Ildegarda teologa In una rigorosa ricerca di Giordano Frosini

 

 

Cristiana Dobner
(Osservatore Romano)
 

Ildegarda di Bingen si diceva «paupercula» ma lo spettro delle sue conoscenze, poesia, musica, arte, scienza, è ampio e profondo, tanto da abbracciare la filosofia platonica cristiana: gli stoici, Plotino, Agostino, Dionigi l’Areopagita, Duns Scoto. Vivere all’«ombra della luce vivente» non ha solo illuminato la sua coscienza orante e lo spendersi nell’aiuto fraterno, ma ha creato un autentico pensiero teologico.

Afferma Giordano Frosini (Ildegarda di Bingen. Una biografia teologica, Bologna, Edizioni Dehoniane, 2017, pagine 265, euro 28): «È soprattutto la proclamazione a dottore della Chiesa universale che ha collocato in medio ecclesiae la profetessa renana, vissuta in un secolo anch’esso eccezionale, di cui si va faticosamente scoprendo il valore e l’influsso per la cultura in generale e per la comunità cristiana in particolare».

Per quanto colto e interessante, Ildegarda non è un reperto museale. «Anche la Chiesa, che cerca oggi di rendere valore ai carismi, che lo Spirito da sempre diffonde dentro e fuori di essa, ha profondi motivi di sostare pensosa dinanzi ad una donna che parlava con autorità, dettava legge nel mondo monastico, indicava linee di condotta per tutti, rimproverava con forza, quasi con violenza, preti infedeli, vescovi mediocri, papi non all’altezza della situazione, perfino un imperatore della tempra di Federico Barbarossa».

Quale il taglio di questa rigorosissima ricerca? «Il nostro testo vuole essere direttamente teologico, riportando tutto a questa intenzione fondamentale e lasciando in disparte quanto non interessa la riflessione teologica».

La vasta produzione scientifica di Ildegarda viene così considerata con un’ottica peculiare, a partire cioè dai suoi presupposti fondamentali: «la concezione integrale (olistica) dell’uomo, tipica della santa, come, del resto, dell’intera tradizione cristiana. La scienza (come era ai suoi tempi) al servizio di una completa antropologia cristiana».

Le sue anticipazioni, espresse nel linguaggio simbolico, oggi sono riconosciute: la Chiesa-mistero «che colloca Ildegarda un passo avanti (un enorme passo avanti) rispetto al concilio Vaticano i e la porta fino alle soglie del concilio Vaticano II. Quando l’ecclesiologia, dopo secoli e secoli della sua storia, riesce finalmente a partire, secondo la nota espressione di Congar, col piede giusto».

Nella stessa linea ancora la sua rivelazione della creazione fatta per amore e non tanto per la gloria di Dio: «Una concezione che i fautori del cristianesimo moderno sottolineano con forza perché è l’unica consona alla natura di Dio, che è amore, solo amore, sostanzialmente amore».

L’interessante vicenda della Anima mundi «sfociata oggi nella concezione del panteismo che invade sempre di più, estensivamente e intensivamente, il mondo della teologia e della scienza».

Se si considera la donna Ildegarda «emerge una donna forte, intelligente, attiva, che non ha nulla da invidiare all’uomo in generale e nemmeno all’uomo riuscito e impostosi per le sue doti eccezionali. Non sa ancora cos’è il femminismo, ma opera come se ne fosse una convinta sostenitrice e propagandista, precorrendo di secoli il tempo che verrà».

L’autore si dichiara sorpreso e ammirato di un aspetto straordinario nella teologia di Ildegarda: «La possibilità di un superamento (non una dimissione) della filosofia dell’essere in favore della filosofia dell’amore, che ha trovato in Teilhard de Chardin il suo grande interprete».

Se profeta è colui che parla in nome di Dio, Ildegarda è stata profetessa perché parlò nel nome di Dio ma, nel contempo, fu una «mistica che ragiona».

L’analisi delle opere e delle visioni apre il volume e inquadra la monaca Ildegarda, prosegue indagando il problema di Dio, la cristologia, la teologia della creazione, il problema dell’uomo, il mistero della Chiesa, l’escatologia. La parola conclusiva è lasciata alla catechesi su Ildegarda dell’8 settembre 2010 di Benedetto XVI. 

Una ricerca che non si chiude in se stessa ma si apre a un’ulteriore spazio teologico, a quell’interrogativo, sempre arduo e doloroso, che solca i secoli e le coscienze dei pensanti: il problema del male. Frosini parte da Ildegarda, nucleo centrale, porge con ordine il pensiero simbolico di Ildegarda dandovi una forma strutturata e giunge a una teologia dell’amore.