, del quale fanno parte anche sacerdoti e religiosi. Di fatto ha creato così una realtà che rovesciava le gerarchie tradizionali, aprendo ai laici — e soprattutto alle donne — ruoli rivoluzionari.
 
Il pensiero di Chiara merita quindi di essere raccolto e letto con interesse, per restituirle quel ruolo di lucida innovatrice, di calda vivificatrice del cattolicesimo in un momento di crisi. Un ruolo che ha avuto e ha realizzato attraverso una serie di proposte e di analisi che possono essere di aiuto alla Chiesa tutta, e non solo ai seguaci del suo movimento.