la Rete Bianca, il terzo tempo dei cattolici in politica

 

 

Lo ha voluto la provvidenza l’incontro di martedì otto maggio a Roma intorno alla “Rete Bianca” e le prospettive legate a questa bella ed evocativa  espressione proposta da Giorgio Merlo. E’ stata la provvidenza perché stiamo vivendo una emergenza democratica e i cattolici hanno il dovere di esserci contro la tempesta di avventurismo/velleitarismo che sta investendo il Paese, consapevoli di un possibile passaggio autoritario al quale dover reagire.
    Alle volte sembra che ci siano accelerazioni improvvise nel corso degli avvenimenti, ma non è così: ciò che si manifesta all’improvviso è l’epilogo di un processo che si è svolto nel corso del tempo. 
 
    E’ la situazione di oggi, determinata dalla lunga mancanza di un baricentro politico nel Paese. La  campagna elettorale e gli oltre due mesi trascorsi dopo il voto del 4 marzo sono stati vissuti e gestiti dagli attuali personaggi sulla scena con l’arroganza del maggioritario dentro un contesto politico elettorale del tutto diverso, di segno proporzionale, che implicava sincere mediazioni e non la logica del prendere o lasciare: ho avuto un voto in più dunque ho vinto io e comando io.
 
     Rispetto a tutto questo – insisto – parlo di provvidenza dell’incontro dell’otto maggio  e della idea di una Rete Bianca.  
     Una volta Giuseppe Tornatore, il regista, mi dette l’immagine della dissolvenza. In un film la dissolvenza è quell’attimo in cui non c’è più la scena iniziale ma non c’è ancora quella successiva: è l’attimo in cui lo spettatore non sa come la storia continuerà.
 
    Noi cattolici siamo dentro questa dissolvenza, e la nuova scena sarà quella che stiamo preparando noi stessi. Ci sono i momenti nei quali è necessario che il precipitato di un processo si solidifichi. Stuart Mill diceva che la polvere non pesa sulla bilancia della politica, occorre qualcosa di corposo.  
         Sturzo fece l’appello ai liberi e forti e dette il via al Partito popolare. De Gasperi scrisse, o meglio riscrisse le Idee ricostruttive e dette l’avvio alla Democrazia cristiana.
 
     Oggi non  abbiamo tra noi queste personalità straordinarie, ma c’è un dato corale rappresentato da tutti noi e dalle esperienze innumerevoli fatte da ciascuno di noi in questi ultimi anni. 
     Non siamo in grado di dare vita a un partito unitario, ma siamo in grado di dare vita una federazione tra tutte le nostre esperienze e movimenti di questi anni. Abbiamo il nome: la Rete Bianca. Intorno a questo nome abbiamo le nostre idee da proporre ai cittadini: un’idea della società, inclusiva, un’idea delle istituzioni, partecipative, un’idea dello sviluppo, solidale. 
 
    Presentiamo la Rete Bianca come nuova realtà federativa: perché questo, inizialmente di tipo federativo, è il terzo tempo del cattolicesimo politico italiano oggi, dopo l’antico Partito popolare e dopo la Democrazia Cristiana. Fedeli all’insegnamento di Luigi Sturzo indichiamo una rete di cattolici, fra cattolici,  non dei cattolici. 
    Spieghiamo le nostre opzioni e proponiamoci di aggregare altri soggetti ed esperienze dentro una comune visione del Paese e una comune cultura delle coalizioni. Prepariamoci organizzativamente e, quando si tornerà al voto, presentiamoci per diventare una autonoma realtà parlamentare. 
     Può essere il PD nostro interlocutore? Dipende da come esce dalla sua attuale disastrosa situazione interna. Sollecitiamoli a farlo. Un PD con Graziano Delrio segretario del partito e Paolo Gentiloni candidato premier è una prospettiva possibile di raccordo politico.
 
    Soprattutto abbiamo il dovere di denunciare ai cittadini il segno avventuroso dei 5 Stelle e della Lega, opponendo loro la proposta di un governo del lavoro e della piena occupazione come reale risposta alle attese di milioni di famiglie italiane. Il terreno di sfida è la democrazia del Paese, contro il rischio di una involuzione populista e antieuropea.