MILANO: UN AMORE DIFFICILE

 

 

(Arcipelago Milano)

 

Il primo gennaio scorso, spenta l’eco delle Bande musicali nel cortile di Palazzo Marino, il sindaco Giuseppe Sala ha rilasciato un’intervista: ha tracciato i principali obiettivi della sua attività per il 2018. Dunque quello che sappiamo lo dobbiamo alle cronache delle pagine milanesi dei quotidiani. Poco.

C’è sempre tempo per colmare il vuoto, magari con una riunione del Consiglio comunale convocata per ascoltare un discorso del Sindaco che non sia un’intervista giornalistica ma un documento di politica cittadina degno di questo nome.

In chiusura d’anno Lamberto Bertolè, presidente del Consiglio comunale, ha annunciato una iniziativa “Milano 2046”, della quale ho parlato nel mio ultimo editoriale del 2017. È un laboratorio interessante, ma darà frutti solo tra 18 mesi e da qui ad allora è indispensabile capire che indirizzo prenderanno Sindaco e Giunta.

Dall’intervista del primo gennaio sono già emersi tre temi: ruolo della città come “locomotiva economica”, lavoro, sopratutto giovanile, e riapertura dei Navigli.

Sul ruolo di Milano come locomotiva economica e sulla costruzione di nuovi rapporti col Governo, perché esca dal vuoto di uno slogan e faccia capire quali risorse metta a disposizione, non si può che essere d’accordo. Purtroppo siamo a Camere chiuse e manca l’interlocutore. Durante la campagna elettorale ormai in corso vedremo tutti i candidati venire a Milano per dirci quanto siamo bravi, quanto siamo amati: vedremo Berlusconi fare il karaoke sull’inno di Forza Italia. Niente di più. Tutte promesse che non costa nulla fare.

Dopo il 4 marzo qualcosa succederà: il Presidente Mattarella manderà di fronte alle Camere qualcuno e avremo un Governo (quanto durerà?). Chiunque sia a quel momento il problema rimane: quali rapporti con Milano. Dunque bisogna prepararsi.

Fortunatamente il sindaco Sala negli ultimi tempi si è smarcato dai Partiti che l’hanno sostenuto in campagna elettorale, e spero che il suo atteggiamento sia fermo in futuro, ma questo non vuol dire non fare politica o che Milano non sia un “soggetto” politico e non un “oggetto” in balia di politiche altrui. Non credo che il Sindaco voglia essere ricordato come l’amministratore di condominio 2.0.

Dopo quasi 600 giorni di governo cittadino, ¼ del mandato, forse varrebbe la pena di vedere cosa è stato fatto del programma elettorale del sindaco, una sorta di tagliando per capire quel che manca, quello che c’è ancora da fare e quello che non si è potuto fare, con un’avvertenza molto importante: dobbiamo stralciare ciò che chiamerei “minimo sindacale” di un sindaco, ossia le cose ovvie come rattoppare le strade o sgomberare la neve, raccogliere le foglie d’autunno, pagare gli stipendi e tutto quello che va sotto la voce di “manutenzione ordinaria” o “gestione corrente”.

Ci sono 32 schede nel programma elettorale del Sindaco, quello col quale ci ha chiesto il voto; bisognerà prenderle una per una e rileggerle, per valutare quali di quelle idee si sono trasformate in realtà e perché. Valutare i successi e analizzarne le ragioni è persino più importante che valutare le ragioni delle sconfitte: serve per capire se i successi siano effimeri, dovuti a fatti esterni, o meritori e strutturali.

Dovremo chiamare anche a confronto Marilena Adamo, Gad Lerner e Mario Rodriguez, i garanti del programma, avere un loro giudizio e sapere se e quali attività abbiano svolto per “garantire “ il programma. Non escano dalla comune.

Prima di chiudere due notazioni.

Riapertura dei Navigli. Il Sindaco sembra aver rinunciato a un referendum, forse temendo una sconfitta, ma dice di voler avviare per i Navigli un’operazione analoga a quella fatta per gli Scali Ferroviari. Un pessimo precedente dove si è spacciata un’operazione di marketing per partecipazione: Sala parla di una sorta di dibattito pubblico. Se il sindaco intende il dibattito pubblico (débat publique per gli addetti ai lavori), di cui al mai sufficientemente biasimato Codice degli appalti, è in arrivo un nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (nuovo Governo?) che regolerà meglio la partita. Aspettare.

Se in attesa il Sindaco vuol fare una cosa seria, avvii la vera partecipazione che prevede attorno al tavolo tre soggetti: i cittadini, l’amministrazione e un mediatore indipendente. Tanto per capirci.

Restano gli Scali ferroviari: mi piacerebbe si rimediasse e si facesse anche qui una vera partecipazione. Se si riaprisse il dibattito civico, l’amministrazione potrebbe chiedere il ritiro dei ricorsi e rimettere le cose al loro posto. Perché rischiare l’accoglimento di ricorsi e ricominciare da capo ma tutti incattiviti?

Amiamo tutti Milano, ma è un amore difficile.