Luigi Gedda, il medico che parlava di Dio

 

 

(www.lostato.net)

 

Il 26 settembre 2000 tornava alla Casa del Padre il prof. Luigi Gedda, dopo una lunga esistenza dedicata alla scienza e alla fede; il suo nome ai più giovani probabilmente non ricorda nulla, anche per la veneranda età della sua dipartita che fatalmente non trova più nessuno della sua generazione in vita, ma egli ha segnato un epoca, non solo come uomo di fede e scienziato, ma anche e soprattutto come colui che più incisivamente ha caratterizzato il modo di organizzarsi, di formarsi e di essere presente dei cattolici in Italia.

 Se l’Azione Cattolica ha avuto nel xx°secolo l’importanza e la visibilità che la storia le ha riconosciuto e se essa ha espresso le figure che hanno determinato lo sviluppo culturale morale e civile non solo del mondo cattolico ma dell’Italia, lo si deve all’impegno, alla sagacia e alla cultura religiosa e civile di Luigi Gedda. Nato in località Alberini in prov. di Venezia il 23 ottobre 1902 da Giacomo, ispettore di dogana, e Marianna Calderoni, battezzato coi nomi di Luigi, Antonio, Giovanni e Maria il 3 novembre, si trasferì con la famiglia a Torino dove il padre era stato assegnato alla dogana di Porta Nuova nel 1908,mentre,nel frattempo il 25 agosto 1906 a Modane era nata la sua unica sorella Mary, oggi Serva di Dio. Nel 1916 moriva alla giovane età di 37 anni la madre Marianna e questo fu un episodio fondamentale per la evoluzione religiosa del piccolo Luigi, perché la mamma, alla quale era legatissimo, prima di morire gli disse, “non piangere, se così vuole Gesù, perché non lo voglio anch’io? Tu fai sempre il tuo dovere e non dispiacere mai Gesù”.

Fu il testamento spirituale di una donna assai pia, madre esemplare, che forgiò l’animo di Luigi verso una fede fortissima ma concreta, mai illusoria o mitica. Ma quella vicenda fu comunque emblematica ed ebbe una conseguenza potremmo dire profetica ma anche curiosamente si preparava ad affrontare gli esami per accedere dal ginnasio al liceo, Luigi aveva preso, per celia o per pigrizia, l’abitudine di riflettere i raggi del sole da uno specchietto (in Piemonte si chiama “gibigiana”) alla finestra prospiciente dove vedeva sempre intento sui libri un austero signore che nientedimeno avrebbe poi scoperto essere il suo esaminatore! Naturalmente venne rimandato un po’ perché impreparato ma anche perché l’esaminatore, indispettito, lo aveva riconosciuto e fu l’unico neo in una carriera scolastica e universitaria prestigiosa.

Il padre per punizione lo mandò nell’estate a Casale Corte Cerro, sulle Alpi novaresi, paese nativo della madre e lì cominciò a prendere confidenza coi gruppi giovanili cattolici, assai numerosi ma molto divisi tra di loro e in quel momento capì che l’organizzazione e le opere sono il nervo di ogni presenza, soprattutto in quegli anni a cavallo della prima guerra mondiale. Divenne un appassionato lettore di libri d’avventura e organizzando i suoi compagni nella tribù degli UTE che nel 1917 cambiò fisionomia e diventò Circolo di Gioventù Cattolica del quale divenne presidente, il primo di una lunga serie di incarichi e negli anni successivi costituì la “Casa del giovane” dove i soci lavoravano di notte per scavare e portare mattoni. Nel 1918 il padre, risposatosi, trasferì l’intera famiglia a Milano e Luigi completò gli studi al prestigioso Liceo “Berchet”; ma la S. Provvidenza era in agguato! Un giorno incontrando il segretario del cardinale arcivescovo Andrea Ferrari, don Giovanni Rossi, si sentì chiedere come mai non facesse ogni giorno la Comunione e da quel momento prese l’abitudine di prendere l’eucarestia quotidiana prima di andare a scuola, abitudine che mantenne per tutta la vita.

Tramite don Rossi entrò in contatto con mons. Francesco Olgiati, maestro dei propagandisti che la domenica partivano dalla città verso le zone più periferiche della vasta diocesi ambrosiana, per fondare circoli della Gioventù Cattolica. Gli venne affidata la zona dell’alta Brianza che raggiungeva con le ferrovie nord e andando in stazione passava davanti alla chiesa dei PP. Barnabiti dove riposa la salma di S. Antonio Maria Zaccaria che, prima di fondare la congregazione, si era laureato in medicina esercitando la professione a Cremona e Luigi uscendo dalla chiesa era solito fermarsi a vedere i padiglioni dell’Ospedale Maggiore e decise di iscriversi alla facoltà di medicina, che frequentò prima a Pavia, poi a Milano e infine a Torino dove si laureò brillantemente l’11 luglio 1927 con una tesi in storia della medicina ottenendo il premio “Vita Levi “per la migliore tesi e nel dicembre dello stesso anno superò l’esame di stato presso l’università di Milano.

 

In quel periodo P. Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica, fu colpito da un libro di quel giovane e preparatissimo medico intitolato “Gioventù Pura”, commissionandogli la stesura di un volume intitolato “Lo Sport”, analizzando l’educazione fisica secondo un approccio medico, psicologico e sociale. P. Gemelli lo volle nel sodalizio dei “Missionari della Regalità “che ogni anno svolgeva gli esercizi spirituali a Castenuovo Fogliari, una residenza dell’Università Cattolica e lo stesso Luigi vi fece entrare molti giovani suoi collaboratori che vennero soprannominati “geddini”. Ma P. Gemelli lo segnalò a S. Santità Pio XI che, colpito dal talento di quel giovane studioso, lo chiamò il 16 aprile 1934 alla Presidenza della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, lo esortò a trasferirsi a Roma ed egli obbedì interrompendo una fulgida carriera accademica che avrebbe poi ripreso solo nel 1952 assumendo la titolarità della prima cattedra italiana di Genetica Medica detta cattedra “convenzionata”.

Gli anni ’30 segnarono l’evoluzione del laicato cattolico; il S. Padre comprese la natura delle sfide etiche e morali, nonché la necessità che i giovani cattolici si formassero seriamente,con solida dottrina di fronte al dilagare delle ideologie pagane e totalitarie. In quegli anni Luigi fonda scuole di formazione a carattere peripatetico, spostandosi ogni domenica nei luoghi ove un santo poteva insegnare qualcosa ai giovani sulla via dell’apostolato cristiano, collaborando con il prof. Paolo Roasenda, poi frate cappuccino, noto negli anni ’50 e ’60 come Padre Mariano, primo divulgatore religioso della TV.

Tra la fine degli anni ’30 e l’inizio dei ’40,in coincidenza con lo scoppio della seconda guerra mondiale l’attività di Gedda è assai intensa, partecipa alla fondazione dei primi corsi dell’allora Istituto “Maria SS.Assunta”, oggi LUMSA,chiamato dalla Madre Prof.ssa Luigia Tincani (1889/1976),oggi Serva di Dio, insegnandovi Igiene proprio negli anni in cui il regime fascista imponeva la teoria della razza, contro la quale egli realizza la scheda “ biotipologica ”per dimostrare non l’esistenza di “razze”, ma le differenti realtà tipologiche dell’uomo come ricchezza naturale della creazione divina, tanto che nel 1938 viene schiaffeggiato dai fascisti a Prato e gli viene strappato il distintivo dell’A.C. “Azione, Preghiera, Sacrificio” che in quegli anni era un po’ il simbolo della libertà religiosa.

In realtà si voleva creare allora quello che in termini medici si suole definire il “longilineo astenico ”caratterizzato da buona salute ,da altezza e da armonia tra corpo e mente, ovviando al “brevilineo stenico “tipico della genia italiana; per poterlo fare occorreva nutrire bene i giovani, consentire loro di svolgere attività sportiva e farli crescere sani, tutto il contrario del razzismo, anzi un servizio alla giustizia in modo che tutti indipendentemente dallo stato sociale potessero nutrirsi bene e vivere meglio! Si orienta anche allo studio dei gemelli, scrivendo un poderoso volume e la stessa parola “gemellologia” è entrata nel vocabolario della lingua italiana proprio per merito di Gedda. Nel settembre 1942 fonda la “Società Operaia per l’evangelizzazione dei Laici” primo sodalizio interamente di laici e ispirato dalla statua del Cristo che suda sangue che si trova ancor oggi nel giardino dei PP. Passionisti a S. Giovanni e Paolo al Celio a Roma, organizzandola in ROD (Reparti Operai Diocesani)per estendere la vocazione e reclutare nuovi operai di Cristo nella vigna del Signore. Erano gli anni terribili della guerra e con la sua condotta l’operaio di Cristo doveva evidenziare il significato e il valore di quella sofferenza che redime e salva l’uomo unendolo al Cristo nel Getsemani.

Sempre nel 1942 realizza il primo film sulla vita di un pontefice,” Pastor Angelicus”, diretto da Romolo Marcellinidel quale è soggettista e chiama come sceneggiatori tutti quei nomi che nel dopoguerra avrebbero scritto le pagine più belle del cinema italiano neorealista. Il suo rapporto con Pio XII è molto intenso, il S. Padre benedice e condivide le tante iniziative del “professore”, dalla fondazione nel 1944 dell’Associazione Medici Cattolici, al Centro Cinematografico, cui Gedda donò molte energie fondando anche la società “ Orbis Film”, al Centro Teatrale, all’AIART, nata nel 1954 con l’avvento della televisione per garantire il telespettatore con la trasparente presenza di programmi moralmente apprezzabili e lo fa con l’impegno che già nei decenni precedenti aveva profuso per l’Ente dello Spettacolo. Tuttavia il nome di Luigi Gedda è rimasto legato alla fondazione dei Comitati Civici, che, creati l’8 febbraio 1948 dopo che il Papa lo aveva convocato nel suo studio il 30 gennaio, realizzarono quella portentosa macchina organizzativa che non solo aiutò la vittoria contro il blocco socialcomunista, ma sconfisse un nemico assai insidioso: l’astensionismo, come lo stesso Togliatti gli riconobbe, senza mai fare propaganda per un partito specifico, né per un candidato particolare, ma per l’Italia e la civiltà cristiana.

Divenuto Presidente degli uomini di Azione Cattolica nel 1946, fu eletto Presidente Generale dell’Azione Cattolica nel 1952 fino al 1959. Nei decenni successivi Luigi Gedda ritornò ai suoi studi e alla sua attività di scienziato, dirigendo fino alla morte l’Istituto di genetica medica e di gemellologia “Gregorio Mendel” fondato nel 1953 a Roma, caso unico di uomo che seppe rispondere al servizio quando il S. Padre lo chiamò e che volle tornare alla sua vita professionale e privata, insieme alla sua fedele sposa, Linda Romano, esprimendo virtù non comuni, pronto sempre a rispondere al dolce Cristo in terra, il Papa, e se oggi vi è l’abitudine dell’Angelus domenicale la si deve proprio a Luigi Gedda che esortò nel 1954 ,in occasione del centenario dell’Immacolata, Pio XII prima a rivolgere un allocuzione e poi a benedire i fedeli dal proprio studio, come avrebbero fatto tutti i pontefici fino ai giorni nostri.

Luigi tornato alla Casa del Padre quasi centenario, dopo avere attraversato un secolo con impegno, professionalità e dedizione e riposa in un arca presso il cimitero del Verano in Roma, illustrata da tutte le opere che “il professore” ha fondato e patrocinato e questa ultima dimora la si deve all’impegno di Padre Lucio Migliaccio, già assistente nazionale dei Comitati Civici, il più caro e fraterno amico di Gedda, che ha saputo e voluto trovare per lui collocazione nel cimitero della città dove ha vissuto più a lungo. Anche le opere e gli istituti creati da Luigi, nonché la sua stessa bellissima casa dei Parioli sono andate, per espressa volontà del defunto, in beneficenza e possiamo dire che ha realizzato fino all’ultimo il passo dell’epistola di S. Pietro,” Mi sono fatto tutto a tutti!”.

Mi piace chiudere questo ricordo di Luigi che per me fu amico, maestro e fratello, con le parole della preghiera del Getsemani, luogo sempre non molto affollato: “Gesù, mio Dio e fratello, amico e Signore dell’anima mia, sono con te nel Getsemani di questo Tabernacolo per condividere le tenebre e la solitudine, l’amarezza per il sonno degli apostoli, per ripetere con te “Sia fatta, Padre, la Tua volontà”. Nel nostro tempo di nuovi tradimenti e nuova angoscia, voglio essere un buon operaio che vigila e prega perché il mistero del Getsemani sia conosciuto dall’uomo di oggi per il suo conforto e per la sua salvezza, Amen”.