#retebianca - Il ruolo dei cattolici in politica

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Si parla da tempo di un progressivo scollamento tra cittadini e istituzioni. In realtà il passaggio dalla sfiducia alla fiducia, in tempi politicamente difficili come quelli in cui viviamo, appare urgente e necessario. Lo richiede il bene comune, non solo del nostro Paese ma dell’Europa unita e ciò non si può realizzare senza la politica. 
 
Tra gli italiani è in atto una sorta di trasferimento di fiducia dalle istituzioni verso i protagonisti delle strutture “tecnocratiche” (economia, finanza). Uno dei nodi gordiani che ostacolano la formazione del primo governo “giallo-verde” della storia repubblicana è proprio sul nome (e quindi sui temi) del prossimo Ministro dell’Economia: prudente esecutore dei “diktat” di Bruxelles o fervente euroscettico? 
 
Ben venga la collaborazione dei “tecnici” al governo del Paese, ma non senza recuperare la funzione specifica della politica, di cui non si può più fare a meno. Sarà comunque difficile, dopo anni di palese disarticolazione, riaggregare le parti sociali, troppo indisponibili e troppo numerose per essere ancora efficaci. In questo senso, sono sempre illuminanti le analisi di Giuseppe De Rita sul “Corriere della Sera”.
 
Nonostante tutto, a più di due mesi dal voto del 4 marzo, si può ancora fare qualcosa. Soprattutto nella parte del centro che guarda verso sinistra, la figura del Premier uscente, Paolo Gentiloni, dovrebbe costituire una “riserva della Repubblica” soprattutto ove le sorti dell’esecutivo giallo-verde non dovessero andare a buon fine.
 
In questo scenario, poche sono le analisi sul ruolo dei cattolici nella situazione attuale. Ricordo un articolo illuminante di Marco Garzonio, sempre sul “Corriere della Sera”, a proposito del presunto “silenzio” delle autorità ecclesiastiche nello stallo post-elettorale, che ha suscitato la reazione (stizzita) di Mons. Galantino.
 
Ci si chiede: dove sono oggi i cattolici? E dove sono finiti i Congressi, le Casse rurali, il Piano casa di Fanfani, il Partito Popolare di don Sturzo, i Comitati civici di Gedda, personalità come De Gasperi, Gonella, Dossetti, La Pira, Moro, Bachelet, Ruffilli, Martinazzoli, Piersanti Mattarella. C’è quasi da rimpiangere la Celere di Mario Scelba, citato di recente a sproposito dal sociologo Domenico De Masi.
 
Oggi i cattolici sono un “piccolo gregge”, resto di una maggioranza, sia nel culto che nella politica. Piazze vuote e chiese vuote. Pochi cattolici ma con una grande responsabilità, quella di offrire alla società di oggi e quindi anche alla politica una ricchezza culturale nuova e originale che non si ha la possibilità di trovare altrove. 
 
Ecco la ricchezza che il “piccolo gregge” può portare: l’attualità del Vangelo che si inserisce, storicamente intatto, nella cultura laica e la Dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum di Leone XIII (1891) alla Laudato sì di Papa Francesco (2015), passando per la Pacem in Terris di Giovanni XXIII (1963), la prima Enciclica rivolta non soltanto ai cattolici, ma “a tutti gli uomini di buona volontà”.
 
E poi c’è il terreno del pre-politico, dove iniziative come la Rete Bianca, di cui il “Domani d’Italia” è promotore, servono a creare quel terreno di aggregazione e di condivisione di idee, che è alla base di qualsiasi progetto civico.
 
I cattolici, come testimoni, devono uscire dai sagrati e raggiungere le periferie sociali dove altre culture e altre fedi laiche, avendo destituito il passato, non hanno futuro.