Ulivo, non c'e' alternativa per un vero riformismo di governo

Autore/i: 
E' di grande interesse il confronto che si e' avviato dalle colonne del Domani d'Italia sul futuro del centro sinistra nel nostro paese. O meglio, sulla possibilita' - o meno - di dar vita ad un "Ulivo 2.0".
 
Ora, senza inoltrarci nei dettagli e senza limitarsi a commentare i precedenti ed interessanti
contributi, credo sia importante richiamare l'attenzione su almeno 3 aspetti attinenti l'attuale situazione politica italiana. E, nello specifico, lo stato di salute di quel che resta del centro sinistra italiano.
 
Innanzitutto senza coalizione non esiste il centro sinistra. E questo non solo perche' in Italia la "politica e' sempre stata sinonimo di politica delle alleanze" ma per la semplice ragione che senza la presenza dell'alleanza le forze che si riconoscono nel centro sinistra sono condannate o all'irrilevanza, o alla testimonianza o all'isolamento. Insomma, non governano.
 
In secondo luogo senza un progetto politico, di governo ed inclusivo, nessuna alleanza e' in grado di tenere e di consolidarsi. Si limita ad essere, nel migliore dei casi, una semplice sommatoria, un pallottoliere che e' destinato a sciogliersi come neve al sole appena si presentano i primi nodi programmatici rilevanti. E un progetto politico non si inventa a tavolino o a seconda dei siatemi elettorali. Dev'essere inesorabilmente il frutto di un percorso di condivisione culturale, ideale, politico e di convergenza programmatica che puo' trasformarsi, in un secondo momento, in un'alleanza di governo. Ci sono oggi quelle condizioni politiche e culturali? Questo e' il nodo politico per eccellenza da sciogliere.
 
Ed e' proprio su questo versante che si staglia il percorso di un ipotetico "Ulivo 2.0". Parliamoci chiaro: non e' con l'autosufficienza politica ed elettorale da un lato del Pd renziano o con le pregiudiziali ad personam di altri movimenti della sinistra contro il segretario del Pd dall'altro che si possono dar vita ad una alleanza, ad una coalizione o ad un "Nuovo Ulivo".
 
Questo, semmai, e' il frutto di un processo costituente che, senza alcun revival nostalgico, individua in un progetto plurale e di governo la sfida del riformismo in una societa' profondamente disincantata e frammentata come la nostra. Ma non c'e' alternativa ad un "nuovo Ulivo" se si vuol ancora competere con un rinascente centro destra e contro l'avventurismo del movimento 5 stelle.
 
Un progetto politico e di governo che deve saper nuovamente essere inclusivo e, soprattutto,  saper rideclinare nell'agone politico italiano quella competenza e quel rigore che nell'epoca renziana si sono pericolosamente dissolti perche' sacrificati sull'altare delle parole d'ordine legate alla rottamazione e alla conquista selvaggia del potere.
 
Ecco perche', se decolla un rinnovato progetto ulivista,e' altresi' indispensabile riscoprire quelle culture politiche che sono e restano decisive per dispiegare un autentico progetto riformista e di governo. Non personaggi che si autoproclamano, a nostra insaputa e nello stupore generale, "leader della sinistra cattolica" come Del Rio, ma la riattualizzazione di quel cattolicesimo popolare che continua ad essere strategico ed utile se si vuol intraprendere un percorso di rinnovamento e di cambiamento vero della politica italiana.