RUFFILLI CI AIUTA A RIFLETTERE

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Ruffilli muore a dieci anni di distanza da Moro, il 16 aprile 1988. Anche lui vittima delle Brigate Rosse, anche lui colpevole del reato di “buona politica”. 
 
Nei due delitti, la stessa mente omicida ha colto il seme della volontà riformatrice, pronto a dare il frutto delle speranze di cambiamento. Moro aveva intuito la possibilità di associare le grandi forze popolari, divise dalla Guerra Fredda, in un’opera di rifondazione della democrazia, per realizzare finalmente, su basi solide, lo schema dell’alternanza alla guida del potere. 
 
Dopo il tragico epilogo della politica morotea, Ruffilli s’ingegnava a studiare il modo più idoneo a recuperare attraverso le riforme istituzionali quel disegno di modernizzazione dello Stato e delle procedure democratiche. Il terrorismo ha voluto spezzare, dunque, il tentativo di organizzare il cambiamento con l’avvio di un processo di correzione dell’ordinamento costituzionale e del sistema elettorale. 
 
A questo obiettivo, con passione e duttilità, Ruffilli ha indirizzato il suo impegno di studioso e uomo politico. Noi lo ricordiamo anche per l’attenzione ai temi delle autonomie locali. In Italia, spesso e volentieri, l’innovazione è stata concepita alla stregua di una conquista legata a filo doppio a politiche di accentramento di potere. Oggi viviamo all’interno di questo ciclo di sfiducia o pregiudizio verso il ruolo delle istituzioni territoriali. 
 
I nostri comuni - cito il titolo di un convegno Dc, che proprio Ruffilli animò all’epoca della segreteria De Mita - attraversano una fase di estrema debolezza. Ci manca il sostegno di un pensiero forte, che orienti il dibattito sul cambiamento non “contro” le autonomie, ma insieme o grazie anche alle autonomie. 
 
Dunque, ci manca la parola e la testimonianza di un uomo come Roberto Ruffilli in un momento, per altro, che segna il passaggio ad una fase tutta nuova, non interpretabile alla luce di categorie tradizionali, né classificabile secondo gli schemi di un’altra stagione politica. Abbiamo però nostalgia della intelligenza e creatività di un protagonista nella battaglia delle idee che ancora caratterizzava la politica degli ‘80, ancora sul ciglio della caduta del Muro di Berlino. È una nostalgia positiva, da coltivare seriamente, perché può aiutarci a definire il nostro impegno nell’Italia di oggi.