No al ritorno del trasformismo

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Ci sono alcune costanti che nel nostro paese si ripetono quasi meccanicamente. Tra queste c'è indubbiamente il trasformismo parlamentare. La nostra storia politica e parlamentare, del resto, è' stata caratterizzata, sin dai tempi della metà ottocento con l'esperienza della sinistra storica di Agostino Depretis, dalla formazione di maggioranze di governo che prescindevano radicalmente dalla coerenza politica e dalle promesse fatte agli elettori durante le campagna elettorali.
 
Ma, per restare all'oggi, non c'è alcun dubbio che il dopo 4 marzo rischia di riproporci una situazione di grande confusione politica dove proprio l'intramontabile trasformismo può giocare un ruolo decisivo e fondamentale nella formazione della maggioranza di governo. Insisto su questo aspetto perché in una stagione dove continua a primeggiare l'antipolitica, la demonizzazione dei politici, delle istituzioni e della stessa rappresentanza democratica, il riaffacciarsi del trasformismo come metodo di azione politica può contribuire selvaggiamente a rafforzare una deriva autoritaria. E, soprattutto, ad indebolire la qualità della democrazia che affonda le sue radici nella trasparenza, nella chiarezza delle rispettive posizioni e nel sano e fisiologico contrasto politico e democratico. Anche perché, entrando nello specifico, se tutte le promesse elettorali di questa triste e violenta campagna elettorale, dovessero essere sacrificare sull'altare di una alleanza trasversale ed anomala, sarebbe il trasformismo ad uscirne vittorioso con conseguenze politiche imprevedibili ed inaspettate.
 
Del resto, il progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica e la conseguente caduta di credibilità delle stesse istituzioni democratiche presso settori crescenti della pubblica opinione, possono essere arrestati solo se la politica recupera sino in fondo la sua credibilità senza cedimenti al trasformismo, alla confusione e alla negazione plateale di ciò che si dice ripetutamente in pubblico.
 
Ecco perché il dopo 4 marzo non può essere appaltato alle sole regole del pallottoliere. Certo, è auspicabile - anche se francamente difficile con questa pessima e sciagurata legge elettorale - che sia garantita la governabilità del nostro sistema politico e istituzionale. Ma è altrettanto importante che la politica riconquisti la sua credibilità nel rispetto delle diversità programmatiche. Sarebbe curioso se dopo mesi e mesi di contrapposizione politica, culturale, sociale e programmatica tra le varie forze politiche, dovessimo assistere ad una radicale cancellazione di tutto ciò per un puro "patto di potere". Ad avvantaggiarsi sarebbero sempre e solo quelle forze che, in questi ultimi anni, hanno assecondato e patrocinato una violenta ed irresponsabile campagna antipolitica, anti istituzionale e anti partitica. Con il rischio, più che concreto, di consegnare il paese nel prossimo futuro proprio a quelle forze.
 
È bene pensarci prima che sia troppo tardi.