LA GUERRA ALLE NOSTRE PORTE. BOMBE SULLA SIRIA. L’ITALIA RISCHIA MOLTO

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L’attacco alla Siria, sferrato alle tre di questa mattina da USA GB e Francia, al momento sembra configurarsi come un atto di guerra selettiva, contro obiettivi militari e senza vittime tra i civili. Bisogna attendere le prossime ore per capire sé questa rappresentazione risponda effettivamente alla realtà dei fatti. L’operazione è stata resa possibile dal diverso atteggiamento del governo turco, dopo una lunga fase di ostentata vicinanza alla Russia e all’asse Siria-Iran. Ad Ankara si definisce “attacco appropriato” quanto innescato dai tre Paesi occidentali.
 
La Russia per adesso è cauta, Israele invece nostra i muscoli. Tutto lo scacchiere medio-orientale registra questa pericolosa escalation bellica a scopo ammonitorio, tesa a sanzionare con la forza l’uso da parte di Assad di armi chimiche. Non si tratta, in senso stretto, di un atto di guerra della NATO, se anzitutto si tiene conto dell’assenza dell’Italia. La Francia inoltre, Paese con un piede dentro e un piede fuori dell’Alleanza atlantica, coglie l’attimo e s’inserisce nella partita con la presunzione di tornare a incidere negli equilibri del Vicino Oriente. 
 
L’Italia ha fatto bene a tenere una posizione di equilibrio, non contestando le ragioni di fondo della rappresaglia occidentale, ma senza lasciarsi coinvolgere in un intervento che ancora una volta, nella martoriata regione che si estende ai lati dell’Eufrate e per chilometri di costa s’affaccia sul Mediterraneo, offre lo spunto alla Russia per ergersi a paladina della pace. È dubbio infatti che questo raid possa indebolire Putin e il suo alleato principale, il dittatore di Damasco. A caldo, Mosca ha reagito con prudenza limitandosi a denunciare quella che secondo la diplomazia del Cremlino è una palese violazione del diritto internazionale. 
 
In attesa di conoscere eventuali (e non improbabili) “collateral damnage”, l’allarme è già molto alto. L’Europa può essere esposta a pericoli diretti e indiretti. Per questo l’Italia traballa, mancando la definizione di un nuovo quadro di governo. La supplenza del Quirinale, espressa sotto forma di incessante sollecitazione a fare presto, è l’unica garanzia di fronte alla perdurante conflittualità tra le forze politiche, in specie tra quelle uscite rafforzate dalla competizione elettorale. Con la guerra alle porte, Mattarella si presenta a tutti gli effetti come il solido presidio morale del Paese. Ma la sua solitudine rispecchia la fragilità che segna, ancor più dopo il 4 marzo, la politica italiana.