Siamo arrivati troppo tardi?

 

 

Riportiamo l'intervento, che ieri la nostra amica Maria Pia Di Nonno, in occasione della giornata di riflessione sull’Europa intitolata “The State of Europe Speech” (Die Europa Rede), ha tenuto presso l'Allianz Forum di Berlino

Oggi ho ricevuto un onore che non nemmeno avrei mai potuto sognare e sono profondamente grata agli organizzatori - Berlin Konrad Adenauer Stiftung, Stiftung Zukunft Berlin, Stiftung Mercator e Schwarzkopf Foundation Young Europe - e agli amici di “A Soul for Europe” per avermi dato fiducia. Tuttavia, al contempo sento una grande responsabilità e vorrei approfittare di questa incredibile opportunità per dar voce ad alcuni degli attori più vulnerabili della nostra comunità europea. Per raggiungere questo obiettivo, condividerò con voi alcune riflessioni – non come Maria Pia – ma come una giovane donna europea.

Come giovane d’Europa

Sono una cittadina europea e sono nata l’8 settembre 1989, esattamente un giorno e due mesi prima della caduta del Muro di Berlino. Proprio quest’anno ricade il ventottesimo anno dalla caduta del Muro, che a sua volta venne abbattuto dopo ventotto anni. Oggi anche io ho 28 anni e sono un’adulta, ma nel 1989 ero troppo piccola per comprendere cosa stesse succedendo, sebbene quel giorno abbia completamente cambiato la mia vita. Così come molti altri giovani europei, nati intorno o dopo il 1989, ho sempre beneficiato (e sto ancora beneficiando) del processo democratico che quel momento ha implicato; anche se – ad essere completamente sincera – spesso l’ho dato per scontato.

Credevo, infatti, che fosse un diritto innegabile vivere in una comunità pacifica e democratica, viaggiare in tutta Europa, avere amici di differenti nazionalità e avere l’opportunità di trovare un lavoro in linea con i miei sogni e le mie aspettative. Tuttavia, crescendo, ho compreso che tutti questi traguardi non sono ovvi e che bisogna sforzarsi continuamente per migliorare la nostra società; combattendo contro quelle forze che vorrebbero ricondurci ad uno stato precedente di divisione, crescente ineguaglianza e non rispetto per gli altri (maggiormente i più vulnerabili).

A questo proposito, come giovane europea, vorrei lanciare un appello alle istituzioni per invitarle a stimolare i giovani cittadini d’Europa a riflettere sul proprio passato e a non dare tutto per scontato: i nostri valori di libertà, pace e solidarietà sono attualmente a rischio. Lasciatemi citare, a tal riguardo, Louise Weiss una delle Madri Fondatrici dell’Europa che nelle sue memorie scriveva: “(…) i vecchi e i giovani che coesistono ancora nello spazio, (…) non coesistono più nel tempo. Camminano sulla stessa terra, dormono sotto lo stesso tetto, ma a causa dell’oblio vivono mondi differenti.”

Cosa significa e implica tutto ciò? Significa che i giovani europei devono essere maggiormente consapevoli della propria comune storia e dei valori che li accomunano. Se dimentichiamo il passato, potremmo facilmente cadere dalla scala dei valori e dei diritti europei. A questo punto non potrei non ricordare il peso rivestito a tal riguardo dal Programma Erasmus, che quest’anno compie ben trent’anni, e il ruolo della Professoressa Sofia Corradi, nota come “Mamma Erasmus”, nel rendere questo sogno realtà.

Inoltre, più in generale, sarebbe necessario cominciare a raccontare con una diversa prospettiva la storia europea: “La storia può essere raccontata diversamente; non solo come una serie di vincitori e perdenti, di re e regine, di battaglie, di guerre e di odio; ma anche come un concatenarsi di pace, utili invenzioni, cooperazione e solidarietà tra i popoli. E’ questo il tipo di storia che dovremmo condividere, in particolare nei momenti di crisi”.

Anche Robert Schuman, in uno dei suoi più bei discorsi (pubblicati nel libro “Pour l’Europe”), metteva in evidenzia la necessità di attivare un “processo di disintossicazione” dai manuali di storia. E proprio seguendo questo principio che due anni fa, presi una coraggiosa scelta: decisi di continuare una ricerca sulle Madri Fondatrici dell’Europa, promossa nel 2014, sperando di trovare una borsa di dottorato.

Come giovane donna d’Europa

Adesso, invece, vorrei parlarvi in quanto giovane donna d’Europa. Le donne europee dovrebbero essere maggiormente coscienti dell’impatto delle politiche europee nelle proprie vite. Nel Trattato che istituiva le Comunità Economiche Europee venne inserito un articolo sul diritto all’uguaglianza di salario tra lavoratori e lavoratrici. Mi sto riferendo all’art. 119, il quale che ha completamente cambiato la prospettiva dei diritti delle donne in Europa:

- nel 1976 la Corte di giustizia europea riconobbe per la prima volta la diretta applicabilità di questo articolo;

- nello stesso anno, la Commissione Europea creò due uffici riguardanti le questioni femminili. A Fausta Deshormes La Vallevenne assegnato il Servizio Informazione Donne e a Jacqueline Nonon la direzione dell’Ufficio riguardante i problemi delle donne a lavoro;

- nel 1978 l’Europa ha avuto la sua prima presidente donna del Comitato Economico e Sociale: Maria Fabrizia Baduel Glorioso;

- nel 1979 Simone Veildivenne la prima Presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale.

Ho menzionato, in realtà, solo alcuni dei più importanti momenti storici che hanno segnato l’evoluzione dei diritti delle cittadine europee nel mondo del lavoro e delle istituzioni, semplicemente per dimostrarvi come l’Europa ha cambiato la vita delle donne; ma anche come le donne hanno cambiato l’Europa. Spero, infatti, che anche in futuro le istituzioni europee continueranno a riconoscere il ruolo giocato (e tuttora rivestito) dalle donne a sostegno del processo di integrazione europea. Una democrazia non può esser definita tale se si dimentica che la sua popolazione è composta per più della sua metà da donne.

Infine ne approfitto, ancora una volta, per ricordare Maria Fabrizia Baduel Glorioso e Simone Veil, entrambe scomparse quest’anno, le quali rappresentano una fonte di ispirazione per me e molti/e dei miei amici/amiche.

Conclusioni

Vorrei concludere, dopo questa breve panoramica di giovane donna d’Europa, con un messaggio di allarme e uno di speranza – in particolare rivolti ai giovani europei – e per fare ciò vi propongo due storie.

La prima è un aneddoto personale spesso raccontato da Alexandre Marc, il promotore del Centre International de Formation Européenne (CIFE) fondato nel 1954. Nel 1931, Alexandre Marc si trovava in Germania (precisamente a Francoforte) per partecipare come relatore ad una conferenza. La sala dell’evento era piena di giovani tedeschi che ascoltarono attentamente il suo discorso, sebbene le loro menti e i loro cuori fossero stati già catturati e affascinati dal nazional-socialismo. E fu così che, per dimenticare tutti quei pensieri negativi, Alexandre Marc alla fine del convegno decise di fare una passeggiata. Ad un certo punto si fermò a riposare in un parco e si sedette su una panchina, vicino ad un povero uomo che gli chiese:

“Voi non siete di qui?” “No” - risposi - “Sono francese”. “Siete un commerciante in viaggio d’affari?”. “Sì, in un certo senso” - risposi. “Che cosa vendete?”. “Vendo un’idea che non si compra, l’idea della pace, della giustizia e della fraternità fra gli uomini, e dell’unione di tutti gli europei.” Guardandomi in un grande silenzio mi disse: “E’ una buona idea” - e continuò - “Ma che peccato che voi arrivate troppo tardi.” Troppo tardi: queste parole non le ho mai dimenticate. Ci lasciammo sfuggire l’occasione di evitare all’umanità un disastro così terribile perché arrivammo troppo tardi. Vi auguro di non farvi mai dire “Troppo tardi”.

Questo era il messaggio di allarme, ma lasciatemi condividere anche il messaggio di speranza: la storia di Domenico Sesta (conosciuto come Mimmo) e Luigi Spina; due studenti italiani che studiavano a Berlino e che nel 1961 ebbero un’idea. Decisero di costruire insieme ad alcuni amici un tunnel, noto come Tunnel della Libertà per consentire a dei propri amici, di fuggire dalla Berlino Est. Ma sebbene fossero solamente dei giovani europei, senza alcun potere, erano coraggiosi e sapevano che non era troppo tardi per difendere la dignità umana. Il loro coraggio, ancora oggi, insegna ai giovani europei a non essere impauriti e demoralizzati, nonostante le molte difficoltà della vita. Noi abbiamo un potenziale incredibile per preservare la pace, la libertà e l’unità in Europa.

E oggi, siamo arrivati troppo tardi per affermare un’Europa diversa basata su valori condivisi e una comune storia e cultura europea?

In realtà, essendo molto ottimista, credo che ognuno di noi – e in modo particolare i giovani europei – possiamo svolgere un ruolo come attori principali dando il nostro contributo (anche se a volte modesto) nelle nostre comunità, città, regioni, stati e nella NOSTRA EUROPA! Molti altri “tunnel della libertà”, buone idee e soluzioni innovative aspettano di essere scoperte e implementate da coraggiosi europei, come Domenico e Luigi.

Noi giovani europei e noi giovani donne europee, dobbiamo agire, e non arrivare mai più in ritardo!

Grazie per la vostra attenzione.