IN KENYA SI IMPARA A SCRIVERE CON UNA APP «MADE IN ROMA»

 

 

(Servire l'Italia)

 

Si chiama «Sema Land» e l’ha creata Lucrezia Bisignani, 26 anni, che si è trasferita in Africa dove sta alfabetizzando centinaia di bambini. La sua storia comincia in un liceo a Roma, e con i suoi tentativi di fare l’attrice. Poi un viaggio in Usa e la decisione di fondare una startup. «Siamo stati selezionati da Elon Musk», racconta «Era il 2002 e visitavo un villaggio in Africa. La scuola era così diversa dalla mia. Avevo undici anni e non capivo perché. Ma ho pensato che avrei cambiato la situazione di quei bambini».

Si toma sempre alla casella di partenza, seguendo la storia di Lucrezia Bisignani. E chissà se la 26enne di Roma avrà mai lanciato i dadi al gioco dell’oca. Di certo, 15 anni dopo, Lucrezia è dove diceva di voler stare. Risponde da Nairobi, la fondatrice di Kukua. Dove coprendo distanze improbe, segue i bambini che imparano a leggere e a scrivere usando la sua app. «Sema Land è un’applicazione per smartphone che insegna ai bambini dai 5 ai 10 anni a leggere, scrivere e fare di conto. Per insegnare, l’app utilizza personaggi, musiche, animazioni, giochi e storie legati alla cultura africana.

La metodologia è stata studiata da esperti di alfabetizzazione e psicologi cognitivi», spiega al Corriere della Sera Lucrezia Bisignani, figlia di Luigi, giornalista coinvolto in varie inchieste. La 26enne di Roma è cofondatrice di Kukua, startup nata a San Francisco. Gli Stati Uniti restano una tappa fondamentale per Lucrezia, arrivata alle baraccopoli di Nairobi dopo un percorso che di classico ha ben poco. «A Roma ho frequentato la Marymount International School. Poi a 16 anni sono andata in collegio al St. Clares International di Oxford, dove ho preso la maturità. Ma volevo fare l’attrice, era quello che sognavo». Il passaggio alla realtà, però, non segue una sceneggiatura già scritta. «Tornata a Roma, preparo giorno e notte le audizioni a cinque accademie diverse.

Due monologhi e una canzone, ogni volta. Non sono stata presa in nessuna accademia. Ho tutte le lettere appese in camera, la più grande lezione della mia vita». In realtà una lettera d’ammissione arriva e a firmarla è l’accademia di Oxford. Ben presto però arrivano anche gli Stati Uniti. «Venni messa in contatto con l’acceleratore di startup Mind the Bridge, per andare a fare uno stage a San Francisco. Allo stesso tempo venni assunta da Facebook Italia e dovevo decidere cosa fare. Convinsi i miei genitori a finanziarmi il viaggio. Fu la scelta migliore della mia vita, avevo 20 anni». Di solito, un’età in cui si firma l’iscrizione al secondo anno. «Lo studio è parte di ogni mia giornata. Ma non ho mai frequentato l’università, né lavorato in una società che non fosse la mia per più di 6 mesi». In realtà Lucrezia a San Francisco frequenta anche la Singularity University. «La mia crescita è stata esponenziale in quei tre mesi alla NASA. Sono grata ai miei genitori che mi hanno lasciata fare».

In Singularity conosce Alex, il socio con cui fonda Kukua, «startup con la missione di sconfiggere l’analfabetismo infantile con l’uso della tecnologia». Si torna così alla casella di partenza. All’Africa e a quella scuola di 15 anni fa. «Non siamo stati selezionati nella competizione lanciata da Elon Musk, per incentivare lo sviluppo di app per insegnare a leggere e scrivere. Ma quando guardo le foto che i genitori ci mandano mentre i figli usano l’app qui in Kenya, sento che abbiamo vinto». I dadi possono tornare in scatola.