STURZO NON APPARTIENE AL PANTHEON DEI POPULISTI RADICALI

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L'allestimento di un Pantheon culturale, quale che sia, è diventato un must della politica un po' frivola e un po' barbara, alla quale volentieri però si sottomettono veri e presunti leader di quella che oramai deve essere considerata la nostra post-seconda repubblica.

A questo imperativo si è piegato anche Matteo Salvini in occasione del suo battesimo lepenista di sabato a piazza del Popolo. Ha detto, senza convincere molto, che la Lega ha come referenti Oriana Fallaci, Lorenzo Milani e Luigi Sturzo: un Pantheon, cioè, tanto essenziale quanto improbabile, con un nucleo di "orgoglio leghista" alimentato dal connubio di radical-populismo e xenofobia in funzione di una eccitazione di massa in chiave antieuropea.

È un'operazione che segna comunque la nascita di una nuova destra, se non altro per la nutrita presenza alla manifestazione romana dei neo-fascisti di Casa Pound. Berlusconi ha reagito male perché la deriva anti-sistema di Salvini mette a dura prova la plausibilità di un accordo tra i cosiddetti moderati in vista delle imminenti regionali, come pure, soprattutto, delle future elezioni politiche. In realtà viene alla luce l'equivoco mai risolto di una alleanza di potere costruita, fin dal lontano 1994, con l'intento di aggregare forze di natura assai diversa, ma tutte  confluenti nell'azione di contrasto alla minaccia ancora (e sempre) costituita dai comunisti o post-comunisti, senza prevedere in definitiva alcuna discriminante a destra.

Sta proprio qui, essenzialmente nella rottura del tradizionale canone repubblicano, il carattere eversivo del berlusconismo. Del resto in Francia e Germania, esempi di grandi democrazie europee, tanto Sarkozy quanto la Merkel sono testimonianza viva e diretta di come la logica bipolare debba essere intesa correttamente, vale a dire in antitesi a facili e pericolosi ammiccamenti verso l'estrema destra.

Ora, in questa cornice di per sé allarmante, non si comprende quale sia la legittimità del tentativo leghista di fare di Luigi Sturzo - profondamente popolare, ma rigorosamente antipopulista - un simbolo della nuova destra radicale. Questo non è accettabile, sebbene molto o troppo, per incuria mista a furbizia, si tende invece ad accettare in un tempo di pensiero debole, anzi debolissimo. Occorre mettere freno a una forma d'indebita usurpazione, dal momento che Sturzo appartiene inequivocabilmente alla storia più bella e più significativa del pensiero democratico italiano.

Bisogna ritrovare lo spirito di una giusta battaglia politica nel nome dell'identità del popolarismo.