Ocse: "Italiani poco qualificati"

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La domanda di competenze (skills), specie nei paesi sviluppati, risente e si adatta continuamente alla globalizzazione, al cambiamento tecnologico ed allo sviluppo demografico. In questo contesto, l’Italia sta avendo più difficoltà rispetto ad altri paesi avanzati a completare la transizione verso una società dinamica, fondata sulle competenze. Nel dopoguerra, l’Italia è cresciuta a ritmo serrato riuscendo a convergere rapidamente verso le economie più ricche del mondo. Il successo italiano si è fondato su un modello di produzione decentralizzato, basato su distretti industriali che sfruttavano, e al contempo alimentavano, competenze tecniche e professionali molto avanzate. Negli ultimi quindici anni, invece, la performance economica dell’Italia è apparsa piuttosto fiacca. A fronte dei miglioramenti nei tassi di occupazione, la produttività è rimasta stagnante, anche a causa di un livello di competenze relativamente basso, di una debole domanda di competenze avanzate, e di un uso limitato delle competenze disponibili.

La modesta performance delle competenze ha contribuito al ristagno economico dell’Italia; migliorare questa performance sarà, dunque, cruciale per favorire una crescita che sia sostenibile e inclusiva in tutto il territorio nazionale. Dall’indagine dell’OCSE sulle competenze degli adulti (PIAAC) emerge che i lavoratori italiani possiedono un basso livello medio di competenze e che hanno, rispetto a quanto avviene in altri paesi, minori probabilità di utilizzare specifiche competenze cognitive, che sono importanti nella performance dei lavoratori e delle imprese. Queste carenze si ritrovano anche tra laureati italiani. Le importanti riforme per migliorare la qualità dell’istruzione scolastica attuate nell’ultimo decennio richiederanno del tempo per concretizzarsi in qualifiche più alte dei lavoratori. L’Italia è anche caratterizzata da significativa eterogeneità; i migliori lavoratori italiani hanno, in diverse aree di competenza, un livello pari a quello dei più qualificati lavoratori degli altri paesi del G7. In particolare, nel confronto con gli altri paesi i lavoratori italiani mostrano buoni livelli di competenza riguardo alla “rapidità d’apprendimento e problem solving”. 

Ciò suggerisce che, in Italia, politiche mirate di istruzione e formazione della forza lavoro – che siano anche coordinate tra di loro – potrebbero favorire un miglior (più intensivo) uso delle competenze elevate sul posto di lavoro. Ad ogni modo, più alti livelli di competenze contribuiranno ad una crescita più forte e più stabile solo se le imprese saranno capaci di usare pienamente ed efficacemente le competenze a loro disposizione. Attualmente l’Italia è intrappolata in un low-skills equilibrium, un basso livello di competenze generalizzato: una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese.

Circa il 6% dei lavoratori possiede competenze basse rispetto alle mansioni svolte, mentre il 21% è sotto qualificato. Sorprendentemente, malgrado i bassi livelli di competenze che caratterizzano il paese, si osservano numerosi casi in cui i lavoratori hanno competenze superiori rispetto a quelle richieste dalla loro mansione, cosa che riflette la bassa domanda di competenze in Italia. I lavoratori con competenze in eccesso (11,7%) e  sovra-qualificati (18%) rappresentano una parte sostanziale della forza lavoro italiana. Inoltre, circa il 35% dei lavoratori è occupato in un settore non correlato ai propri studi. Riequilibrare la domanda e l’offerta delle competenze richiede che le istituzioni nel settore dell’istruzione e della formazione siano più reattive ai cambiamenti, che ci siano politiche per il mercato del lavoro più efficaci, ed un uso migliore di strumenti di valutazione e analisi dei fabbisogni di competenze attuali ed emergenti. Infine, sono anche necessari più sforzi da parte del settore privato e la disponibilità a collaborare con queste istituzioni pubbliche.

All'interno di questo quadro, l’OCSE ha identificato 10 sfide per competenze per l’Italia; per definire queste sfide, l’Organizzazione si è avvalsa delle informazioni raccolte nei workshop – organizzati in collaborazione con l’equipe inter-ministeriale italiana, e che hanno coinvolto stakeholder, esperti e rappresentanti del governo – e anche dell’analisi diretta dei dati. In questo rapporto, la performance delle competenze dell’Italia è valutata non solo in confronto a quella degli altri paesi dell’OCSE, ma anche rispetto alle proprie aspirazioni a trarre vantaggio dagli investimenti sulle competenze, ad adattarsi a un mondo caratterizzato da una crescente competizione economica e tecnologica, e ai cambiamenti sociali. Le 10 sfide sono declinate sotto ciascuno dei pilastri principali della Strategia delle Competenze dell’OCSE e sono formulate come dichiarazioni di risultato.