MILANO ANTIRAZZISTA. IL SENTIMENTO DI UNA CITTÀ

 

 

ILARIA LI VIGNI
(Arcipelago Milano)
 

Il 1° novembre scorso si è tenuta, in Darsena, con grande partecipazione, una lettura pubblica di alcuni brani del Diario di Anna Frank, iniziativa del Municipio 6 in seguito al grave gesto di alcuni ultras che a Roma, poche settimane prima, avevano offeso la figura della giovane martire ebrea. Si sono alternati al microfono personaggi della politica, arte, cultura e società civile, uniti ad altri cittadini che hanno preso pubblicamente la parola.

Plauso all’iniziativa è arrivato anche dalla Comunità Ebraica milanese, attraverso i suoi rappresentanti e da associazioni laiche e religiose, attive sul territorio ed impegnate nella lotta alle discriminazioni razziali. Si è trattato di un doveroso atto politico e civico che aveva il dovere morale di contrapporsi alla barbara ignoranza ideologica e culturale che hanno mostrato i tifosi laziali qualche settimana fa.

Non dimentichiamo, tra l’altro, che riferimenti antisemiti e razzisti in generale vengono, con drammatica puntuale cadenza, fatti propri da svariate tifoserie calcistiche e, nonostante le sanzioni, il fenomeno non riesce ad essere sconfitto, complice anche una fatica dei club a prendere una posizione netta di contrasto. Ed il fenomeno del razzismo in forma becera è ancora di attualità negli ultimi giorni.

È di pochi giorni fa l’irruzione di un gruppo di militanti neofascisti, in una sala del Chiostrino di Santa Eufemia a Como, durante una riunione di Como Senza Frontiere, rete che unisce decine di associazioni a sostegno dei migranti il cui flusso, da un paio d’anni, sta interessando Como (ove passa una delle rotte dei profughi verso la Svizzera).

Il gruppo di militanti naziskin irrompe nei locali, il “portavoce” legge un volantino delirante in cui si parla di “sostituzione” del popolo europeo con “non popoli” e offende chi offre aiuti e assistenza ai migranti. Pacifica la reazione dei partecipanti alla riunione, miglior contrasto a tale e tanta esecrabile provocazione. La problematica di tali rigurgiti razzisti è di complessa soluzione.

È un fenomeno che deriva da ignoranza, faciloneria e maleducazione. Alcuni nostri connazionali non riescono a comprendere che, al di là delle opinioni politiche, sociali e culturali di ciascuno di noi, su alcuni argomenti e determinati fatti storici non si deve scherzare né renderli oggetto di possibile invettiva. Ma è anche sintomo di profonda ignoranza della storia del nostro recente passato, specie da parte delle giovani generazioni.

Fatti storici come le deportazioni etniche del primo novecento, le persecuzioni razziali dopo la seconda guerra mondiale, i totalitarismi, le dittature, gli anni di piombo non possono essere sconosciuti né affrontati con mero spirito di parte. Occorre, in primis, ricordare le centinaia di migliaia di vite umane che, in particolare nei massacri etnici e politici a metà del secolo scorso, sono state recise con lucida follia, senza alcuna ragione se non un odio derivante da una pretesa supremazia razziale o un livore politico senza eguali.

E, in questo frangente, deve avere un ruolo fondamentale la scuola, a partire dall’educazione primaria per giungere sino all’educazione superiore che possa spiegare, con precisione e dovizia, i fatti storici, non appiattendosi su valutazioni di parte, ma mettendo al centro della propria riflessione la sacralità della vita umana e della sua dignità. È proprio la scuola che, parlando della storia “maestra di vita”, deve essere baluardo contro vecchie e nuove forme di razzismo, insegnando agli studenti a ragionare con la propria testa e a non nascondere le tragedie che sono avvenute anche recentemente.

Con riguardo ai drammi del passato recente pensiamo appunto all’Olocausto, ma, forse soprattutto, proprio perché le stiamo vivendo, a quelli presenti che, spesso, avvengono sotto i nostri occhi senza particolare scandalo da parte nostra né l’attenzione dovuta. Del resto, oggi come ieri.

Pensiamo agli sbarchi avvenuti, ininterrottamente, negli ultimi anni, di migranti dalle coste del nord Africa verso la Sicilia e le centinaia di vittime che, ogni mese, costituiscono la ormai macabra “contabilità” del mare. Ricordiamo, tra queste vittime, molte donne che speravano in un futuro migliore in terre lontane e bambini molto piccoli che, in alcuni casi, viaggiano da soli.

Senza retorica ma con doverosa attenzione, la scuola deve occuparsi anche di dare conoscenza e motivazione dei drammi del presente in modo che gli adulti di domani, in una società che diventerà multietnica e multiculturale, non ripetano gli errori di quelli di oggi, contrapponendosi per razza e colore della pelle ed insultando chi si ritiene diverso.

Solo così l’antirazzismo, termine moderno e generoso che, indubbiamente, pecca di genericità e retorica, può diventare, un domani, strumento di convivenza civile per affrontare le sfide che la modernità suggerisce e impone.

Solo così quel capolavoro che rappresenta il Diario di Anna Frank, simbolo concreto di un periodo tra i più bui della storia, ritornerà ad essere patrimonio culturale di tutti, viatico per non ricadere in errori e tentazioni che male hanno procurato al genere umano.