L'aggressione del fascismo all'associazionismo cattolico

Il regime fascista, professando un’ideologia totalitaria, non poteva non entrare in conflitto con chi pensava e agiva in modo diverso dal suo. Fin dalla fondazione del Partito Nazionale Fascista, nel 1919, si manifestò subito un’insofferenza per l’esistenza dell’Azione cattolica.

Essa costituiva, infatti, il naturale serbatoio di voti per il Partito Popolare Italiano, anche se non si confondeva con esso e svolgeva un’attività solamente religiosa.

Varie motivazioni vennero addotte per sopprimerla: il fare politica; l’essere ormai un organismo inutile dopo il Concordato del 1929 perché bastava l’impegno del Governo fascista a difendere la religione; la monopolizzazione dell’educazione dei giovani; l’incompatibilità dell’appartenenza alle associazioni del Pnfe a quelle dell’Aci.

La monopolizzazione dell’educazione dei giovani costituì la causa principale dei contrasti tra il regime fascista e gli organismi giovanili di Ac. Per questo, nel 1926 istituì l’Opera Nazionale

Balilla e subito dopo iniziò la soppressione dell’Associazione dei Giovani Esploratori Cattolici e della Federazione delle Associazioni Sportive Cattoliche Italiane (Fasci). Anche le attività ricreative, come i campeggi e le colonie, organizzate da parrocchie e dai circoli giovanili di Ac, vennero proibite, perché riservate solo alle organizzazioni del regimefascista. Pio XI, anche se con rincrescimento, sacrificò alla volontà del regime la soppressione degli

Esploratori e della Fasci, ma restò fermo riguardo all’Ac. Mentre si procedeva per un accordo, raggiunto con i Patti Lateranensi, il Governo fascista, intanto, con circolari riservate, lavorava nel fare inchieste sulle associazioni cattoliche, soprattutto quelle giovanili. Un attacco sistematico e massiccio da parte della stampa del regime contro l’Ac iniziò il 19 marzo 1931, dopo la pubblicazione della circolare sulle Sezioni professionali della Federazione Romana della Gioventù Cattolica Italiana, nota, dal nome dell’autore, come “Circolare Traglia”. L’attacco fu un pretesto. Infatti, nonostante l’intervento della Santa Sede che allontanò il Traglia dalle cariche ufficiali in seno all’Ac, la stampa fascista per mesi lanciò contro di essa accuse di trame antifasciste, seguite ancheda aggressioni e da atti di violenza.

Il 30 maggio 1931 venne attuata in tutto il territorio lo scioglimento di tutti i circoli giovanili cattolicimaschili e femminili di Ac. Pio XI, dopo un primo momento di spiacevole sorpresa, reagì all’atto proditorio del Governo fascista. All’apice della crisi stilò l’enciclica Non abbiamo bisogno, resa pubblica il 5 luglio 1931.

Nell’enciclica il papa denunciò la messa a morte di quanto di più caro stava al suo cuore: l’Azione cattolica. Tutte le accuse mosse all’Ac infatti erano false.

Il vivo desiderio, specialmente nel mondo cattolico, di ricomporre il dissidio tra Chiesa e Stato portò Pio XI a cercare un accordo con Mussolini. L’accordo venne firmato il 2 settembre 1931.

Nonostante l’accordo, fino alla caduta del regime fascista nel 1943, non mancarono in tutto il paese forme subdole di soprusi, di minacce e di persecuzioni alle singole persone solo perché attive nelle associazioni di Ac. La difesa a oltranza dell’Ac da parte di Pio XI portò i suoi frutti dopo la caduta del regime, quando dalle sue file uscirono numerose persone che costituirono la nuova classe dirigente del paese e del primo Governo postfascista.