Io (non) leggo e tu?

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In una nota libreria di catena, a Roma, chi scrive è alla ricerca di un saggio di Carlo Ginzburg (Paura, reverenza, terrore edito da Adelphi), uno dei nostri maggiori storici contemporanei.

Un testo importante, anche se non più recentissimo, che probabilmente resterà a lungo nel dibattito culturale e storiografico. La giovane commessa della libreria fa segno di voler verificare lo spelling dell’autore: “Karl…scusa come fa di cognome?” “Guarda che l’autore è italiano…si chiama Carlo Ginzburg”.

 

Risolto l’equivoco, si scopre che nel negozio esiste una copia del suddetto volume. La ragazza si avvia però verso un sottoscala, dove giacciono gli scatoloni dei libri non ancora aperti (e che presumibilmente, se nessuno li ordina, saranno destinati al macero) e alla fine ritorna con il testo richiesto.

 

La vicenda è indicativa di un certo lassismo culturale, fenomeno in realtà antico in un Paese come il nostro con gli indici di lettura pro capite tra i più bassi al mondo. E’ purtroppo noto che un italiano su due non legge più di un libro all’anno. Come si è parlato sui media, anche in tempi recenti, di un deficit nella selezione della classe dirigente, esiste un’analoga lacuna nella formazione degli operatori culturali, almeno nel settore librario.

Spesso, infatti, i librai non conoscono i testi pubblicati (se non sommariamente) né sanno consigliarli correttamente ai potenziali lettori. In altre attività commerciali questo non avviene, anzi chi ci lavora ha piena consapevolezza del valore del prodotto offerto e delle principali strategie di marketing per venderlo.

 

In Italia non è mai esistita una seria politica culturale per il libro, al di là di qualche estemporaneo “invito alla lettura” rivolto da più parti. Da segnalare, la recente campagna #Ioleggoperché composta perlopiù da spot pubblicitari in cui testimonial del mondo della cultura e dello spettacolo (si) raccontano con un libro in mano.

Non si conosce dunque l’ampiezza né i limiti attuali del mercato editoriale italiano e le principali fiere editoriali italiane (Tempo di Libri a Milano e il Salone del Libro a Torino) pensano soprattutto a farsi concorrenza tra loro.

 

Chi compra libri abitualmente lo fa sul Web, attraverso i principali siti di blockbuster oppure frequenta piccole librerie fidate. Chi non compra, difficilmente sarà incentivato all’acquisto nelle attuali condizioni delle librerie di catena, sovraffollate di bestseller e spesso carenti di testi rari e preziosi.