Zingaretti si smarca dalla sinistra interna al PD

 

 

Suonare a festa le campane perché il Pd si accinge, o per meglio dire si accingerebbe a tornare in pista, non ha riscontro obiettivo. Il rinvio dell’assemblea nazionale corrisponde essenzialmente alla presa d’atto di come la pubblica opinione cerchi una prova di responsabilità da parte di tutti, compreso dunque il Pd. Dichiararsi all’opposizione non significa dissociarsi dai doveri connessi al ruolo di un partito nazionale, fino ad oggi alla guida del governo.

È stata adottata la soluzione più equilibrata e in fondo, già per questo, il sentimento collettivo registra un diverso approccio alla condotta del gruppo dirigente del Nazareno. Le opzioni rimangono tutte aperte, ma non sono sequestrate da un dispositivo mentale che ruota pregiudizialmente attorno al rifiuto di qualsiasi confronto. L’assemblea avrebbe enfatizzato e distorto i problemi, dando all’occorrenza segnali di ulteriore disfacimento del partito. Martina ha fatto bene ad accogliere l’invito a posticipare sine die la celebrazione dei lavori dell’organo plenario.

Solo la sinistra interna (Cuperlo, Orlando, Emiliano) si è opposta a questa decisione, rimarcando il pericolo di un prosieguo della pratica aventiniana, secondo i desideri e gli interessi della maggioranza renziana. In realtà, questa reazione denuncia l’esistenza di sospetti duri a morire. L’opposizione interna alza ancora la voce perché paventa il rischio di una svolta che potrebbe configurarsi come apertura a un qualche sostegno parlamentare, ad esempio sotto forma di astensione, a un governo di centrodestra sotto l’egida di una personalità moderata.

Chi si è smarcato dall’ennesimo gesto antirenziano è stato inaspettatamente il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. A differenza dei suoi amici della sinistra ha dichiarato di apprezzare la decisione del rinvio. È una novità importante, forse destinata a rimaneggiare le carte del confronto interno. In questo modo, infatti, la sua candidatura alla segreteria potrà assumere i contorni, quando sarà il momento, di una correzione del renzismo, non di una rimozione senza appello. È il messaggio di Zingaretti, la sua connotazione come ispiratore e costruttore di un nuovo blocco di maggioranza in seno al partito? Se non fosse questo, di certo non si capirebbe la brusca sterzata che fa di Zingaretti un leader pronto ad ammainare, per quel che appare, la bandiera della sinistra vecchio stile. Sì vedrà presto.