Migranti: italiani in fila per diventare tutor dei baby profughi

 

 

Dopo gli sbarchi record, il rimpallo delle responsabilità nazionali e internazionali, la dialettica avvelenata tra accoglienza e respingimenti, restano i bambini. Che ne facciamo dei quasi 10 mila minori non accompagnati approdati sulle nostre coste dall’inizio dell’anno, una percentuale spaventosa che sfiora il 12% del totale? Nel 2016 ne arrivarono 25.845 a fronte di una prospettiva d’inserimento pari quasi a zero: su 7396 migranti ricollocati gli under 18 sono appena cinque.

I minori stranieri che raggiungono i nostri porti non possono essere espulsi come i fratelli maggiori in virtù della loro età, ma il limbo in cui vivono in attesa di spegnere la candelina che consentirà di rimandarli a casa li rende fantasmi destinati a rimanere tali a oltranza.

Eppure non c’è solo chi “soffia sul vento dell’intolleranza, dell’esclusione, del ‘mandiamoli tutti a casa’, del populismo”. C’è anche “un’Italia di cui non parla nessuno, che magari non trova spazio sui giornali. Un’Italia vitale, silenziosa e solidale”: lo dice il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini, che si riferisce “ad esempio alle centinaia di persone, uomini e donne, che in questo momento nel nostro Paese si stanno mettendo silenziosamente in fila per depositare la domanda come tutor volontari per i minori non accompagnati, come previsto dalla legge Zampa, che in alcune zone si sta attestando su cifre davvero importanti”.

Tutto nasce dall’iniziativa del Garante per l’infanzia e l’adolescenza che, sulla base di una vecchia proposta di Save the Children e nel quadro della legge 47/2017 sull’accoglienza dei minori non accompagnati, ha istituito la figura del tutore volontario, un ruolo nuovo e assolutamente pioniere in Europa a disposizione di qualsiasi privato cittadino voglia farsi rappresentante legale dei meno tutelati e più fragili tra quanti sopravvivono alla traversata del Mediterraneo.

“E’ un bellissimo segnale, una risposta silenziosa ma concreta su un tema strategico come quello dell’inclusione sociale” aggiunge Iacomini. “Insieme all’approvazione dello ius soli, questa è la sfida che l’Italia ha davanti a sé. Vincerla vuol dire evitare potenziali insofferenze e bombe sociali, ghetti futuri e pericolose frustrazioni. Un ragazzo che si sente tutelato e seguito dalle istituzioni non lascerà mai la legalità per cercare vie brevi e illegali per sbarcare il lunario. Ecco perché il percorso intrapreso dal ministro Minniti in tema di inclusione sociale ci sembra vada nella giusta direzione e auspichiamo un surplus di attenzione proprio sui minori noi accompagnati, sui quali ci rendiamo da subito disponibili ad un confronto partendo da altre esperienze maturate in questo settore in altre aree di crisi nel mondo”. “Rivolgo infine un appello a tutti i media affinché diano voce anche a questa Italia, la buona Italia, che non urla e non odia ma che con atti serie e concreti contribuisce al benessere futuro del nostro Paese. Inclusione sociale non è una bestemmia, è una scommessa per il futuro dei nostri figli” conclude.