La Rete Bianca, il terzo tempo dei cattolici in politica

 

 

Caro Beppe,
 
grazie per il tuo intervento. Come al solito, dici cose interessanti ed intelligenti.
 
L'immagine della " dissolvenza" è intrigante e, da uomo con trascorsi di televisione, non posso fare a meno di ricordare cosa diventano le dissolvenze in mano a bravi montatori e cosa, invece, in mano a quelli meno capaci. L'importante, comunque, che la " dissolvenza" non serva a " camuffare" le carenze presenti nella scena precedente....
 
Sono d'accordo con te che stiamo vivendo una stagione particolare. In qualche modo felice per le nostre prospettive le quali mai, negli ultimi 25 anni, sono state tanto potenzialmente positive. Se solo si trovasse la capacità d'imboccare la via giusta. Quella basata su capacità di analisi, intelligenza politica, coraggio e continuità e, soprattutto, chiarezza.
 
La Provvidenza, ammesso che si possano tirare in ballo cose serie mentre si parla della politica italiana e delle nostre modeste forze, sembra se non intervenire, almeno, indicare degli spiragli per gli uomini di buona volontà.
 
L'8 maggio scorso, così come nel corso del successivo convegno del 12, abbiamo sentito forte l'espressione dell'attesa e udito tante lodevoli intenzioni che sembrerebbero giungere, finalmente, a sboccare lungo quel percorso che da tempo alcuni di noi hanno seguito in piena sintonia con le sollecitazioni di mons. Simoni e di altri  uomini di fede e di Chiesa.
 
Sia ricordato per inciso: anche alcuni amici organizzatori degli incontri dell'8 e del 12 maggio, così come altri, ritennero opportuno non coinvolgersi in un disegno che sarebbe stato importante perseguire già a partire dal 4 marzo. Cioè quello di un pieno impegno sul piano dell'autonomia di un rinnovato movimento di cattolici democratici e di una precisa, per quanto non ottusa, assunzione di responsabilità, sia rispetto alla destra, sia alla sinistra.
 
Si tratta, allora, di dare corso ad una profonda e leale  riflessione su responsabilità singole e collettive. La chiarezza può costituire la prima cifra per ogni eventuale ripartenza comune. Soprattutto, un'onesta analisi del passato può servire a non far ricadere negli stessi errori.... magari,  non appena si dovesse tornare in clima elettorale. 
 
Si è concluso un ciclo storico e in molti, ora, vogliono provare ad effettuare quella che Aldo Moro avrebbe chiamato una ricomposizione, umana e politica..
 
Non siamo sicuri, però, di trovarci nella condizione di poter dare vita ad un lucido progetto di stampo moroteo. In grado cioè di farci raggiungere un livello più avanzato, in vista di un processo di ulteriore, possibile evoluzione del Paese e dei suoi equilibri politico istituzionali.
 
Siamo di fronte, in realtà, ad un grave stato di necessità indotto da quella che qualcuno ama chiamare “ irrilevanza”. Vera premessa della generale nostra sconfitta segnata dalle elezioni del 4 marzo.
 
E’ difficile scomporre e ricomporre una irrilevanza. 
 
Soprattutto se manca la capacità sufficiente ad indagare e penetrare le ragioni di un tale stato di cose.
 
Credo che dobbiamo prendere atto del fatto che il mondo cattolico si mostri in gravi difficoltà nel proporre adeguatamente una politica.
 
Soprattutto, perché denota carenze nel prospettare soluzioni condivise al complesso della società italiana o, almeno, ad una sua ampia parte.
 
L'immagine della " rete" è suggestiva. Necessità di contenuti perché noi non dobbiamo metterci insieme per rispondere ad una nostra esigenza personale o collettiva. Bensì,  perché abbiamo la consapevolezza dell'importanza della fase del tutto nuova che ci è dato di vivere.
 
Una fase che, ancora,non comprendiamo pienamente. Di essa, avvertiamo la possente forza,  in quanto frutto di un sommovimento in grado di coinvolgere la vita e le attese di decine di milioni di persone. A tutto ciò può adeguatamente rispondere una nuova classe politica decisa ad ispirarsi alla Dottrina sociale della Chiesa.
 
La Dottrina sociale della Chiesa non è neutra. Essa richiede un’assunzione di responsabilità precisa e anche questo spiega le divisioni presenti nel mondo cattolico. Molti preferiscono cavarsela con un meno impegnativo Umanesimo cristiano.
 
A mio avviso, il primo obiettivo deve essere quello di reagire alla scomposizione sociale frutto anche delle politiche più liberiste sostenute dal Ppe e dai suoi rappresentanti in Italia, che hanno mortificato lavoro, impresa e la cosiddetta economia reale. 
 
Mi chiedo allo stesso tempo, però, se gli amici della sinistra abbiano indicato qualcosa di meglio, soprattutto, per l'assenza di quella coerenza politica di cui tutti sentiamo il bisogno.
 
Certo, alla luce della situazione del Pd, anche persone come Gentiloni e Delrio possono apparire degli scogli cui abbarbicarsi.
 
Credo, invece, che a noi venga chiesto di prendere " il largo" verso cui spingono i venti delle nuove prospettive. Non vedo proprio a cosa possa portarci il continuare ad attendere questo Pd.
 
Anche i rischi della tenuta del " quadro democratico", verso cui  giustamente è sollecito da tempo Ciriaco De Mita,  non possiamo pensare di veder contrastati da un partito con gravi problemi al proprio interno e finito troppo " distante"  dalle reali esigenze della gente.
 
I convegni dell'8 e del 12, a mio avviso, hanno avuto proprio questo limite: continuare a guardare le cose dei giorni nostri con occhiali cui mancano le " diotrie" corrette,  perché misurate sulle problematiche del passato. 
 
Più volte hai prospettato la possibilità di federare un associazionismo cattolico che, forse, ha raggiunto il massimo del livello di intervento di cui è capace. 
 
A mio avviso, allora,  la rete nuova deve essere tessuta partendo dai nodi solidi e forti rappresentati dalle persone che formano quel patrimonio umano e culturale che il nostro mondo è in grado di offrire. Persone che si sono tenute anche lontane da gruppi ed associazioni. Si tratta di una realtà da cui potrebbe venire l'aiuto a fare emergere valide proposte sull’economia, la finanza, la politica internazionale, la scienza e la tecnologia, il diritto e l’amministrazione della Giustizia. 
 
Infine, una parola, sui rapporti con la Gerarchia.
 
Usciamo definitivamente da un equivoco. Il Papa ha parlato della “ P “ maiuscola da dare alla parola politica.
 
Il cardinal Bassetti si sta spendendo in modo chiaro da tempo, proseguendo sulla scia di quell’appello di Benedetto XVI e del cardinal Bagnasco sulla necessità di fare emergere nuove generazioni di cattolici impegnati in politica e che , per tanti motivi, venne fatto lasciar cadere da esperienze come quella di Todi.
 
Non vedo di cosa altro ci sia oggi bisogno da parte dei laici per decidersi ad un impegno autonomo ed intriso di una propria specifica assunzione di responsabilità.
 
Continuando ad apprezzare le tue sollecitazioni, ti invio un fraterno abbraccio.