SULL'ATAC...A ROTA LIBERA

 

 

Bruno Rota è una persona seria e quindi le sue affermazioni sullo stato dell'Atac (oggi sul Corriere della Sera) vanno prese sul serio. Con un tratto di spugna viene cancellato il dibattito, invero effimero e disordinato, sulla privatizzazione a Roma del trasporto pubblico. Ora la questione è l'emergenza: si può evitare il fallimento dell'azienda?

Le parole del direttore generale, con un passato nell'IRI di Prodi, pesano come macigni. Oltre al cumulo dei debiti, sulla crisi dell'Atac incide l'alto tasso di assenteismo, l'inosservanza delle regole contrattuali di una parte non esigua di lavoratori, l'impossibilità di premiare i meritevoli e assumere nuovi quadri e manager, con profilo adeguato alla sfida del risanamento e del rilancio.

Anche la riforma Madia concorre a rallentare, se non a bloccare, questo necessario processo di cambiamento. Va in fumo, pertanto, la retorica degli ultimi due o tre anni sulla forza propulsiva dell'annunciato riordino delle società partecipate locali. In sostanza, uno scatto di efficienza a fronte di ulteriori irrigidimenti burocratici si rivela un'illusione.

Dopo un anno di amministrazione Raggi si scopre che nulla è stato fatto per rimettere l'Atac in condizione di camminare con le proprie gambe. Il problema, di riflesso, tocca anche il Pd. In effetti, il sostegno dato al referendum radicale sull'affidamento del trasporto alle logiche e alle dinamiche del mercato, ha senso se si traduce in fretta nell'articolazione di un piano di ristrutturazione (anzitutto del debito).

Il tempo degli "effetti speciali", con battute a vuoto e senza efficacia, è terminato. A Roma servono proposte chiare e scelte coraggiose. E dall'opposizione ci si aspetta un contributo utile, al riparo di facili strumentalità, perché non entusiasma più nessuno un gioco a rimpiattino, fatto di sole denunce e tanta superficialità.