No, i social non ci hanno resi una massa di analfabeti

 
Federico Martelli
 
Molti sono convinti — me compreso — che l'avvento dei social media e della app di messaggistica abbiano peggiorato la qualità del linguaggio scritto. Mi è sempre sembrato più che naturale che la velocità con cui diffondiamo messaggi attraverso questi mezzi, unita alla capacità espressiva di elementi non verbali come emoticon e gif che spesso surclassa la parola scritta, avrebbero inevitabilmente reso i messaggi espressi attraverso l'alfabeto dei semplici elementi di contorno tra contenuti di altro tipo.
 
A smentire questa convinzione ci pensa un paper intitolato "The Digital Flynn Effect: Complexity of Post on Social Media Increases over Time" pubblicato su arxiv.org e firmato da Ivan Smirnov della National Research University Higher School of Economics, di Mosca, in Russia. Lo studio ha dimostrato come la complessità media dei messaggi postati da San Pietroburgo sul più popolare social europeo — VK una sorta di equivalente russo di Facebook — sia andata aumentando con il tempo, a partire dal 2008, anno di nascita di VK. L'effetto è stato battezzato effetto Flynn digitale in riferimento alla teoria che ipotizza l'aumento progressivo nel valore del quoziente intellettivo medio della popolazione, osservato dallo studioso James R. Flynn.
 
Ho contatto il ricercatore via mail per capire qualcosa di più della sua ricerca  "In Russia, come credo ovunque nel mondo, la gente spesso si lamenta delle generazioni più giovani. Sui nostri social media, ad esempio, circolano immagini che riportano errori grossolani di ortografia presumibilmente opera di studenti. Tutto questo viene presentato come prova del loro degrado. Essendomi stufato di questi discorsi supportati solitamente da prove aneddotiche se non addirittura fabbricate appositamente, ho deciso di indagare sulla questione. Dato che i social vengono incolpati del presunto degrado del nostro linguaggio, ho usato i dati di VK, il più grande social network russo, che ha una capacità di penetrazione quasi universale tra i giovani," mi ha spiegato il ricercatore.
 
"Disponevo di un set con i dati di tutti i post degli utenti di VK di San Pietroburgo. VK è molto simile a Facebook, tranne per il fatto che i post degli utenti sono pubblici per impostazione predefinita ed esplorabili tramite delle API. A questo proposito, il sito è simile a Twitter che viene utilizzato in maniera estesa per la ricerca da diverso tempo," ha detto Smirnov in merito agli strumenti utilizzati per la ricerca.
 
Ma in base a cosa si definisce un valore così sfaccettato come la complessità di un testo? "Sapevo che i testi con parole più lunghe sono generalmente più difficili da leggere. Per questo, un valore come la lunghezza media delle parole viene utilizzato per valutare la leggibilità dei testi per bambini o indirizzati a chi studia una lingua straniera," ha risposto Smirnov, "ovviamente, la lunghezza media delle parole è una misura che fornisce poche informazioni sulla complessità di un singolo messaggio. Ma qui entra in gioco il potere dei big data, se facciamo la media di questa misura attraverso un gran numero di messaggi possiamo notare delle tendenze interessanti. Per svolgere un ulteriore controllo, ho esaminato la correlazione tra la lunghezza media delle parole con l'età e le prestazioni scolastiche degli autori dei messaggi"
 
Uno dei risultati dello studio che mi ha colpito molto è che, nel set di dati analizzato dal ricercatore, la complessità dei post scritti dagli utenti nei loro vent'anni aumentava costantemente, subiva un arresto in corrispondenza dei trentenni per poi tornare ad aumentare nei quarantenni. Ecco come ha commentato i risultati il ricercatore "penso che sia naturale supporre che le persone producano post sempre più complessi con l'andare del tempo e che questo aumento di complessità, ad un certo punto, si arresti. Considero questo risultato come una conferma che il metodo di studio elaborato svolga il suo compito di cogliere la complessità dei testi. Quanto al livello di complessità media dei messaggi che aumenta oltre i quarant'anni di età non sono sicuro che si tratti di un effetto reale. VK è onnipresente tra i giovani, tuttavia, tra i suoi utenti, le persone di 40 o 50 anni sono più rare. La conclusione che potremmo trarne è che queste in generale sono più istruite dei loro coetanei che non usano il sito."
 
Ad influenzare questo cambiamento sono intervenute anche le modifiche alle interfacce "I miei risultati suggeriscono che il modo in cui le persone utilizzano i social media si evolve nel tempo. Questa evoluzione può essere guidata o facilitata dalla tecnologia. Ad esempio, il salto più grande nella complessità dei messaggi coincide con la grande modifica dell'interfaccia del sito di VK avvenuta qualche anno fa."
 
 
 
Questo ci porta anche alle conclusioni generali sui risultati tratte da Smirnov, per lui, "i social media e il modo in cui li utilizziamo sono in costante evoluzione. Penso che dobbiamo ricordarci di ciò quando cerchiamo di valutare il loro effetto sulla società. Questo mi fa tornare in mente la preoccupazione di quando sono arrivati i primi PC: i giovani passavano molto tempo davanti ai monitor e molti temevano effetti negativi per la vista. Oggi, passiamo ancora più tempo a fissare vari display senza conseguenze tragiche. Questo è probabilmente dovuto al fatto che i display di oggi sono più sicuri. Lo stesso vale per i social media. Le persone possono iniziare ad utilizzarli per scrivere degli status stupidi ma, oggi, molti di loro lo utilizzano per condividere storie e opinioni sofisticate."
 
Quando ho chiesto a Smirnov se ritenesse che le sue scoperte riguardassero specificatamente VK e la lingua russa, la sua risposta molto interessante ha sottolineato un bias che ci porta a ritenere le scoperte fatte negli Stati Uniti come valide universalmente, "penso che la questione riguardo un interessante problema relativo ai campioni internazionali. Ho scoperto che alcuni dei miei colleghi aggiungono sempre ai titoli dei loro paper diciture come "caso russo". Questo mi ha sorpreso perché quando leggo i paper firmati dai ricercatori statunitensi, i loro risultati vengono presentato come validi per tutta l'umanità, non vengono adottate formule come "caso statunitense" o simili."
 
Il ricercatore ha spiegato che, con i dati in suo possesso, non può determinare se questi risultati siano specifici per un determinato social, se riguardano qualsiasi comunicazione online o le comunicazioni in generale, "la mia ipotesi" ha concluso "è che siano specifici per questo tipo di social media. Quindi, per Twitter non mi attenderei un risultato simile, invece per Facebook sì. Non voglio che la gente veda i miei risultati come un indice dell'aumento dell'intelligenza generale o qualcosa di simile. Ma penso che indicano l'evoluzione del modo in cui utilizziamo i social e credo che questa constatazione possa essere generalizzata."