VERSO L’INCARICO ESPLORATIVO. LA CARTA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA

 

 

Più i leader della nuova Italia, Salvini e Di Maio, provano a occupare il palcoscenico della grande politica, più le circostanze portano a evidenziare il loro stato di impotenza. L’unica consolazione è che l’impotenza è la cifra di tutta intera la politica italiana. In questo momento, al posto di due vincitori, si affollano sugli schermi televisivi tanti sconfitti: anzi, ognuno a modo suo appare uno sconfitto. La sfilata al Quirinale offre lo spettacolo di una crisi di rappresentanza, che incomincia a dare il senso della fragilità del Paese. L’unica certezza, in questa fase, è il potere di fatto del Quirinale.

Mattarella ascolta e tace, na prima o poi dovrà sciogliere l’incantesimo. Non può durare a lungo questo teatro degli equivoci, con Lega e M5S incapaci di tradurre in formula di governo il loro traffico d’influenza sulle rispettive ambizioni di potere. Di Maio cerca di condizionare Salvini, imponendogli la rottura con Berlusconi; Salvini, a rovescio, esige dal suo interlocutore il riconoscimento del centrodestra nella sua interezza, senza pregiudiziali per nessuno (dunque nemmeno per Berlusconi). Il paradosso è che l’asse di governo ci sarebbe, ma i due partiti dell’asse non sono pronti a fare un passo avanti.

In ballo, evidentemente, è la questione di Palazzo Chigi. Se Salvini accettasse di fare il numero due, con Di Maio Presidente del Consiglio, la partita si potrebbe chiudere in un battibaleno. Ma Salvini ha fatto presente che il suo passo indietro esige che anche Di Maio ne faccia uno insieme a lui. Cosa che il leader pentastellato non accetta, per rispetto, come ripete all’infinito, di milioni di elettori. Ma se Mattarella desse l’incarico al Presidente della Camera, come potrebbe Di Maio mettersi di traverso? E a quel punto, in nome della governabilità, come farebbe Salvini a smentire se stesso, avendo dichiarato più volte di volere il bene del Paese e per questo di accettare, all’occorrenza, l’indicazione di una figura terza per la guida del governo?

Siamo a un passo dalla verità, perché se esiste davvero una maggioranza componibile, con l’abbraccio tra grillini e leghisti, è il momento di saperlo. L’incarico a Fico sbloccherebbe la situazione, mettendo subito alla prova la tenuta di una collaborazione di tipo sovranista e populista. È una prospettiva da brivido, specie se la pubblica opinione cogliesse l’impatto eversivo, rispetto alle emergenze di politica internazionale, un simile profilo di governo. Ma sarebbe un brivido salutare, perché obbligherebbe il Paese a specchiarsi nelle sue stesse contraddizioni, ponendo mente a quel che significa o potrebbe significare un tuffo nel vuoto dell’avventurismo e della incontrollata presunzione.