Immigrazione. L’analisi e le proposte del Ministro Minniti

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Riteniamo utile riportare la sintesi del dibattito che si è tenuto a Civiltà Cattolica, qualche mese fa, con il Ministro dell'Interno. L'accoglienza della rivista dei gesuiti italiani è stata molto calda, tanto da accreditare Minniti, non casualmente, come un interlocutore privilegiato dei Padri della Compagnia. Alla luce del dibattito di questi giorni sulla linea di fermezza del Viminale a riguardo dell'immigrazione clandestina, con l'adesione autorevole del Presidente della Conferenza Episcopale, Card. Gualtiero Bassetti, questa nota presenta un contenuto di primario significato. In sostanza, aiuta a capire meglio i termini della questione è inquadrare, sul punto, la convergenza tra Chiesa e Stato nel segno della comune responsabilità nella equilibrata funzione umanitaria dell'Italia. L.D.

 

L’Africa specchio dell’Europa. Due terre dai destini connessi sul fenomeno epocale dell’immigrazione. Un gigantesco traffico di esseri umani mondiale in cui le democrazie dell’Unione Europea rischiano di perdere se stesse. Stroncarlo, senza perdere i connotati della democrazia, è la grande sfida che accompagnerà per un lungo periodo il futuro del Mediterraneo. L’Italia, dunque, dovrà giocare la sua partita sui flussi migratori fuori dai confini nazionali, in Africa centrale. È la stabilizzazione della Libia il punto chiave della gestione dell’immigrazione. Secondo l’Agenzia europea Frontex nel 2016, rispetto al 2015, i flussi della rotta balcanica occidentale e orientale sono diminuiti rispettivamente dell’86% e del 72%, mentre la rotta del mediterraneo centrale registra un aumento del 18%. Uno dei due confini europei, quello dell’Europa centrale, è pertanto fuori controllo. Qualcosa non ha funzionato, l’Europa non ha fatto tutto quello che avrebbe dovuto. È mancato un modello di integrazione. La sola accoglienza genera uno stato di emergenza che mettere a repentaglio la sicurezza dei Paesi. Sono alcuni dei punti fermi sul tema del fenomeno delle immigrazioni, posti dal Ministro Marco Minniti, il 22 aprile a Roma presso la sede de La Civiltà Cattolica, nell’ambito dei percorsi di formazioni politica CONnessioni–ORIZZONTE EUROPA- Immigrazione, sicurezza e integrazione, che ha dialogato con lo scrittore de La Civiltà Cattolica, P. Francesco Occhetta S.I. e il centinaio di giovani presenti.

Fare l’equazione immigrazione e terrorismo è tecnicamente sbagliato, ha subito voluto sgomberare il campo il Ministro Minniti, spiegando che sarebbe anche in grado di dimostrarlo. Tuttavia, esiste un nesso tra mancata integrazione e terrorismo, basta osservare quello che è successo da Charlie Hedbo ai giorni nostri. Quelli che hanno compiuto gli atti terroristici, non vengono dalla Siria o dall’Iraq, sono francesi ed europei. Stanno venendo al pettine i nodi della assenza d’integrazione. Il quartiere Molenbeek nel cuore di Bruxelles con quelle caratteristiche è emblematico. L’ultimo attentato di Parigi realizzato 48 ore prima le elezioni presidenziali, che saranno cruciali per la Francia e per l’Europa ha un alto valore simbolico, secondo il Minniti. Lo stesso, posto in successione temporale con gli altri tre, che hanno colpito l’Europa negli ultimi tempi, a Berlino durante le festività natalizie, a Londra durante il questions time e a Stoccolma vicino al luogo dell’attentato del 2010, faemergere che non appartengono alla stessa regia, sono fatti da singoli e piccoli gruppi. Sono fatti che fanno intendere il livello della sfida, che non terminerà quando Islamic State sarà sconfitta militarmente. Secondo Minniti nei prossimi mesi si dovrà affrontare una eventuale rotta militare che non fermerà la parte terroristica. Islamic State ha costruito negli anni la più imponente regione straniera moderna del mondo. Una parte sarà sconfitta sul campo, l’altra parte tornerà per mettere in discussione i principi fondamentali delle democrazie europee. È questo il significato simbolico degli attentati durante le elezioni o i lavori parlamentari per il Ministro dell’Interno, si intende influire sulle elezioni con la paura. Una democrazia rischia di perdere se stessa a causa della paura, di essere più fragile. Alla sfida terroristica non si può reagire perdendo i connotati della democrazia. Una sfida complicata dunque di fronte alla quale emergono tutte le fragilità delle strutture multilaterali come l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
 
L’Unione Europea è un ideale non bisogna abbandonare, tuttavia, non sfugge che sta attraversando una fase di scacco e una parte di questo scacco si giocherà nella sequenza di elezioni del 2017. Ciò che manca in Europa è la connessione tra i popoli e tra i temi delle agende nazionali dei singoli Paesi. L’immigrazione è uno di essi, per cui l’Europa non ha fatto ciò che avrebbe dovuto.
 
“È necessario mettere a punto una prospettiva di governo dell’immigrazione del mediterraneo centrale che coniughi il principio dell’accoglienza e il principio della solidità della democrazia”. È l’assunto fondamentale del Ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti. Una democrazia regge solo se sono garantiti i diritti di chi è accolto e i diritti di chi accoglie. Il cuore della questione è in Africa centrale, se starà bene quel continente, lo sarà anche l’Europa. Esiste una connessione di destini che necessita una grande politica di sviluppo tra l’Europa e l’Africa, sul terreno del raffreddamento dei conflitti e delle crescita delle democrazie. In Africa c’è un grande problema di formazione di classi dirigenti che noi abbiamo proposto di formare in Italia. “Nasce da qui dunque l’ossessione con la quale abbiamo cercato di perseguire la stabilizzazione della Libia. Nel 2016 circa il 90% dei flussi migratori sono arrivati dalla Libia, all’inizio del 2017 la percentuale è arrivata al 97%, ma il dato è che tra loro non ci sono libici, per cui ho spiegato tecnicamente che i rimpatri forzati non si possono fare perché non sono libici”.
 
Diventa fondamentale per Minniti stabilizzare la Libia per stroncare il traffico illegale di esseri umani. Il governo dei flussi migratori dalla Libia consente meglio di affrontare il tema in Italia. “L’Italia ha fatto sforzi straordinari, ma se ci limitiamo all’accoglienza degli immigrati senza pensare all’integrazione, è in pericolo il futuro del nostro Paese. È necessario costruire un modello di integrazione, perché se posso spiegare tecnicamente che non c’è un nesso tra immigrazione e terrorismo, posso dire però che esiste una connessione tra mancata integrazione e terrorismo”.
 
“L’immigrazione illegale è quella che porta tecnicamente all’emergenza. Per contrastarla è necessario un progetto politico, perché un Paese come l’Italia, che ha una grande democrazia, non può essere condannata a diventare hotspot del mediterraneo– ha spiegato Minniti-. La politica è pensiero, è lo strumento per cambiare, se si allontanasse dal pensiero, non produrrebbe cambiamento”.
 
E così nel nel tempio dei gesuiti il Ministro Minniti ha concluso il suo dialogo condividendo con i ragazzi dei percorsi di formazioni politicaCONnessioni–ORIZZONTE EUROPA il suo progetto politico di gestione dei flussi migratori: “Il progetto che ho in testa va oltre i confini nazionali e si regge su tre pilastri: accoglienza, integrazione e sicurezza”.In linea con alcune delle riflessioni di Padre Francesco Occhetta che nell’introdurre i lavori ha sottolineato che la politica ha bisogno di tornare a desiderare, perché la verità si costruisce sempre insieme, in dialogo tra diversi e non la si impone”. Michela di Trani