09/05/2018


Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli:« 1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via».
5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.»


Questa è una pagina del vangelo che ci riguarda da vicino. La partenza, la separazione connotano il vivere umano. Nell’arco della nostra esistenza dobbiamo fare i conti con il distacco da persone amate, perché muoiono o se ne vanno via. Conosciamo altre “perdite” legate a scelte che compiamo, e con il tempo arriviamo a comprendere come alcuni distacchi siano in realtà vitali per creare nuovi rapporti di comunione.

A questo Gesù vuole preparare i suoi discepoli. Egli sa che è venuta l’ora del suo passaggio al Padre e che presto si separerà da loro: “Ancora per poco sono con voi” (Gv 13,33). Ma rivela ai discepoli dove va e dove lo potranno trovare: nella casa del Padre. Qui ci sono molti posti, non c’è dunque ragione per i discepoli di essere tristi.

Anche noi di fronte all’assenza della persona amata, alla morte che ci separa da essa, rimaniamo smarriti. Ma è possibile reagire e superare l’iniziale sconforto. Come? Continuando ad amare. Credendo che a lei continuiamo ad essere uniti in forza dell’amore ricevuto e donato, perché l’amore è più forte della morte. Gesù lo ha appena ribadito ai discepoli: per ora non possono seguirlo, ma sono chiamati a vivere il comandamento dell’amore per essere là dove si trova il loro maestro (cf. Gv 13,34).

Ancora, come? Continuando ad avere fiducia. Ai discepoli Gesù chiede di far regnare la fiducia nelle sue parole sulla tristezza che stringe il loro cuore: “Vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (Gv 14,3), segno di una comunione profonda, per sempre: con Gesù e attraverso di lui con il Padre. È una promessa che ci sostiene nell’attesa; se viviamo di questa speranza, in essa troveremo il segreto di una profonda pace.

Nel cuore dei discepoli abitano domande che sono anche le nostre: Signore, come possiamo conoscere la via? Signore, ci basta che ci mostri il Padre: ma dove possiamo incontrarlo? Eco della preghiera del salmista: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò a contemplare il volto di Dio?” (Sal 42,3). “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (Agostino).

“Io sono la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). È una parola lapidaria che conosciamo bene, rivelativa dell’identità del Signore. Per Gesù la verità non è qualcosa di diverso dal cammino e il cammino non è separabile dalla vita. La fede vuol dire camminare, magari a fatica, dietro a qualcuno che ci apre la strada e al tempo stesso ci comunica il gusto della vita.

A noi che a volte ci domandiamo: “Dove stiamo andando?”, Gesù rivela la via e la meta. Andiamo verso l’amore del Padre che non esclude nessuno. La via, non dimentichiamolo, è quella dell’amore che si abbassa per essere al servizio di tutti, la via della croce: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme” (1Pt 2,21).

Gesù ci chiede di assumere il suo pensare e il suo sentire; la sua stessa vita è la via da percorrere. E ci invita a rimanere nel suo amore che genera alla comunione, apre alla condivisione. Chi vuole salvare se stesso si perde: perde la propria vita, la propria verità.

Fratel Salvatore