Uno stile inconfondibile

 

 

(Osservatore Romano)
 
 
 
Nella sua abitazione in Vaticano, dove è morto la sera del 9 maggio, Mario Agnes ha trascorso non soltanto la lunga stagione alla guida dell’Osservatore Romano ma anche gli anni successivi, in particolare gli ultimi, segnati dalla lotta contro il male che lo ha progressivamente consumato. Da direttore emerito del giornale aveva voluto rimanere lì, tra le mura della “casa del Papa”, in un appartamento austero e modesto come il suo stile di vita. Una scelta che racconta molto del suo personale senso di appartenenza alla Chiesa, concepito come un legame di vicinanza fisica, oltre che spirituale, alla Sede Apostolica e al Romano Pontefice.
 
Fino a quando le forze glielo hanno consentito, ogni domenica Agnes ha percorso a piedi il breve tragitto che lo separava dalla parrocchia di Sant’Anna per partecipare alla messa. E proprio nella piccola chiesa alle porte del Vaticano, la mattina del 12 maggio, l’arcivescovo Vincenzo Paglia celebrerà il rito funebre. La salma sarà poi tumulata a Serino, il paese dell’avellinese nel quale era nato 86 anni fa, il 6 dicembre 1931, e dove aveva iniziato la sua militanza nell’Azione cattolica come educatore parrocchiale dei ragazzi.
 
Laureato in lettere all’università di Napoli, poi docente di storia del cristianesimo al Magistero di Cassino e assistente ordinario all’università di Roma La Sapienza, Agnes aveva ricoperto incarichi di crescente responsabilità nelle fila della più grande associazione laicale italiana. Era stato presidente diocesano di Avellino e delegato regionale della Campania, prima di approdare alla sede centrale di via della Conciliazione per un triennio di vicepresidenza del settore adulti. Nel 1973 era succeduto a Vittorio Bachelet come presidente nazionale, in uno dei momenti più delicati e difficili della storia dell’Azione cattolica italiana, impegnata, dopo l’approvazione del nuovo statuto nel 1969, a ridefinire la propria identità e il proprio stile operativo alla luce del concilio Vaticano II. Ne aveva retto il timone per sette anni, fino al 1980, puntando a valorizzare la dimensione “religiosa” dell’associazione senza trascurare la sua vocazione civile e sociale — una scelta racchiusa lapidariamente nello slogan «evangelizzazione e promozione umana» — e rinsaldando il legame con la gerarchia, in particolare con i Papi: prima con Paolo VI e poi con Giovanni Paolo II, che lo avrebbe chiamato nel 1984 (dopo la breve parentesi dell’impegno politico come consigliere comunale a Roma) a dirigere «L’Osservatore Romano».
 
Proprio durante la presidenza dell’Azione cattolica — che ha ricordato «con gratitudine il suo servizio all’associazione» e ne ha ripercorso le tappe con una testimonianza di Fabio Zavattaro pubblicata in rete — aveva dedicato particolare attenzione al settore della stampa associativa, al cui rilancio aveva lavorato con un interesse crescente per le dinamiche della moderna comunicazione. Anche per questo Papa Montini, nel 1976, lo aveva nominato presidente della Nuova editoriale italiana, la società editrice del quotidiano dei vescovi «Avvenire». E con la stessa passione, pur non provenendo direttamente dall’ambiente del giornalismo militante, Agnes aveva affrontato sin dall’inizio il compito affidatogli da Papa Wojtyła — al quale lo legherà uno stretto rapporto di collaborazione e di amicizia — raccontandone quasi per intero il lunghissimo pontificato dalle colonne del quotidiano della Santa Sede tra il 1984 e il 2005.
 
Con la sua direzione Agnes aveva dato vita a un rinnovamento della redazione del giornale, accompagnato dall’introduzione di sostanziali cambiamenti nella grafica e dall’apertura crescente alle nuove tecnologie: un processo che nel 1991 aveva portato al definitivo passaggio dalla vecchia composizione a piombo alla moderna fotocomposizione al computer.
 
Ma anche alla scelta e alla trattazione dei contenuti aveva impresso un’impronta per certi versi inedita e originale. «Si parlò di uno stile Agnes — racconta su “Avvenire” Angelo Scelzo, che ha lavorato accanto a lui prima come segretario di redazione e poi come vicedirettore del quotidiano — dal momento che l’occhio attento del giornale andava a posarsi anche su situazioni, fatti e vicende che raramente in passato avevano trovato posto nel giornale. Sotto osservazione era per prima Roma, la città del Papa. Ma il suo orizzonte restava sempre alto». Al ricordo di Scelzo si affianca quello di Umberto Folena, che lo definisce «uno dei laici cattolici di maggior spicco in Italia» che «ha segnato da protagonista, mai appariscente ma sostanzioso, più stagioni della storia del movimento cattolico». E come «interprete e testimone» di un cattolicesimo rigoroso vissuto con «sobrietà» e «fedeltà alla parola cristiana» lo descrive anche Generoso Picone sul quotidiano napoletano «Il Mattino». 
 
Conclusosi il pontificato di Giovanni Paolo II, Agnes aveva continuato a dirigere «L’Osservatore Romano» anche con Benedetto XVI. Fino al 29 settembre 2007, quando il Pontefice gli aveva conferito il titolo di «direttore emerito», chiamando a succedergli Giovanni Maria Vian ed esprimendogli — in una lettera datata 20 agosto — «vivo apprezzamento per le doti di intelligenza e di cuore» rivelate «nell’espletamento delle sue delicate ed esigenti mansioni». Ratzinger rimarcava in particolare la coerenza e la fedeltà della sua «testimonianza di credente», riconoscendo le «molte fatiche affrontate in questi anni per adempiere il quotidiano dovere e non deludere le attese dei superiori» così come «l’impegno posto nel creare tra il personale dell’Osservatore Romano una comunità di lavoro che fosse all’altezza delle nobili tradizioni ereditate».
 
Fedele al suo carattere riservato e schivo, Agnes si era ritirato nella sua casa in Vaticano. Ma aveva continuato a mantenere viva e partecipe l’attenzione alle vicende della Chiesa, coltivando anche il suo interesse per la ricerca storica. Come dimostrano i due volumi Giovanni Paolo II: linee di un pontificato scritti a quattro mani con Michele Zappella e pubblicati nel 2014. Un ulteriore gesto di omaggio alla memoria di un Pontefice che ha lasciato «un segno indelebile nella sua vita», come ricorda Marco Impagliazzo in una testimonianza personale. «Agnes è stato un fedele interprete del pontificato» scrive tra l’altro il presidente della comunità di Sant’Egidio, rievocandone soprattutto l’impegno per rilanciare gli appelli di pace di Wojtyła durante la guerra del Golfo e per sostenere le iniziative della grande celebrazione giubilare che nella visione di Giovanni Paolo II ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio.