Migranti e integrazione: la felicità in un goal

 

 

“Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” cantava Francesco De Gregori. Tutti i bimbi che hanno sgambettato lungo un polveroso campetto di calcio, un cortile tra i palazzi o il prato soleggiato di un parco, sanno che quei sentimenti rendono unico il gioco del calcio. L’amicizia e l’incontro. La libertà e la condivisione. Il calcio è linguaggio comune dove si annullano diffidenze e idee di differenze, dove il gol e il volersi abbracciare dopo una rete è l’unico obiettivo per novanta minuti. Un obiettivo comune.

In questo contesto lo sport in generale può essere uno strumento per dimenticare il dramma della migrazione. Ma non parliamo di riscatto. Non parliamo di Didier Drogba o Samuel Eto’o, campioni che con il loro talento fanno sognare milioni di bimbi. Parliamo del piacere di calciare un pallone e dimenticare per qualche minuto che la tua famiglia è lontana migliaia di chilometri. Ma c’è un’altra famiglia che gioca con te.

Nell’ex chiesa di San Giovanni Battista di Gela, in occasione della presentazione del nuovo centro federale territoriale che accoglie 100 giovanissimi calciatori, sono stati diffusi i dati di uno studio scientifico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e svolto in occasione della terza edizione del “Progetto Rete”. L’iniziativa coinvolge i minori stranieri non accompagnati e richiedenti asilo, ospiti dei centri di accoglienza della rete territoriale SPRAR. Lo scorso anno, i ragazzi stranieri protagonisti sono stati 400. La ricerca scientifica, è stata coordinata dal professore Emanuele Caroppo.

“Il gioco del calcio – ha detto in merito il coordinatore scientifico del progetto- per come è stato pensato dalla Figc e dall’Università Cattolica, fa molto bene alla felicità. Rende questi ragazzi dello SPRAR – ha aggiunto il docente universitario- più felici, abbiamo visto che dall’inizio alla fine del progetto, gli stessi test, mettono in evidenza sicuramente un miglioramento del benessere, della felicità e della progettualità dei ragazzi”.

Il centro sportivo “Enrico Mattei” di Macchitella a Gela, che da oggi ospita il centro federale territoriale della Figc, consentirà di poter avviare attività di formazione ed educazione sportiva per i giovani del luogo. Valori positivi fondamentali, che Eni, società partner del progetto e Figc condividono, ovvero integrazione, aggregazione e fiducia nei giovani, tramite il gioco di squadra e il rispetto delle regole.