SULLA VICENDA MASTELLA

Autore/i: 

 

 

Sulla vicenda della famiglia Mastella, marito e moglie, servono le scuse.

L'uso distorto dell'inchiesta giudiziarie, con l'evidente obiettivo di condizionare o peggio ancora alterare la dialettica politica, eliminando dalla scena personaggi ingombranti, piccoli o grandi partiti, uomini delle istituzioni, non è degno di una sana democrazia.

Sarebbe un fatto di eleganza e dignità se una parola chiara venisse da Romano Prodi. Oggi si dovrebbe riconoscere a voce alta che colpendo Mastella si volle colpire in realtà il governo presieduto dal professore bolognese.

Le scuse, in questo senso, andrebbero rivolte al popolo italiano. Non è stato concusso, ovviamente, il diritto di ogni cittadino di esprimere un libero giudizio - favorevole o sfavorevole - su un uomo politico (in questo caso su Mastella). Formalmente eravamo tutti liberi prima e tutti siamo liberi oggi.

Il problema è che la combinazione perversa di due fattori convergenti, da un lato la fragilità della politica (almeno in alcuni passaggi decisivi degli ultimi vent'anni) e dall'altro l'uso improprio della giustizia, spingono l'opinione pubblica verso derive di profonda irritazione, non disgiunta da pericolosa frustrazione.

Il populismo nasce e prospera in questa foresta di pasticci e - perché no? - d'intrighi palesi e nascosti. Di questo dobbiamo avere piena coscienza, altrimenti scivoliamo nella confusione e scambiamo allegramente gli effetti con le cause.

Mastella oggi è sindaco della città di Benevento. La sentenza di assoluzione rilegittima la sua elezione: gli elettori non hanno scelto un malfattore, ma un uomo politico rispettabile.

Poco importa, nell'economia di questo ragionamento, che sia il sindaco di una giunta di centrodestra. Più di ogni altra considerazione, vale infatti il riconoscimento di ciò che significa l'esito di un iter giudiziario durato troppo a lungo, ma infine risplendente per fortuna come un sole che illumina e riscalda l'intera scena democratica del Paese.