TRASPORTO PUBBLICO, IL REFERENDUM PUÒ ESSERE UNA VIA DI FUGA

Alfonso Esposito

Nell’ultima direzione romana del partito democratico il senatore Tocci ha avanzato una sua idea sulla situazione di Atac partendo da una provocazione: “se siete renziani non potete che essere a favore delle gare e se si è per le gare, il problema è che tipo di gara fare”. Al senatore Tocci si può rispondere: il tema non è solo il grado di renzismo del partito democratico romano. Essere renziani significa essere per un patito che sposa in economia le tesi liberali che, purtroppo, a livello locale non hanno ancora avuto cittadinanza.

Nel 1993 la riscossa della politica cominciò’ con la stagione dei sindaci, oggi, invece, dovremmo affermare che la spinta riformatrice del partito democratico non riesce a superare i blocchi sociali locali che hanno trovato sponde e legittimazione nel vuoto politico dei cinque stelle. In quest’ottica, la provocazione di Tocci non è sufficiente a dare quella spinta necessaria alla politica romana per superare gli interessi consolidati.

Se il partito democratico romano vuole essere per le gare, il problema non è che tipo di gara facciamo, come sostenuto da Tocci. Se il partito democratico romano e laziale è per le gare, allora la giusta preoccupazione e la discussione conseguente non è il futuro di Atac o il risanamento di Cotral. Riportare una corretta gestione in una società per azioni non è il ruolo della politica, bastano il buon senso e il codice civile.

Se siamo un partito liberal-democratico siamo per una politica che non si preoccupa della gestione delle società pubbliche, piuttosto ha cuore la riorganizzazione dell’apparato amministrativo in modo da avere una corretta gestione, non solo delle società pubbliche, ma del complesso delle attività di governance dell’erogazione dei servizi pubblici.

Questa estate ha portato alla luce quanto l’impostazione politico culturale, sia del partito democratico romano(dal 2010 in poi), sia degli altri partiti di Roma, abbia accarezzato il pelo alla politica del bene comune senza riuscire a trovare nuove strade nella gestione dei servizi pubblici.

L’emergenza idrica, l’emergenza Atac non sono il frutto solo di una politica dissennata nella gestione delle società pubbliche, sono, piuttosto, il frutto di una concezione che vede l’ente locale come attore principale nella gestione diretta delle aziende erogatrici di servizi, senza però avere capacità tecnico organizzativa e forza finanziaria per rendere i servizi migliori attraverso nuovi investimenti.

L’emergenza acqua è frutto di una mancanza di investimenti nella gestione dell’acqua pubblica e solo una nuova collaborazione tra pubblico e privato potrebbe aiutare a trovare nuove soluzioni agli evidenti sprechi che abbiamo sotto gli occhi.

 

Nel 2011 troppo pochi a Roma erano favorevoli al no al referendum sull'acqua e fino a pochi anni si era in pochi a dire che Atac è troppo grande per Roma e troppo piccola per competere con le maggiori aziende europee di trasporto. Atac o Cotral, in sostanza, in un mercato concorrenziale quante gare europee per i servizi di trasporto sono in grado di vincere?

Non possiamo farci appassionare dal dibattito sull’azionariato delle società che erogano il servizio, quando appassiona, invece, capire quanto delle nostre imprese romane sono in grado di vincere gare internazionali come hanno fatto l’Atm o le FS. A questo punto sarebbe doveroso che la Regione Lazio, visto il risanamento del Cotral, affidasse il servizio, con una procedura di gara pubblica; è d’accordo Tocci?

Se siamo per le gare, allora possiamo anche dire che siamo per il si al referendum dei radicali, ma allo stesso tempo affermare, con convinzione, che lo strumento del referendum non è adatto per rendere le gare concretamente praticabili.

Se siamo per le gare, serve una riorganizzazione della macchina amministrativa che preveda una diversa organizzazione in cui la gestione della mobilità (analisi dei bisogni ed affidamento dei contratti di servizio) sia trasferita ad un ente autonomo, cioè all'agenzia.

Se siamo per le gare, non possiamo essere per la gara unica, trasferendo così un monopolio pubblico ad un monopolio privato, ad esempio, e se è vero questo allora ne dovrebbe conseguire che l’apparato Amministrativo romano non sia adeguato alla gestione delle gare. Se siamo per le gare, il tema non è il futuro di Atac o del Cotral, ma di come riorganizziamo l’agenzia della mobilità e di come ridefiniamo il ruolo dell’assessorato.

Ed è qui che arrivano anche i primi nodi politici. Causi sostiene la necessità di un’agenziaregionale della mobilità, è corretto? È quello che serve a Roma o forse la semplice discussione delle gare richiama la discussione sui poteri che a Roma mancano e che dovremmo cominciare a dare o praticare nei fatti?

E che ne pensa l’On. Morassut che, giustamente, ha proposto una riforma radicale delle regioni; ha senso non prevedere per Roma una sua agenzia della mobilità se pensiamo che le regioni possano assumere una organizzazione diversa? Non sarebbe più adatto, ad esempio, per Roma un’agenzia come quella londinese piuttosto che il modello francese proposto da Causi?

Ecco perché la discussione, senatore Tocci, non è, e non deve diventare, quale gara dobbiamo fare o quale ruolo assegnare ad Atac, ma, se siamo liberal-democratici, discutiamo come rendere il comune di Roma non più un gestore di società pubbliche ma piuttosto un regolatore forte e vigile nell’erogazione dei servizi da parte di società la cui compagine societaria diventa secondaria.