Perché la lettura dei libri cala dal 2010?

 

 

(medium.com)

 

Alcune riflessioni sui libri, sul tempo, sull’attenzione che mi sono venute leggendo questo post di Massimo Mantellini (“Di libri non letti, numeri e curiosità”) sui risultati dell’indagine ISTAT su quanto leggono gli italiani.

La domanda “Lei legge almeno un libro l’anno?” non è il fine dell’indagine, ma una domanda filtro. Non vorrei che si dia troppa importanza ad una domanda tutto sommata irrilevante. Alla fine un lettore è forte quello che in un anno si legge tutto Infinite Jest o quattro libri di Elena Ferrante? Non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità (e sulla qualità sappiamo bene quanto è difficile mettersi d’accordo).

Altra cosa: va bene i libri, ma quali libri? Personalmente ci sono saggi che consulto anno dopo anno, ma che non ho mai letto dall’inizio alla fine. Leggere riviste periodiche o quotidiani non ci dice nulla su un tipo di lettore che poi legge magari anche gli instant book?

Come scrive Mantellini la curiosità è la molla, ma l’attenzione è la posta in gioco. Tolte le 8 ore di cura (sonno, mangiare etc) abbiamo a disposizione 10–12 ore nelle quali si lavora e si hanno relazioni sociali. Concesso che si riescano a fare anche 3 cose contemporaneamente il tempo di lettura è invece un tempo esclusivo, nessun second screen.

La fine del tempo disponibile può essere causa della riduzione della lettura. Non credo sia colpa di Facebook (o Netflix), ma più in generale di un sistema di valori del mondo Occidentale che possiamo chiamare consumismo o neoliberismo, ma alla fine rifugge il concetto di fine (di qualsiasi cosa, oltre che della propria vita) e che si rifugia in un indistinto eterno presente dove si ha tutti 25anni per sempre (li vedete anche voi i 70enni che giocano a tennis anche se non stanno più in piedi?) e ci si balocca eternamente senza dover mai rendere conto delle proprie scelte.

In un mondo così costruito un libro è uno spreco di tempo, ma è anche un simulacro dello scorrere del Tempo. Finire un libri, costruire un percorso di lettura o una libreria ha a che fare con il maturare, con l’invecchiare (bene). Ed invece i libri vanno letti immediatamente quando escono per essere dimenticati (o buttati!) subito dopo.

Dal 2010 ad oggi siamo diventati più consumisti quindi? Ne dubito anche se un processo che avanza lentamente a distanza di oltre cinque anni qualcosa fa. E’ invece ipotizzabile che questi valori ci stanno spingendo a riempire le nostre giornate all’inverosimile con eventi, oggetti, attività imperdibili nel momento nel quale se ne parla, ma poi dimenticati del tutto solo due settimane dopo.

E in queste giornate così “moderne” (come direbbe Franca Valeri) leggere un libro è un lusso che solo un anticonformista si potrebbe permettere, ma ormai l’anticonformismo di massa ha cambiato il significato della parola “anticonformista” in “conformista”.