IMPRESE E INVESTITORI IN FUGA DA ROMA E DAL LAZIO. I MOTIVI : DEGRADO E INFRASTRUTTURE DI SERIE B

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Non solo Almaviva, Gruppo Nova, Sky, Mediaset, Esso ed Erg, ma anche case farmaceutiche, agenzie di informatica e aziende di alta moda. Le grandi industrie stanno fuggendo da Roma e dal Lazio, scoraggiate – per non dire terrorizzate – dalla bassa qualità dei servizi e da una rete di trasporti inefficiente quanto lontana dall’essere al passo con lo sviluppo tecnologico che altre metropoli europee hanno invece avviato nel corso di questo terzo millennio.

 

Dunque, non basta più la bellezza storica e figurativa della città eterna per fare in modo che le aziende mantengano le loro location presso postazioni uniche al mondo (vedi il Palatino, da dove Mediaset sta lentamente ma inesorabilmente traslocando verso Cologno Monzese) o in quei siti in cui sono radicate da anni (vedi Sky, che ha predisposto un piano di delocalizzazione della sede di Via Salaria, luogo circondato da centinaia di prostitute, campi rom e impianti di trattamento dei rifiuti urbani). E’ allarme vero, che la stessa cittadinanza sta percependo a proprie spese, vivendone quotidianamente situazioni e umilianti disagi. Solo che i grandi manager e i ricchi investitori hanno finito la pazienza, e allora decidono, poco alla volta, di stanziare altrove i loro fondi. Come ad esempio e tanto per cambiare, al nord Italia.

 

Purtroppo, il fenomeno sta interessando la quasi totalità dei settori produttivi. Italchimici ha già trasferito a Milano molti operatori, mentre Sigma-Tau, uno dei colossi della farmaceutica, sta predisponendo la ricollocazione logistica dei suoi dipendenti di Roma. Cosa dire di Esso, gruppo da quasi un miliardo di sterline di utili, che ha spostato alcuni suoi comparti romani a Genova? E come i grandi gruppi, anche decine di micro-imprese meno conosciute ma altrettanto importanti poiché producono lavoro e fatturato, vogliono andarsene dalla capitale e dal Lazio.

 

Delocalizzazione significa anche esuberi, licenziamenti. Significa che molti lavoratori non hanno la possibilità di trasferirsi per vari motivi. E delocalizzazione significa, per tutti i piccoli gruppi che orbitano intorno alle grandi catene commerciali (ditte di manutenzione, imprese di pulizia, informatici e autisti), rimanere senza impiego o perdere l’appalto. Tutto ciò che il degrado, la sporcizia e lo stato di assoluta inefficienza dei servizi di Roma stanno producendo, lo conosciamo, ragion per cui non si può biasimare chi crea ricchezza e decide di andarsene. E talvolta, degrado e sporcizia – che non significano necessariamente rifiuti in strada, bensì anche aree verdi non curate, illegalità, automezzi obsoleti e strade sfasciate – provocano disoccupazione e molti meno investimenti.