IUS SOLI

 

 

Il dibattito politico di questi giorni, è incentrato sullo ius soli. Nel Parlamento ma anche fra la gente se ne parla molto in quanto tocca molto da vicino vari aspetti della vita comunitaria.

Il solco che separa i favorevoli dai contrari è molto profondo ed è naturale che sia così stante la dimensione del fenomeno. La problematica merita senz’altro molta attenzione e un necessario approfondimento stante la delicatezza che riveste e per i risvolti sociali che essa può provocare.

Premesso che dell’accoglienza si deve sempre farne una ragione di solidarietà umana, non è possibile non valutare le condizioni che si vengono a creare di fronte a una società che deve fare i conti con i fenomeni migratori che stiamo vivendo la cui conclusione non è dato sapere quando avverrà. Infatti gli sbarchi di migliaia e migliaia di migranti, uomini, donne e bambini, sembra che allo stato attuale, non finiscano mai. Oramai sono milioni le persone sbarca in Europa passando prevalentemente per quelle italiane.

Lo spostamento di massa delle popolazioni provenienti dai Paesi orientali, prevalentemente di religione islamica e senza distinzione di colore di pelle, riempiono i nostri territori, creando situazioni di grave emergenza solo per affrontare la prima accoglienza.

Le ragioni del fenomeno sono note: vanno dalle guerre scoppiate nei paesi di provenienza, dalla miseria e dalla povertà di quei territori ma anche da altri fenomeni meno conosciuti, probabilmente nascosti da organizzazioni internazionali di stampo terroristico e o delinquenziale di vario genere.

E oggi, il nostro Stato, alla stessa stregua di altre nazioni occidentali, sta per varare a legge denominata “ius soli” che fissa regole affinché i migranti e i loro figli nati nel nostro Paese possano ottenere il titolo di cittadini italiani. Ovviamente favorevoli e contrari alla legge non si contano. Essi esprimono considerazioni basate per lo più a superficialità che si manifestano principalmente con slogan vari i quali impediscono un’analisi articolata come l’argomento richiederebbe per capire e gestire meglio il fenomeno in corso.

Infatti, riflettere sulle condizioni utili a ridurre da un lato, i notevoli spostamenti di massa con interventi degli Stati occidentali direttamente in quelli di provenienza e, dall’altro, quanto sia utile o meno una legge come la ius soli che non considera quali saranno le ripercussioni nella società europea che subisce fortissime immissioni di genti con storia e cultura socio-religiosa diversa dalla nostra.

Quindi non bisogna affatto sottovalutare il notevole numero di persone che entrano nel nostro Paese e che potrebbero generare la mancanza di un equilibrio innanzitutto numerico rispetto gli autoctoni definendo in questo modo una società disarmonica e, fors’anche, conflittuale per le profonde diversità non integrabili tra loro.

Si tratta ora di capire meglio dove va a finire la nostra vecchia europa senza che ci sia una seppur minima pianificazione e programmazione che ponga le condizioni per modellare una società sì multietnica ma che sia armonizzi in tempi e modi confacenti al buon vivere comune. Diversamente i problemi sarebbero notevoli e probabilmente non rimediabili. E quindi, anche la questione della ius soli dovrebbe essere maggiormente sedimentata con una ponderazione che abbassi i rischi che porta con se. Un referendum popolare potrebbe essere auspicabile! Ovviamente queste sono solo delle prime riflessioni che richiedono di ritornarci sopra tra qualche tempo.