LA POLITICA NON SI NASCONDA DIETRO ALLE REGOLE ELETTORALI

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Sulla legge elettorale speriamo che la Camera eviti una ennesima brutta figura. Piuttosto che finire come la volta scorsa - e le condizioni non sono oggi diverse - meglio una realistica presa d'atto della situazione. 
Se bisogna correre il rischio di riprovare, che almeno valga la candela: che sia per un sistema elettorale capace di fare veramente una sintesi virtuosa tra rappresentanza, trasparenza delle posizioni e stabilità dei governi.

Personalmente ritengo che ripartire dal modello impropriamente chiamato tedesco sarebbe una sciagura. Ero contrario a quella proposta - sostenuta da quasi tutti i grandi partiti e poi naufragata - e lo sono oggi ancora di più. 

Scegliere un sistema proporzionale puro, affidando solo alla soglia del cinque per cento le aspettative di governabilità, significa arrendersi a priori ad una legislatura segnata da instabilità e ingovernabilità, senza neppure tentare di proporre ai cittadini progetti di governo chiari e trasparenti. 

Una politica coraggiosa e lungimirante prenderebbe atto del sistema vigente dopo le sentenze della Corte e si organizzerebbe per utilizzarlo con proposte unitarie e concorrenti: chi supera il 40 per cento alla Camera governa; di fatto anche al Senato. Certo, nessun partito da solo può farlo. Bisogna costruire alleanze. E le alleanze mettono in discussine equilibri e convenienze. E devono essere fatte prima del voto. 
La politica - se ancora c'è - conta di più dei meccanismi elettorali. 
L'ha capito molto bene Silvio Berlusconi, che si dimostra un vero leader politico.
A prescindere dal sistema elettorale, la coalizione di centro destra lui l'ha consolidata. 
Essa sarà in campo (con le sue componenti radicali e moderate) utilizzando gli strumenti che la legge elettorale prevederà: maggioritario o proporzionale puro; liste coalizzate o listone unitario. 

Perché, appunto, "prima" viene la politica.
Nel centro sinistra si fa esattamente il contrario.
Le responsabilità sono diffuse e ben ripartite.

La leadership del PD ha giocato a dividere e a forzare; a sinistra del PD si pensa a costruire un nuovo centrosinistra "alternativo" al PD renziano; nelle aree centriste si è assistito ad un balletto di equivoci e di doppi tavoli di trattativa. 
Stando così le cose, ne uscirà un pasticcio inenarrabile e spianerà la strada ad un centro destra - a guida "moderata" ma con l'anima fortemente radicale - che apparirà agli elettori italiani e ai partner europei, sopratutto tedeschi, l'unica barriera contro il rischio di una pericolosa deriva grillina. Turandosi il naso, molti penseranno così. 

Una sinistra che - pur nelle sue diverse articolazioni - non voglia abiurare al proprio dovere di guidare i processi politici e un centro che si ricordi di Degasperi e abbia ben chiaro il valore del "confine a destra" non possono rassegnarsi a questo scenario.